«In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.» [Mc 10, 46-52].
È tutto lungo la via che si sviluppa il racconto di Marco. Siamo in viaggio verso Gerusalemme. Non è solo la topografia che viene evidenziata. Il viaggio ha un alto valore simbolico, nei vangeli, e la meta ne è il completamento, non solo geograficamente, ma, soprattutto, simbolicamente. Si va verso un compimento, ma questo non si dà senza il viaggio. È qui, lungo la via, che si sviluppa il cammino dei singoli e dell’umanità tutta insieme. È lungo la via che matura, cresce e viene liberata la consapevolezza che di sé acquisiscono donne e uomini che vengono in contatto con Gesù che cammina. Addirittura, i primi cristiani erano indicati come “quelli della via”. E Gesù stesso aveva parlato di sé come “la via” [Gv 14,6]. Dunque, lungo la via, si accendono i desideri che inquietano e portano al grido che, liberato, chiede liberazione: “Abbi pietà di me”. È un grido che nasce dal profondo di un buio incoercibile, ma non senza salvezza. Così, lungo la via, deve aver pensato il cieco Bartimeo. È un nome strano, Bartimeo, che non ha una origine propria. È qualificato solo come figlio-di-Timeo. La sua identità non è in sé ma nella relazione con il padre. È questo che fa di lui ciò che è. Proprio come Gesù, che viene chiamato prima con il nome della sua ascendenza e poi con il proprio. E il nome proprio, Gesù, vuol dire “IHWH salva”. Solo Dio può essere più forte del buio che sembra possedere la vita di questa persona, lì, lungo la via.
Al desiderio che urla, risponde una chiamata. Lo squarcio prodotto dal grido è troppo forte perché resti senza conseguenze. “Chiamatelo”.
Spesso la chiamata non è diretta ma mediata. È un altro che chiama al posto di Gesù. Ma è sempre lui l’origine dell’appello a cui si deve rispondere. Vale per Bartimeo, vale per ognuno di noi.
E la chiamata è sempre per una resurrezione: “Alzati” (il verbo greco eghèiro è uno dei verbi usati per la resurrezione). Non si resta fermi quando il desiderio inquietante incontra un appello. E Bartimeo salta su come se il suo saltare esprimesse la foga del suo grido. Non ha più bisogno del mantello, c’è qualcosa di più urgente e più importante che lo attende. Si aspetta una risposta e trova una domanda: “Che vuoi che io faccia per te?” Lo aveva già chiesto a Giacomo e Giovanni, quando questi volevano sedere uno a destra e uno a sinistra nella Gloria. È una domanda che obbliga a venire allo scoperto. Il grido del desiderio deve essere razionalizzato ed espresso. Adesso sono io che devo sapere che cosa chiedere. Che cosa davvero voglio che mi accada? “Che io veda”.
Non aveva visto, Bartimeo, e non avrebbe potuto. Aveva solo ascoltato. E spesso, l’ascolto precede la visione. È nell’ascolto che il desiderio nasce, cresce, inquieta e getta luce anche lì dove luce non c’era. È nella consapevolezza della propria cecità che nasce il desiderio di vedere. È nell’oppressione che nasce il desiderio di libertà. Gesù non trattiene, restituisce ognuno a se stesso, libera: «Va’».
E colui che era cieco, non più cieco, usa la sua libertà per andare. Adesso vede e vede la via lungo la quale si era seduto, senza vedere.
Acquistata la vista, sembra acquietato il desiderio. E invece il cammino continua. Liberato, fa della sua libertà l’occasione di decisione e di scelta. E “lo seguiva lungo la via”.
La sua “fede” lo ha salvato dalla cecità e lo ha reso protagonista. Ha creduto di poter trovare chi si prendesse a cuore la sua condizione di misero e ha chiesto misericordia (=prendersi a cuore). Ha creduto di poter essere liberato, per questo è libero. Per questo, la sua via comincia ora. Si è alzato ed è saltato su, non tornerà a sedersi.


“Che vuoi che io faccia per te?” Una domanda che ti spiazza, tante volte durante il cammino chiediamo che il Signore intervenga in quella situazione in quella circostanza , difficile intricata…..ma questa domanda è rivolta a me e ci obbliga a vedersi dentro prima che fuori , e a me che il Signore chiede quale è la mia cecità, di cosa abbiamo veramente bisogno. I due apostoli sono stati sinceri nella loro richiesta…ma oggi io cosa posso chiedere? Che cosa è quel buio che ho dentro che annebbia il mio vedere gli altri come estranei e non come fratelli? Tante domande una sola risposta …cosa vuoi che io faccia per TE?
“La sua “fede” lo ha salvato dalla cecità e lo ha reso protagonista”
E allora nel continuare il mio cammino mi accompagna quella ” piccola domanda ” a cui non so rispondere
Bartimeo non ha più bisogno del mantello e lo butta via perché Gesù sarà la sua unica ricchezza, gli assicura un sereno riposo interiore dopo l’amarezza dell’emarginazione; gli assicura la protezione dopo il freddo della solitudine. Marco contrappone Bartimeo a quel ‘tale’ (senza nome !) che chiede come ‘ereditare il regno’ come se fosse un diritto per aver osservato i comandamenti; per Bartimeo invece la chiamata sarà per un puro dono. Bartimeo invoca Gesù anzitutto come Figlio di Davide (antenato piuttosto lontano) e lo sente vicino (lui figlio di uno padre lontano). La distanza dal ricco appare più evidente perché il cieco si libera del mantello, mentre il tale non rinunzia alla sue ricchezze perché fonte di sicurezza e di ‘amicizie’. La richiesta del cieco (“Che io veda”) va oltre il recupero della vista ; vedrà per quale strada si incammina Gesù e lo seguirà sia nell’uscire da Gerico (città del benessere) sia nella faticosa salita verso Gerusalemme. Lui, libertao dalla cecità, sa cosa sia solitudine, dipendenza, umiliazione e potrà essere vicino a Gesù nella Passione e farsi compagno nell’alzarsi della risurrezione.