Contro il banale, un inno alla semplicità

di Raffaela Fazio

L’alternativa alla banalità è la semplicità.

Davanti alla complessità della vita e dell’essere umano, la banalità è un adagiarsi pigro, piatto e opaco, un tirare i remi in barca. Al contrario, la semplicità è una spinta, è il risultato di uno sforzo vivace, un viaggio continuo che non rinuncia alla ricerca di un orientamento, di un corso navigabile.

Sì, la semplicità è la vera alternativa; quella falsa risiede in ciò che è lambiccato, cervellotico, forzato. L’astrusità si rivela spesso un bluff, un ristagno che rende il complesso complicato e, fingendo originalità, in fondo non conduce lontano.

Sarebbe bello perseguire la semplicità non solo nel campo della conoscenza e della comunicazione, ma anche nella sfera emotiva, andando al cuore delle relazioni e degli eventi, perché ogni singola esperienza possa avere il suo (tutto suo) spazio affettivo, etico ed estetico. Se non tentassimo di sbrogliare la matassa, ci troveremmo perennemente davanti al triste mare dell’indistinto (e la spiaggia rischierebbe di essere quella dell’indifferenza).

La semplicità, a differenza dell’astrusità e della banalità, vive anche di intuizioni luminose, si nutre sia di intensità che di giocosità, ed è capace di reinventare il mondo e se stessa.

La semplicità, da non confondersi con la semplificazione, è forse l’unico modo di entrare nella complessità (segno distintivo della realtà che conosciamo) per muoversi in essa a proprio agio in maniera creativa, traendo piacere non solo dall’immediatezza dell’esperibile, ma anche dalla sua profondità.

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