In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».[Lc 3,15-16.21-22]
“Battezzo, battezzerà, battezzato”: lo stesso verbo coniugato in tre modi, nello spazio di pochi versetti.
Non possiamo non prendere sul serio quello che Luca vuole dirci.
È un momento importante. “Battesimo” è immersione. Bathùsvuol dire profondo. Stiamo entrando nella profondità, non è più tempo della superficialità, ora si fa sul serio. In questa profondità, Gesù si pone come compagno di strada di tutti quelli che “erano in attesa”.
In attesa di essere immersi, nella profondità dell’acqua corrente, per immergersi nella profondità delle loro esistenze.
Gesù non si sottrae, si immerge e si lascia immergere, nel profondo, lì dove il mistero parla al desiderio e con esso si fonde. Essere tutt’uno col desiderio che fa leggere tutta l’esistenza come mistero che vuole essere rivelato e conosciuto. Ed è mistero di consolazione. “Consolate, consolate il mio popolo” aveva gridato Isaia fin dentro al cuore di Gerusalemme. “E’ finita la tua schiavitù”. È nuova creazione, è nuovo inizio. La colomba che “aleggiava sulle acque” del secondo versetto del Genesi, è ora presente a segnare il nuovo inizio. Il primo inizio era segnato dalla lettera Beth , che è la seconda lettera dell’alfabeto ebraico. Inizia con la seconda lettera (e non con la prima) perché è la seconda lettera quella che appartiene all’uomo; ciò che è prima appartiene a Dio. «Bereshit, in principio, è la parola che dà il via a tutto il racconto biblico e la dimensione a cui sempre si può ritornare.»(Sr. M. Francesca Frasca) Noi iniziamo dalla seconda lettera, che è scritta con tre segni grafici chiusi su tre lati e aperti a sinistra (il senso della scrittura ebraica, che parte da destra): da qui si va avanti, inizia un cammino. È un cammino giocoso, fatto di tenerezza e di sguardi compiaciuti, in cui non mancano rimproveri per le tante deviazioni, ma in cui si torna sempre a giocare insieme.
Anche adesso, la colomba conferma questo stesso cammino e lo apre all’insperato, schiudendo ciò che era chiuso. Nuova creazione, nuovo inizio, come tutta una vita è nuovo inizio.
E non c’è nuovo inizio se non nella preghiera. Il momento in cui ildesiderio apre spazi non sperati, in cui la profondità di ciò che siamo viene inondata da una sovrabbondanza che lo spazio spalanca e il tempo dilata Qui, Spirito e fuoco sono le nuove acque in cui saremo immersi. Non in esperienze mistiche e fuorvianti, ma in una crescente esigenza di concreta bellezza che tutto chiederà perché tutto avrà dato. Spirito e fuoco sono il sigillo della storia, non più chiusa e asfittica in una sterile autosufficienza; spalancata, piuttosto, verso profondità di mistero che non è ancora stanco di mostrasi come compagnia.
Lasciarsi battezzare in Spirito e fuoco è lasciarsi immergere nel profondo della realtà di Dio, che, mentre ci accoglie ci ri-crea, perché siamo noi, proprio noi, i frutti della nuova creazione.
A lui appartiene l’inizio, egli è l’amore origine di ogni amore, a noi è data la seconda lettera e tutta la concretezza della storia.

