Un viaggio alla fine del mondo

di Fabiano D’Arrigo

Secondo papa Francesco l’Argentina è un paese alla “fine del mondo”.
Situata, infatti, nella parte meridionale del continente sudamericano comprende a nord le foreste lussureggianti attorno alle cascate dell’Iguazu, le pampas centrali, la cordillera andina ad ovest, fino alle gelide steppe patagoniche a sud.
Attraversata dalla leggendaria ruta 40, che unisce Cabo Virgenes in Patagonia a La Quiaca sul confine boliviano, vi si trovano immensi ghiacciai (Perito Moreno, Upsala, Viedma) lungo il Campo di Ghiaccio Patagonico Sud e le grandi acque della cascate dell’Iguazu.

Inoltre attualmente in Argentina è ancora viva la memoria dell’ultima dittatura civico-militare che dal 1976 al 1983 ha terrorizzato la popolazione ed ha commesso crimini contro l’umanità.
Di contro campeggia, ma non troppo, la figura del primo papa argentino, Jorge Mario Bergoglio, in onore del quale a Buenos Aires, città dove lui è nato e dove ha esercitato il ministero episcopale, è stato istituito un vero e proprio percorso memoriae.
Abbiamo desiderato a lungo, mia moglie Donatella ed io, volare in Argentina: ci affascinavano le immagini delle cascate dell’Iguazu immortalate dal film “Mission” e dalla musica di Ennio Morricone, il bianco del ghiacciaio Perito Moreno, la megalopoli di Buenos Aires con il museo e sito della memoria dell’ESMA ed i luoghi di papa Bergoglio.
Finalmente a cavallo tra dicembre 2024 e gennaio 2025 abbiamo realizzato il nostro progetto: visitare l’Argentina.
Prima tappa la città di El Calafate in Patagonia.
Il calafate è un piccolo arbusto molto comune nelle steppe patagoniche e lo si trova anche lungo la strada che ci porta al Perito Moreno.
L’imponente ghiacciaio, 80 km a sud-ovest di El Calafate, avanza alla velocità di 2 mt al giorno per sciogliersi con tonfi roboanti nelle limpide acque del lago Argentino.
Da una barca contempliamo il fronte e gli iceberg distaccatisi da esso. Poi percorriamo alcune passerelle che consentono una visione dall’alto dell’intero ghiacciaio. Purtroppo non proviamo l’emozione di camminare sul ghiacciaio e non possiamo sentire la potenza del ghiaccio, ma la visione dell’infinita distesa bianca ci appaga.
Una sera facciamo tappa alla steakhouse La Tablita. Guastiamo dell’ottimo agnello, un tenerissimo lomo e l’asado.
A sole tre ore di auto da El Calafate sulla ruta 40 è situata El Chalten: punto di partenza per trekking intorno al Cerro Fitz Roy e per scalate più ardite.
Anche noi facciamo un trekking, ma una pioggerellina mista a nebbia ci impedisce di ammirare le cime andine.
Seconda tappa le grandi acque dell’Iguazu.
Lungo il confine argentino-brasiliano scorre il fiume Iguazu. Prima di confluire nel rio Paranà genera le imponenti cascate: un complesso di 275 cascate largo 7,65 km ed alto dai 60 agli 82 mt. Le cascate costituiscono una delle nuove sette Meraviglie Naturali del Mondo.
Da Foz do Iguacu (lato brasiliano) e da Puerto Iguazu (lato argentino) quotidianamente centinaia e centinaia di turisti si recano alle cascate: camminano, talvolta spintonandosi, lungo i percorsi fino ad immergersi dentro le cascate la cui bellezza e la cui potenza generano in molti il sentimento del sublime.
Il caldo umido, che ci accompagna durante l’andata, è ampiamente compensato dal refrigerio dell’acqua che ci avvolge con i suoi spruzzi.
La maestosità del luogo, gli arcobaleni sopra le incontaminate acque, il fragore della Garganta del Diablo, la vegetazione rigogliosa rendono quasi insignificante la nostra presenza. Eppure è proprio la nostra presenza e quella degli altri esseri umani a dare un senso alla natura: una natura da curare e da preservare, una natura che rimanda al mistero della Creazione.
