oltre la stanza, di Speranza SERRA. Nota di Giovanni Nuscis

SPERANZA SERRA

OLTRE LA STANZA

ERETICA Edizioni 2023

 

La poesia di Speranza Serra affiora in questo suo primo libro da falde profonde di vissuto, e  pensieri, letture, emozioni; esperienze tutte rattenute in un silenzio di decenni, come atto di fede in sé stessa, e nella scrittura, dopo un lavoro paziente di scavo e revisione.

Si intravedono da queste poesie dolori antichi, ma anche il canto della natura, quella che ci cura e quella che chiede cura, e un’identità forte, consapevole, capace di trasformare la fragilità in energia combattiva. Le poesie del libro ci rivelano una scrittura attenta alla forma quanto alla messa a fuoco del discorso poetico e delle immagini. Una scrittura autentica e onesta, avrebbe detto Saba, alla ricerca di senso nell’insensatezza diffusa, di identità nella pandemica nullificazione di coscienze e valori, di coerente prossemica col mondo; questo attuale, complesso, spaventevole di violenze e ingiustizie; un mondo vivaddio lasciato al di là della riva, oltre il confine della natura verdeggiante che l’autrice ha eletto a propria dimora: Lasciamoci questo in eredità e dono / la lentezza del silenzio / una simmetria di petali fra le dita, /  i morsi delle lumache / lune d’argento sulle foglie; /  lasciamo in eredità / ai nostri figli giornate così / regali senza confezione, / solo il respiro della luce in fiore”.

Disillusione, ironia e autoironia troviamo nei suoi versi. Scrive l’autrice: La bellezza non basterà. / Camminare non basterà / rileggere i diari fino a saperli a memoria, non basterà. / neanche le pastiglie saranno sufficienti, / o i dialoghi trivella con lo psicologo, / lavarsi la lorda coscienza con qualche buona azione, / farà un baffo di sugo al senso di colpa / imbelletterà l’ipocrisia per un solo giorno ancora. / Il silenzio aiuterà ma è pieno di spifferi.

Una poesia dunque matura, dal dettato incisivo, dalla cadenza controllata dei versi liberi in cui i contenuti oscillano tra introspezione e memoria, sguardo sul mondo e sulla natura, sulle relazioni. Nel tempo lento della contemplazione, della riflessione, della scrittura.

 

Gn

 

*

Se regalo la mia anima

come cosa di poco conto,

come straccio da spolvero per far bella

la sala degli ospiti, se la do via per niente,

perché mi meraviglio che ritorni a sera

lacera e zerbina?

Invece io, inorridisco ancora:

tremo, raccolgo pezzi,

non li rammendo;

rotti li nascondo alla rinfusa

in una scatola di scarpe.

*

La bellezza non basterà.

Camminare non basterà

Rileggere i diari fino a saperli a memoria, non basterà.

Neanche le pastiglie saranno sufficienti,

o i dialoghi trivella con lo psicologo,

lavarsi la lorda coscienza con qualche buona azione,

farà un baffo di sugo al senso di colpa

imbelletterà l’ipocrisia per un solo giorno ancora.

Il silenzio aiuterà ma è pieno di spifferi.

Il rumore del mare che cullava la dimenticanza

è diventato ossessione, come il tuo nome

o il mio.

Se ti chiamo è per sapere di me

e fai bene a non rispondere.

*

Implodo nel silenzio

supplico senza parole

amore purché sia

per i viventi muti di rabbia

e ciechi di ragioni

e per me in egual misura

imploro.

Furore di ghiaccio:

rinuncia e colpa

nei rigurgiti di coscienza,

perduta l’epopea della storia

rimane l’occhio abitato

da immagini di passaggio,

la vita dello schermo

consumata e trita

recisa da coltelli,

sparsa al suolo a piantar sale.

Si nutre il pianeta di sangue

sangue versato, di nessun conto.

Nessuno conta i morti.

Nei grattacieli degli affari

brindano i finanzieri:

fiori sempre freschi ai loro tavoli.

*

La pianta, innaffiata ieri,

langue anche oggi.

L’ho spostata

al sole di maggio,

ma è ingiallita in un’ora sola.

