Caro Fabrizio, secondo un estetologo (Uni Cattolica) l’arte non c’è più, contrariamente a quel che pensava Th. W. Adorno. Inoltre, il significante “bellezza” alcuni studiosi preferirebbero non nominarlo. Lo stato dell’arte contemporanea è ben indicato da Jean-Philippe Dumecq, il quale scrisse un saggio intitolato, se ricordo bene, <L’artista senza opera d’arte>. Se una cornice vuota passa dal corniciaio al Beauburg, diventa concettualmente opera d’arte, ad esempio nell’annunciarne l’assenza. Poi c’è il profluvio di immagini, spesso poco distinguibili dalla “trovata” con cui non si dice nulla. Si salva l’architettura, laddove non si piega alle esigenze di mercato e a ogni sconfortante fungibilità. Il campo della poesia è ormai vastissimo: c’è qualcuno che non scriva poesie? La poesia, come altre scritture, può dar luogo a un lavoro importante di formazione e conoscenza, ma se si evitano i soliti e doloristici compitini (dolore compiaciuto e di moda: quasi tutti scendono sulla stessa slavina) dove, tra l’altro, si va a capo solo in termini convenzionali. Non credo che la poesia possa incidere sull’andamento attuale delle cose. Cacciari la ritiene giustamente importante per la salvezza del linguaggio (c’è stato un suo intervento in proposito). In quanto al mondo dei poeti, mi vengono in mente (cito a memoria, sperando non sia del tutto fallace) le parole di Th. Mann: Ho conosciuto solo letterati, coboldi e mostri degli abissi. Appunto! In questo campo dove quasi tutti corrono sperando in qualche foglietta di alloro, è bene lavorare in solitudine per dare una voce alla propria anima, e far sì che possa accogliere le cose amate. Così, in questo movimento anche lei si forma. Per il resto, non sarei certo che, come fu scritto, la poesia salvi la vita… magari in carrozzina. Per ora, caro Fabrizio, non saprei cosa aggiungere.
Tuo Silvio

