Paolo Valesio. CONTEMPLAZIONE, DISTRAZIONE

CONTEMPLAZIONE, DISTRAZIONE

E’ appena uscita (con BOHUMIL EDIZIONI di Bologna) una mia raccoltina di poesie con questo titolo, che preannunzia un volume molto più vasto con un titolo diverso, a cui sto attualmente lavorando. 

Paolo Valesio 

L’inesorabile ritmo

L’ingresso di settembre è sospettoso e si rivela sempre
un’ingiustizia che impiglia tante vite nel ritmo prematuro.
Lui con tutte le sue sforze tende
all’indietro e si tira sul capo la coperta di agosto:
il mese atemporale che accoglie la luce del mondo
contro la penombra
in cui striscia la storia
come gli animali del mini-zoo
proprio all’ingresso della fattoria
(il vitello e il pony
il lama e i conigli):
animali da bimbi
che tuttavia nel buio
appaiono biancastre
masse fatali,
portatori di potere
mito-politico.

Fattoria Rose’s Orchard
North Branford, Connecticut

Aspettando la pioggia

Il laghetto concentra nel fuoco della propria lente
lo spettacolo immaginato della città che si vuole spettacolare
che passa innanzi agli occhi in silenzio vertiginoso.
Non è non riflette, il bello;
non riflette, e non è il brutto.
Questo che dicono specchio d’acqua
ha raccolto il tutto dentro di sé
ma con un tono particolare
che sussurra: ‘Non sono dispensabile’.

Laghetto di Linsley

Neve 

 

Contemplò i fiocchi di neve intorno a un lampione dalla luce tenue,
e vide che mentre alcuni scendevano lentamente,
altri risalivano verso l’alto, verso il buio, in modo deciso
 Orhan Pamuk 

Amore come neve: il modo più sicuro per sentirlo
sarebbe percepire Dio
che illumina dall’altro verso il basso.
Ma si riesce a costruire Dio
solo partendo dal proprio “giù”
come fiocchi che vadano in su
dal buio verso il buio.

Bologna

Nota

Continuano a restare inedite molte mie poesie, che attendono il momento adatto per essere portate alla luce. Nello scorso anno 2024 ho sentito la necessità di riprendere una serie di esse, (quasi) tutte inedite fino a quell’anno, che risalgono ai primi anni Duemila, e di curarne la pubblicazione. Sono immagini di vita che mi hanno visitato improvvisamente (l’io controllore si tiene lontano da questi testi), e che si riferiscono a luoghi nella costa orientale degli Stati Uniti, fra il villaggio di North Branford (con il laghetto di Linsley: visione fondante e trasformativa) e la cittadina di New Haven, entrambe nel Connecticut; e New York City; con qualche passaggio in altri luoghi degli Stati Uniti, e in Italia (in un costante andare e venire fra le due sponde dell’oceano).
La riedizione critica di testi molto anteriori (come il mio romanzo Il regno doloroso, originariamente apparso nel 1983, e ripubblicato l’anno scorso) e la pubblicazione di testi mai apparsi prima (come nel caso presente) è l’inizio per me di un lungo viaggio nel passato; che non è però un gesto archeologico o nostalgico, ma un’esperienza di vita e pensiero.
Non riesco a sentire né la linearità né la circolarità (“eterno ritorno” e simili) del tempo: posso vivere il tempo soltanto come incrocio simultaneo, non schematizzato e non razionalizzato, di vari momenti temporali. Contemplare questo spettacolo vitale è per me necessario; la contemplazione, peraltro, esige di concentrarsi su pochi elementi, e la vitale confusione intorno può essere causa di distrazione –– ma è proprio da questa distrazione che nasce di solito la poesia. La coesistenza dialettica di questi due elementi dà ragione del titolo.
Infine, ogni mio romanzo o poema e simili diventa già all’indomani della sua pubblicazione un romanzo o poema “storico”; non nel senso del passaggio delle mode o dell’aneddotica degli usi e costumi, ma per la sua relativizzazione (avrei potuto dire “storicizzazione”, ma mi sembra un termine troppo pesante). Insomma, il testo comincia a diventare in un certo senso diverso da sé nel momento stesso in cui comincia a esistere ufficialmente come prodotto editoriale. Questa continua metamorfosi mi aiuta in qualche modo a scrivere anche dopo gli orrori della storia passata e durante quelli presenti, senza la pretesa di esserne alla tragica altezza; solo come testimone del tempo ai piedi dei nostri tempi.

p.v.

4 pensieri su “Paolo Valesio. CONTEMPLAZIONE, DISTRAZIONE

  1. Giorgio Stella

    Gentile paolo valesio io mi sono permesso di indicare in questo blog una sua lontana lirica dove ovviamente nn ha risposto senza polemiche ormai è un tracciato dei blog. In questo tuo risultato o affermazione che sia poiché prevede una sospensione tu lo dici nn trovo nulla di nuovo x fortuna. Buon ferragosto.

    Rispondi
    1. paolo valesio

      Grazie caro Giorgio Stella,

      per tutte le sue belle segnalazioni poetiche, soprattutto quella sull’amico Alfredo De Palchi. Buon Ferragosto a lei,

      Paolo Valesio

  2. Giorgio Stella

    Gentile lei dal momento che mi dà del lei ma quando ho presentato de palchi perché nn rispose? Il curatore di paradigma nn su questo blog mi disse soffro di depressione…. (Io sono alcolizzato) – singolare il trattato di Giorgio Linguaglossa x qualche tempo un volto di questo blog, l’anello mancante del secondo novecento la poesia di Alfredo de palchi… Le mie comunque nn sono segnalazioni sono croci di chi ha lasciato un segnale (segnalazioni) – a ferragosto una bella fetta di cocomero e un abbraccio.

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  3. Giorgio Stella

    Che poi perdoni, mai capirò cosa possa spingere una persona ad usare uno pseudonimo come il dialetto ma Andrea temporelii al secolo marco Merlin già lo aveva evidenziato. Nulla di nuovo però vede come si crede.

    Rispondi

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