Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Festa dell’incontro – Segno di contraddizione

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore –  come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo 
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
………………
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.» [Lc 2,22-40]

Simeone, “colui che ascolta”. È nel nome l’impronta di ciò che si è e si diventa.

Simeone incarna le attese di Israele e ascolta. E aspetta. Ha in sé, nel suo nome, la radice dell’ascolto (shm, da cui shemà, ascolta). E sa attendere. Anche se è vecchio. I suoi occhi aspettano ancora di vedere meraviglie, il suo cuore non è stanco di stupirsi. “Lo Spirito Santo era su di lui”. Ecco il vero protagonista di questo passo di Luca. È lo Spirito che accende il desiderio. E il desiderio non ha età.

 “Non è facile che il vecchio che è in noi accolga il bambino, il nuovo… Il vecchio Simeone che abbraccia un bambino… rappresenta ciascuno di noi di fronte alla novità di Dio. Questa novità entrerà davvero nella nostra vita o piuttosto tenteremo di mettere insieme vecchio e nuovo cercando di lasciarci disturbare il meno possibile dalla presenza della novità di Dio?” (C. M. Martini, Qualcosa di così personale. Meditazioni sulla preghiera, Mondadori, Milano, 2009, pgg. 32-33 ).

Simeone è docile. Aspetta la consolazione sua e di tutto Israele. Crede che ancora tutto possa accadere; crede che il suo vissuto non sia esaustivo per ritenere compiuta la sua esistenza. Può ancora accadere la novità. Chi è obbediente allo Spirito, sa ascoltare il proprio desiderio e sa lasciarsi condurre da esso verso lo spazio dell’attesa. Ed è spazio vivo, pieno di fermento, illuminato da luce nuova ogni giorno. Simeone “sapeva” di dover vedere l’oggetto del suo desiderio profondo e vero. Per questo vive. Per questo vale la pena continuare ad attendere.

Ed è sempre lo Spirito che “muove”. E Simeone si lascia condurre. Era sua abitudine andare al Tempio ogni giorno, ma non è l’abitudine che lo spinge ad andare oggi. Era “mosso dallo Spirito”. È necessario che la novità ti prenda per mano e che tu ti lasci condurre, perché accada il compimento. E sarà sempre nuovo, assolutamente nuovo, e, per questo, sorprendente e pieno di meraviglia. L’abitudine è importante perché chi si abitua all’attesa, è pronto a riconoscerne il compimento, ma questo sarà sempre altro da quello che si attendeva. Non è l’abitudine che garantisce l’oggetto del desiderio. La novità non è generata dal desiderio, ma questo sa coglierla lì dove nasce, e sa riconoscerla come rivolta a sé. E sa riconoscere quando il tempo si compie. “Ora lascia che questo tuo servo vada in pace”. Anche l’accoglienza della morte è in obbedienza all’attesa. Non è nemica: è compimento dell’attesa, apertura alla novità assoluta del Totalmente Altro, che oggi è accolto fra le braccia antiche di Simeone come “luce” che rivela le genti a loro stesse e in questo le salva. Ma anche come “caduta e resurrezione” per molti.

Ciò che lo Spirito crea e muove è per la libertà di chi lo accoglie e per il suo compimento pieno, ma perché questo accada, lo Spirito è anche caduta e contraddizione. Così, quel bambino che Simeone tiene in braccio sarà “contraddizione”. Non è solo continuità e prosieguo, è scandalo e interruzione.

Il vecchio porta il Bambino, ma il Bambino orienta l’anziano (antica antifona della Festa della Presentazione). La ricchezza dell’esperienza non è sufficiente. La novità è sempre interruzione di una continuità, ma in essa viene accolta e riconosciuta, per dare lettura di senso e di direzione.

La salvezza non è l’obbedienza al buon senso lineare e progressivo, la salvezza è nel lasciarsi “interrompere” da Cristo. È proprio nelle interruzioni che cresciamo. È proprio quando siamo “contraddetti” che diventiamo più noi stessi, che scopriamo una autenticità della nostra propria realtà. Ci appartiene, questa realtà, ma spesso è ammantata da patine spesse di pressappochismo, di sentito dire, di conformismo etico, sociale, religioso. Cristo ci interrompe e ci contraddice. Ed ogni volta è una caduta, per noi, una crisi, una rovina. E ogni volta, da queste rovine nasce una novità che è “resurrezione”. Il verbo usato è anìstemi, uno dei verbi indicanti la resurrezione di Gesù. Dopo la caduta, si sta in piedi, in modo nuovo. Non è un semplice rialzarsi, per tornare alla condizione precedente. È un nuovo modo di stare, un nuovo modo per poter procedere e camminare.

Ecco il nuovo ritmo: morte e resurrezione. È il ritmo scandito in ogni atto d’amore che non cerchi il tornaconto. Il ritmo che spesso ci piace è dare per ricevere. Il ritmo che libera è dare senza ritorno. La morte è morte, fino in fondo. La resurrezione è il sovrappiù che ci viene dato senza essere richiesto. Gratis.

Ora, liberati dalle nostre false certezze, possiamo anche andare in pace. Con luce nuova, che rivela e non abbaglia.

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