Cinque poesie di Ivan Pozzoni

RINO

Prima che la critica si accorga che esista

dovrò fare la fine drammatica di Rino Gaetano,

senza che l’airbag che protegga l’autista

senza che il tempo mi tenga la mano.

 

Battere, battere, battere i tasti

battere forte, battere ancora

coll’emergenza di acuti scoliasti

che cambieranno l’ordito com’è ora.

 

E io intanto scrivo, piangendo lacrime di cinnamomo,

nel cuore la donna che ha miscelato i miei cromosomi,

mi tocca vivere di chicane come in autodromo,

col coltello tra i denti a rivedere tutti i miei assiomi.

 

Non sono certo di riuscire a sopravvivere

dopo tanta sofferenza e dolore,

al massimo mi ritroveranno cadavere,

arrivando a sentire il mio cattivo odore.

 

LEOPOLDUS

Mando questa mia raccomandata a Leopoldus von Attolicus,

certo che nel rapporto di forze lui sia Pompeo o Crasso ed io sia Spartacus,

sperando che la risposta non arrivi mediante piccione viaggiatore,

mio nonno, sangue valligiano, aveva dote di grande cacciatore.

 

Chiedo a Leopoldus von Attolicus e alla sua vivace ironia salace

di spazzar via doppielingue e critici letterari, come Traiano con un dace,

senza riuscire a volermi mai essere maestro di dizione,

chi l’ha fatto nascondeva sempre manovre d’addomesticazione.

 

Tentò, anni fa, a racchiudermi nella tela che ammazzò Simone il Gran Maestro dei sarti,

l’ultimo fu, invece, doppialingua, il Jep Gambardella de’ noantri,

in mezzo il flâneur con l’Alzheimer e l’esito contemporaneo d’una merda d’artista,

oramai sto lontano dai maestri – non soffro i Ponteggi – il fegato amaro m’ha trasformato in etilista.

 

Leopoldus von Attolicus, io, discendente di Villon, arrogante scribacchino,

ti chiedo di dedicarmi un motteggio o dei versi di spirito che mi ubriachino:

meglio, senza mezzi termini, crepare fulminati da cirrosi epatica

che morire, lentamente, confinati in questo star system d’arte apatia.

 

*

 

A tutti quelli che hanno qualcuno da piangere

A tutti quelli che hanno qualcuno da piangere,

in nome della loro mancanza di ispirazione,

hanno la fortuna di non aver niente da ridere,

come nel ritornello de La donna cannone.

 

A tutti quelli che hanno qualcuno da piangere,

una bottiglia di vino come amico fragile,

gli occhi gonfi pieni di dispiacere,

gli occhi gonfi di sangue come uno sbandato pugile.

 

A tutti quelli che hanno qualcuno da piangere,

che si sentono da buttare via

e non hanno agli occhi zanzariere

che permettano di scacciare ogni fobia.

 

A tutti quelli che hanno qualcuno da piangere,

stanati sulle labbra di un amore,

non trovano la forza di vivere

quando hanno strappato loro il cuore.

 

A tutti quelli che hanno qualcuno da piangere,

sbattuti sulla riva come Ulisse,

nuovi eroi che non hanno niente da vincere

lacrime sulle ordinate e sangue sulle ascisse.

 

A tutti quelli che hanno qualcuno da piangere,

ta-ra-da-dà, e le seconde strofe sono tutte da inventare,

devono apparire come stessero per sopraggiungere

come buche carsiche sulle strade dell’amore.

 

A tutti quelli che hanno qualcuno da piangere,

piangete, piangete, non lesinate

le lacrime si rimpiazzano con un buon bicchiere

smezzato a sorsi di lacrime bicarbonate.

 

*

 

 LA PAGE BLANCHE

Á partir d’une page blanche se fabrique

en quarante jours un beau bateau d’aujourd’hui

 

mangez des noix.

 

Mangiano voci

 

se hanno carta bianca, i nuovi scrittori che cantano senza Musa

emulerebbero Géricault nella sua zattera della Medusa.

 

L’arte italiana è diventata un assalto al forno,

sbocciano versi a «cazzo» che neanche i membri di un film porno,

anche nel Poetryweb l’attore si confonde con il montatore,

rigurgitando testi tanto anacronistici da finire in copertina su Le Ore.

 

La democrazia lirica non deve essere una lirica da due lire,

indispensabile è studiare e non è vietato, severamente, approfondire

oramai tutti improvvisano, protesizzatisi con un bloc-notes,

come se invece che far cultura dovessero iscriversi a Tú sí que vales.

 

Per la scrittura sul www dovremmo mettere un test d’ingresso,

vietato toccare la tastiera sotto minaccia di sollecito decesso,

non occorre all’arte tardomoderna, Lucini docet, attempiarsi rivoltelle,

la malattia incurabile d’inizio secolo si chiama Adsl.