Terza tappa la contraddizioni di Buenos Aires.
La magalopoli argentina conta 14 milioni di abitanti. L’agglomerato urbano comprende lussuosi quartieri residenziali e zone più degradate, vere e proprie favelas, dove la microcriminalità, lo spaccio, la sporcizia abbondano. Anche nel centro storico si incontrano oriundi argentini che rovistano nei rifiuti per cercare lattine, cartoni, talvolta cibo e sbarcare, così, il lunario. L’assistenza statale e quella privata fanno quello che possono. Ultimamente l’inflazione è aumentata e la qualità della vita dei ceti popolari è peggiorata.
Queste notizie ci vengono fornite dall’architetto Alberto Spadoni: doppia cittadinanza argentina ed italiana, nonni lucchesi di Ponte a Moriano, innamorato di Lucca e dell’Italia.
Con Spadoni ci incontriamo al Patios de San Telmo, il nostro albergo a Buenos Aires, e parliamo di Argentina, di Lucca, della luminara di Santa Croce, dell’Italia, di fratel Arturo Paoli e di don Lorenzo Milani.
Il ricordo della Shoah e quello della dittatura civico-militare, instaurata dal generale Jorge Videla, sono sempre vivi, anche se la tentazione di dimenticare fa capolino e serpeggia.
Nella capitale sono funzionanti un Museo dell’Olocausto ed il Centro Anna Frank, da noi visitati, che operano per la conservazione della memoria e per la diffusione dei diritti umani.
Nel maggio 2015 è stato inaugurato il Museo e Sito della Memoria ESMA proprio presso la Escuela de Mecanica de la Armada (ESMA) che venne trasformata, al tempo della dittatura civico-militare, in un centro clandestino di detenzione, tortura e sterminio.
Trascorriamo all’ESMA un’intera giornata. Percorsa l’avenida del Libertador che collega il centro storico di Buenos Aires all’estrema periferia nord, vediamo una palazzina di impianto classicheggiante e coloniale, l’ESMA appunto, attorniata da altre costruzioni con intorno cortili e parchi. Entriamo e visitiamo l’ex casino degli ufficiali: in tale edificio dal 1976 al 1983 vennero recluse, costrette al lavoro forzato, torturate, annientate circa 5.000 persone (solo 500 uscirono vive alla fine della dittatura) nella Capucha e nella Capuchita (locali al terzo piano sotto tetto) e nel Sotano (locale seminterrato) contiguo ai Traslados (luogo di raccolta dei detenuti per i voli della morte). All’esterno osserviamo l’aereo, uno Short Skyvan SL-7 ivi collocato nel giugno 2023, con cui venivano effettuati i voli della morte.
La dittatura civico-militare, con il suo folle processo di riorganizzazione nazionale per collocare l’Argentina “nel mondo occidentale e cristiano”, provocò circa 30.000 desaparecidos fra i quali bisogna includere decine e decine di persone dell’ESMA narcotizzate e gettate ancora vive nel mare con i voli della morte.
Le madri di plaza de Mayo puntuali, ogni giovedì alle ore 15,30, continuano a chiedere verità e giustizia.
I luoghi di papa Bergoglio, i luoghi dove tutto ebbe inizio, rappresentano un’altra meta per noi importante. Con altri cinque compagni di ventura vediamo, dall’esterno, la casa natale e quella in cui è vissuto; poi visitiamo la piazza dove Bergoglio ragazzo giocava con gli amici, il fonte battesimale nella basilica Maria Ausiliatrice, il confessionale a San Giuseppe nel barrio Flores; infine la cattedrale metropolitana in plaza de Mayo dove Bergoglio esplicò il suo servizio episcopale.
Al termine di una Messa chiediamo ad una volontaria: “Perché papa Francesco non è più tornato nella sua terra, l’Argentina?”.
Risposta: “A causa della politica”.
Una politica foriera dei contrasti e delle divisioni non piace alla gente semplice che abita “alla fine del mondo”. Perché la politica dovrebbe sempre promuovere il bene comune, il progresso, la pace.

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