Lo stato dell’arte. Alessandro Assiri

Non ho mai creduto a una poesia salvifica, questo non toglie che la poesia abbia ancora da dire, ma prima di tutto credo sia necessario chiedersi se chi la fa ha ancora qualcosa da dire. Siamo davanti a una profusione di scrittura, un’esondazione di versi, questo determina anche un confuso stato dell’arte. Forse la poesia ha una strada, ma non è la strada, viviamo in una profonda catastrofe emotiva che diventa una disfatta dell’espressione e del linguaggio, si parla la lingua del dolore, perché si auspica una condivisione che è sempre più improbabile. Bisognerebbe ricordarsi che l’interlocutore alla fine, non è nel dialogo con la morte, ma nella ricerca dei vivi. Credo si debba pensare a contenitori di immaginario, prima che di linguaggio, solo questo può far sì che ci si possa fare interpreti di una speranza di futuro e non solo testimoni di una decadenza.

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