Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. La Giustizia. 3

La Giustizia 3.   Una trama di echi

Citare per credere. Per capire, per approfondire. Per cogliere, per stanare dei nessi che altrimenti si perderebbero nell’insieme. Un insieme, peraltro, messo in moto per frammenti, per accostamenti, per suggerimenti che non hanno nulla di ultimativo, ma brillano di luce propria, una luce che si riverbera su altri consimili, canonici o eccentrici, brandelli di giuridica sapienza.

È una struttura mobile, quella che compone L’immoralità necessaria, il volume in cui Massimo Nobili, che è stato avvocato, professore di procedura penale, giudice, ha raccolto Citazioni e percorsi nei mondi della giustizia, come recita il sottotitolo. Una struttura al contempo rigorosa e aperta, “nata dalla convinzione che la materia della giustizia s’intenda meglio esplorando i processi penali considerati da Schiller, Rabelais, Stendhal, o – le questioni del pubblico ministero – frequentando il procuratore Kirillovic di Dostoevskij e Kurt Zorn di Durrenmatt”. Tanti i linguaggi messi in campo da Nobili per sostenere la sua convinzione, dalla letteratura alla pittura, dalla linguistica alla filosofia, dalla storia alla drammaturgia. Citazioni, descrizioni, raggruppate in capitoli e sezioni che propongono approcci suggestivi: Parole conservate, Colpe rigirate, Confini plumbei… 
In Punire le idee ritroviamo un apodittico Nietzsche, “Consideriamolo! Chi viene punito, non è più l’autore del fatto. È sempre il capro espiatorio”, accanto ad un ermetico Shakespeare: “Ha violato la legge, ma come in sogno”. In Innocenza, il pessimismo non rassegnato di Brecht, “La moglie: «Ma a tuo carico non c’è niente, no?» – Il marito: «a carico di tutti c’è qualcosa»”, convive con l’angoscia enigmatica di Kafka: “«Anch’io sono imputato ma non ho richiesto alcuna testimonianza, né ho preso alcuna iniziativa del genere. Secondo lei sono cose necessarie?». «Con precisione non lo so, rispose l’uomo»”. In Prove. Prevenzioni, dubbi, falsità, lo scetticismo di Durrenmatt, “Non esiste un testimone obiettivo. Ogni testimone tende inconsciamente a mescolare il vissuto con l’invenzione. Il fatto si svolge al di fuori di lui e dentro di lui. Egli lo percepisce a modo suo, se lo imprime nella memoria e la memoria lo trasforma: ogni singola memoria rende diverso un fatto”, è confortato dalla pratica esperienza di Gide, che riporta ciò che ha ascoltato in aula: “Uno dice che il fanale è a cinque metri di distanza; un altro, a venticinque. Un terzo sostiene che non c’è l’ombra di un fanale in tutto quel tratto di strada”. 
Semplicemente riportati o variamente commentati, sono 964 gli spunti che compongono il volume. Un’intelaiatura di cui Nobili rivendica l’originalità, rigettando, nel dettaglio, la definizione di aforismi, così come, per l’insieme, quella di ‘antologia’; accettando invece, ma in senso molto ampio, il termine ‘citazioni’, purché depurato da ogni tentazione asettica, da ogni illusione che il trapianto in altro contesto lasci intatta la sostanza del prestito. Sottolinea, anzi, la finalità “di un atto ch’è fratello gemello del tradurre: il citare reca segni genetici comuni, semmai accentuati e prevalenti (come lo scorporare)”. E richiama il Machiavelli capace di dialogare ogni sera «con gli antichi uomini» attraverso la lettura annotata dei classici. 
Ma allora: di cosa è fatta questa immoralità necessaria? Evidentemente della stessa materia di cui è fatto l’uomo, che ha creato la sua Macchina della Giustizia, con ruoli preordinati, accuratamente contrapposti, parti di uno scenario solenne che, in pubblico o in silenzio, assolve e punisce, servendosi di leggi capaci di prevedere ogni accadimento; e tuttavia (per sbaglio? Per fortuna?), sottoposte agli inevitabili scossoni di eventi ulteriori e non previsti, altrettanto umani, che sommuovono e sommergono l’intera macchina così ben congegnata, accadimenti le cui tracce – tracce di una immoralità tanto inevitabile quanto necessaria – sono da rinvenire nell’ambito di linguaggi apparentemente extra giuridici: dalla letteratura alla pittura, dalla linguistica alla filosofia, dalla storia alla drammaturgia. Citare per credere.

Massimo Nobili, L’immoralità necessaria, Il Mulino 2009



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *