Fra le righe degli altri: intervista a Demetrio Paolin

Iniziamo questo nuovo ciclo di interviste con uno scrittore che seguo da anni, Demetrio Paolin. Insegnante, collabora con il Corriere della sera e altre riviste. Ha scritto romanzi, con Conforme alla gloria (Voland) è stato tra i finalisti del Premio Strega 2016; se non lo avete letto, fatelo, è un romanzo che non si dimentica.
Dopo questa intervista, ho pensato (ancora una volta) che chi incontra Paolin scrittore è fortunato, e sono fortunati anche i suoi alunni/allievi.

Demetrio, ricordi il primo libro che hai incontrato?
Il ricordo del mio primo libro è legato all’invidia. Non ho idea, quindi, se il resto della mia esistenza, quella di lettore almeno, sia “viziata” da questa emozione, ma andiamo avanti. Mi ricordo che ero all’asilo, l’anno prima delle elementari, di pomeriggio, quando le maestre ti obbligavano, ma poi perché?, a fare una sorta di riposino. Ecco in quella situazione di penombra ho visto una mia compagna, che invece di dormire leggeva un libro: un albo di Topolino. L’invidia è stata duplice: leggere mi è parsa subito una cosa da grandi e io in qualche modo ne ero escluso e il libro mi è parso un oggetto che permetteva di rompere la noia dell’esistere quotidiano.
Il primo libro letto da piccolo, l’ho già raccontato altre volte, e con volontà di leggerlo è stata la Bibbia, In casa avevamo quello e quello ho letto. C’è chi ha letto le storie dei pirati e chi quelle di Noè, entrambe debbo dire divertenti.

Che lettore eri da bambino, ragazzo?
Disordinato, ho letto molto senza un costrutto e una ragione, la mia era una casa con pochi libri, i miei genitori non avevano continuato gli studi, erano andati a lavorare e venivano da famiglie di grandi lavoratori, che non appartenevano a quel ceto medio-borghese colto del dopoguerra, non c’è mai stata nelle mie memorie di fanciullo l’immagine della visita nella biblioteca del genitore o del nonno come una sorta di entrata nell’Eden. Quindi ho letto sempre voracemente e senza un vero criterio, un amico più grande che si lamentava perché a scuola l’avevano obbligato a leggere Uomini e topi, ok l’avrei letto, o L’almanacco del giorno dopo parlava di Baudelaire e de I fiori del male, mi facevo portare da mio padre in libreria in città, nel paese dove vivevo non c’era una libreria, anzi non c’è tuttora, e compravo il libro e lo leggevo. Dopo anni ho qualche migliaio di libri, tra casa dei miei e casa dove vivo, non riesco a liberarmene, e ne compro di nuovi sempre, perché sono rimasto curioso e disordinato come il bambino che sono stato.

Che lettore sei? Cosa ti appassiona?
Da un lato sono un lettore “professionista” leggo per recensire testi per le testate giornalistiche e questo mi porta a vedere la lettura come studio, leggo molte cose, alcune volte sono molto fortunato e leggo opere molto belle, altre volte diciamo che avrei preferito farmi una partita alla xbox. Quando invece vesto i panni del semplice lettore continuo a essere disordinato, ho ovviamente i miei gusti – io adoro i romanzi del 800 e del 900, ho i miei autori di riferimento -, ma mi piace girare in libreria e scoprire qualcosa di nuovo. Leggo anche molta saggistica, legata alla critica letteraria, ma non solo, perché appunto credo che sia necessario non porre limiti al proprio sapere. Forse l’unico tipo di libro che non riesco a sopportare sono i romance, mia figlia, ne ha letto qualcuno, io ho provato, ecco quello è veramente qualcosa che non riesco a trovare interessante.