 

*

 

IL POLLICE IMPONIBILE

La tassonomia caratterizza l’homo sapiens dalla forma della mano,

non distingue l’ominide della Bibbia, l’ominide del Vangelo, l’ominide del Corano;

l’anatomia moderna s’è imbattuta in una scoperta attendibile:

l’italiano medio è dotato di pollice imponibile.

 

L’aumento esorbitante dei tassi non comporta una sparizione delle tasse,

nessun sessuologo animale è mai riuscito a uscire dall’impasse,

le tasse aumentano, in caso di abbassamento o crescita dei tassi,

saranno tasse ninfomani, lontane dal desiderio di ribassi.

 

L’Italia è la repubblica fondata sulle tasse, da Nord a Sud,

tanto che a rimettere le cose a posto ci vorrebbe un Governo Robin Hood,

l’italiano medio, ogni giorno, è in ADE a misurarsi la pressione fiscale,

arrivati al 50% chiameremo l’anatomopatologo a certificare l’embolia cerebrale.

 

L’Itaglia è terra d’inventori, si mette una tassa sull’ombra delle tende dei locali,

il massimo del cuneo fiscale (presa per il culo) è la tassa comunale sulle centrali nucleari,

che, in bolletta, ti trovi una tassa EF-EN sull’efficienza (?) dell’energia elettrica,

come cazzo riescono a convincerti dell’incoerenza è cosa comica.

 

C’è la tassa sul televisore, c’è la tassa sulla tassa, d’incostituzionale disappunto,

e scopriamo che la nostra spazzatura, soggetta ad IVA, ha valore aggiunto,

la tassa sulla morte, intesa come certificato di constatazione di decesso,

ragazzi, ditemi voi, se ci fosse stata ai tempi di Yeshua, Lazzaro come sarebbe stato messo.

 

La tassa sulla morte, maronna dell’Incoroneta, a morire serve un nulla-osta

ostia, il morto deve resuscitare e versare 35€ facendo la coda in Posta,

la tassa sulle invenzioni che non si applica all’invenzione di nuovi tributi

e ti accusano di diffamazione se affermi d’esser governato da una massa di cornuti.

 

La tassa sugli spiriti, in senso alcolico, la tassa sul rumore degli aeroplani,

il rumore degli aeroplani? Pensa alla tassa sul casino di un concerto degli Inti-Illimani,

c’è una tassa sui gradini, l’imposta comunale sui cani, la tassa sulle cabine telefoniche.

Ma andate a cagare, forse si stava meglio con le stravaganze fiscali borboniche.

 

Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976. È tra coloro che hanno introdotto in Italia la materia della Law and Literature. Ha diffuso saggi su filosofi italiani e su etica e teoria del diritto del mondo antico; ha collaborato con con numerose riviste italiane e internazionali. Tra 2007 e 2018 sono uscite varie sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi IntroversiMostriGalata morenteCarmina non dant damenScarti di magazzinoQui gli austriaci sono più severi dei Borboni, Cherchez la troika e La malattia invettiva con Limina Mentis, Lame da rasoi, con Joker, Il Guastatore, con Cleup, Patroclo non deve morire, con deComporre Edizioni. È stato fondatore e direttore della rivista letteraria Il Guastatore – Quaderni «neon»-avanguardisti; è stato fondatore e direttore della rivista letteraria L’Arrivista; è stato direttore esecutivo della rivista filosofica internazionale Información Filosófica; è, o è stato, direttore delle collane Esprit (Limina Mentis), Nidaba (Gilgamesh Edizioni) e Fuzzy (deComporre). Ha fondato una quindicina di case editrici socialiste autogestite. Ha scritto/curato 150 volumi, scritto 1000 saggi, fondato un movimento d’avanguardia (NeoN-avanguardismo, approvato da Zygmunt Bauman), con mille movimentisti, e steso un Anti-Manifesto NeoN-Avanguardista, È menzionato nei maggiori manuali universitari di storia della letteratura, storiografia filosofica e nei maggiori volumi di critica letteraria.Il suo volume La malattia invettiva vince Raduga, menzione della critica al Montano e allo Strega. Viene inserito nell’Atlante dei poeti italiani contemporanei dell’Università di Bologna ed è inserito molteplici volte nella maggiore rivista internazionale di letteratura, Gradiva.I suoi versi sono tradotti in francese, inglese e spagnolo. Nel 2024, dopo sei anni di ritiro totale allo studio accademico, rientra nel mondo artistico italiano e fonda il collettivo NSEAE (Nuova socio/etno/antropologia estetica).

 

 

 

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