Per pietà di noi, e della pianta,

l’ho riportata a casa

sotto il mio sguardo;

per farmi perdonare l’accarezzo,

di tanto in tanto.

Non c’è riparo all’amore finito,

né ai tanti torti che ti ho / mi hai inflitto.

Lasciar andare, dicono i saggi,

ma se lo fossi io

non sarei questa donna che scrive

con gli strazi sedimentati in croste

e molle il ventre

senza corazze più

e senza carezze,

a perdonarmi

di minuto in minuto, di ora in ora,

per condannarmi ancora

finché dura

la scarsa eternità

di una vita.

*

Non posso dire che ti aspettassi,

solo lo sguardo, disubbidiente alla ragione,

andava come il cane al cancello chiuso.

Chiuso.

Lì sostava, in palese inconsistenza,

la tua ombra.

Poco distante, prona sul davanzale

e in lacrime rappresa, una bimba

sconsolata e sola.

Portava il mio nome inciso,

come un peso di vergogna,

al collo.

6 pensieri su “oltre la stanza, di Speranza SERRA. Nota di Giovanni Nuscis

  1. Speranza

    Grazie Giovanni. Grazie, davvero! Mi ritrovo nelle tua descrizione, ma d’istinto mi ritraggo nella solita paura: è faticoso aderire alla responsabilità della parola quando esce dallo spazio intimo e diventa pubblica. Eppure obbligatorio.

    Rispondi
    1. Giorgio Stella

      Se pur nn richiesto questo canale dovrebbe rispondere ad una occorrenza che la prevede in questo caso la poesia tanto nessuno legge nessuno io si . Già due repliche sono una gara vinta! Da medaglia di oro e questa è la mia: il rumore del mare che culla la mia dimenticanza… Alchemica forma di struttura ermetica per quel poco che posso leggere…. Pare a me che lei segua un tragitto assunto per difetto nell’ effetto prodotto da un oggetto riprodotto.,. Un linguaggio muto, echi benniani, …. Corazza/carezze… Ma poi…. La eco corregge un discorso diretto al muro del pianto. P.s. bello il curatore che si è fatto una biografia!!!!

  2. Giovanni Nuscis

    Ti ringrazio Giorgio per il tuo commento, per le osservazioni sulle poesie di Speranza Serra, ma anche per la nota di amarezza sui pochi lettori che non si soffermerebbero nei singoli post, intervenendo. Per quanto mi riguarda, commento ormai di rado ma mi soffermo a leggere molti post, compresi i tuoi, che apprezzo.
    Riguardo infine alla mia bio bibliografia che compare in calce ai miei post, ho notato solo ora che ciò avviene esclusivamente nei miei post. Ciò non è intenzionale, ed è comunque imbarazzante, di cattivo gusto, per ragioni evidenti. Credevo che comparisse automaticamente in qualunque post di ogni redattore. Poiché compare solo a me, devo avere inavvertitamente e maldestramente inserito io quel richiamo ai miei dati.

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  3. Giorgio Stella

    Gentile ti ringrazio x la risposta ma nn la penso come te. Prendendo atto di un errore il problema è a monte..
    Sui tutti i blog è così… Cosa vuoi dire leggo ma nn commento? Hai una responsabilità diretta sistema o nn sistema. Sai bene che alcune librerie nn hanno neanche il reperto di poesia. “Oltre la stanza” della Serra o lo ordini o vai su Amazon o giacenza libri se la libreria te lo permette a pari prezzo di una casa editrice a pagamento. Sono disgustato da tutto questo che ho fatto pure io x esempio un mio volume che mi sono comprato da solo su una bancarella e poi l’ho buttato. Un abbraccio. La tua era una nota nn il curatore ma è la stessa cosa.

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  4. Giorgio Stella

    Ma poi Paolo Valesio? Ci dia mi dia x cortesia e mai x obbligo una opinione… Appare e scompare fatti una domanda e datti una risposta .. Mario Luzi fondò una casa editrice di cui nn ricordo il titolo neanche mi va di cercarlo ma nn è un caso. Anterem atelier su crocetta nn mi espongo sennò divento volgare sono rotocalchi di una magistratura che ti dice quello che x loro devi tacere.

    Rispondi

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