Credo che la realtà che viviamo oggi ci abbia costretti a ripensare la relazione della persona con l’esperienza di creazione e fruizione artistica. Siamo in una dimensione di assoluto sovraffollamento, le opportunità di incontro con i prodotti artistici, siano essi visivi, uditivi, verbali e a volte anche cinestesici, sono continue, pur essendo di fatto illusorie e mediate dalla rete, dai prodotti televisivi, dalla stampa.
In estrema sintesi, crediamo di conoscere molte cose, di aver visto, letto, ascoltato, ma in una dimensione che è sempre più separata dalla corporeità dell’incontro fra la persona e l’opera, e dall’incontro integrale con l’opera.
Inoltre, la dimensione “prosumer”, definita da Alvin Toffler nel 1980 come coesistenza nella stessa persona contemporaneamente del produttore e del fruitore di contenuti, unita all’idea che l’arte sia espressa da chi si autocertifica, rendono il mondo della produzione e della creatività artistica una babele di esperienze che, se da un lato nutrono e abilitano la capacità espressiva di ciascun*, allo stesso tempo portano le persone ad “accontentarsi”, a generalizzare l’esperienza di incanto, trasfigurazione, intuizione nuova che ha consentito all’arte, non solo nei secoli recenti, di essere orizzonte trasformativo. Continua a leggere
Lo stato dell’arte. Nerina Garofalo
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