Consigliaci un libro.
Scusami ma uno non è possibile. Facciamo così consiglio un romanzo per secolo. 1600: Don Chisciotte, 1700: Tristram Shandy, 1800: Illusioni Perdute o Fratelli Karamazov o tutti e due;, 1900: Ulisse o Le Onde o tutti e due, 2000: Il Re Pallido o Underworld o tutti e due. Vedi che non ci riesco neppure uno per secolo? Ora ti starai chiedendo E perché gli italiani no? Siccome sarebbero ancora di più, perché l’italiano è la mia lingua, il mondo e il modo che abito, e ti dico qualche romanzo uscito tra la mia data di nascita (1974) e l’inizio delle superiori: Morante, La Storia (1974); Levi, I sommersi e i salvati (1987); Pomilio, Il Quinto Evangelio (1975), Volponi, Le mosche del capitale (1989).

Cosa non vorresti mai trovare in un romanzo?
Un messaggio. Mi pare, se non ricordo male, che Nabokov dicesse che i messaggi sono recapitati dai postini e non dagli scrittori. Ecco io penso una cosa simile. Non voglio trovare un messaggio in un romanzo, ma per usare una bella metafora di Manzoni io vorrei trovare in un romanzo il sugo della storia, sugo sa di unto, di nutrizione, di qualcosa che ti sporca, e quindi proprio per questo ti costringe a cambiarti d’abito, non so voi ma io quando mangio la pasta mi sporco sempre. Il messaggio invece è sempre bello chiaro, limpido, facile da vedere, comprensibile, riconoscibile, ci fa sentire migliori, ma non ci cambia nel profondo. E se un romanzo non ci porta a conoscere nuove parti di noi, che senso ha?

Quando hai capito che saresti passato dall’altra parte, da lettore a scrittore? Ricordi un momento, un evento in particolare?
Avevo diciassette anni e mi piaceva una ragazza più grande di me, lei amava leggere e scrivere. Così ho iniziato a scrivere perché lei mi vedesse e si accorgesse di me. Ho messo sulla scrivania la macchina da scrivere di mio cugino, che aveva abbandonato al secondo anno ragioneria, e una bella risma di fogli bianchi. Mi sono messo a scrivere pensieri, storie, poesie, per settimane, senza fermarmi mai, senza un vero piano, scrivevo, era estate, giorno e notte, sempre per lei, che non si è mai accorta di me, ma ho continuato a scrivere e qualche soddisfazione l’ho avuta.

Stai scrivendo in questo periodo? Puoi spoilerare qualcosa?
Io scrivo sempre, poi non sempre quello che scrivo esce fuori, ma non passa giorno che io non mi sieda davanti al pc – nulla die sine linea. In particolare sto cercando di scrivere un romanzo, ormai da alcuni anni, per essere precisi dalla fine del 2019, sono arrivato a un buon punto, sono contento di quello che sta uscendo in pagina, devo finirlo, però e poi devo rifinirlo e lavorarci su ancora, e ancora, fino a quando non mi sembrerà di aver fatto del mio meglio. Quindi le mie giornate, il tempo libero da lavoro e impegni, sono così organizzate: scrivere e la sera a rileggere quello che ho scritto negli anni passati e tagliare, smontare, rimettere, riscrivere, spostare frasi capitoli sequenze narrative. Mi pare che Roth sostenesse, in suo romanzo, Lo scrittore fantasma, che il suo mestiere è di far girare le frasi fino a quando trovano la giusta posizione. Qualche anticipazione? C’è di mezzo un Vangelo, un bambino malato, un artista e un falso Rothko.

Demetrio Paolin scrittore e lettoreMandami una foto di te mentre leggi e/o scrivi.
Non amo farmi fotografare, né mentre scrivo né mentre leggo. Perché sembrerebbe, e sarebbe effettivamente così, che mi sia messo in posa e come tale sarei fasullo. Ti allego, invece, una pagina, una delle pagine che ho letto più volte nella mia esistenza di lettore. È l’incipit de Il Re Pallido di David Foster Wallace, in questa immagine è visibile e il modo in cui leggo e quello in cui scrivo.

 

Un pensiero su “Fra le righe degli altri: intervista a Demetrio Paolin

  1. Giorgio Stella

    Egregio lei la moltiplicazione di forma nn è x forza x forza di cose un infmormale poiché lei affrontarla , affrontando la in una una direzione da quando leggo informale. La divide uguale Grazie un abbraccio suo anche se nn la conosco Giorgio Stella

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *