E se rileggessimo… di Enrico Grandesso. Lettere dal Sahara, di Alberto Moravia

 È una minima ma… rinfrescante soddisfazione, nelle giornate torride dei mesi estivi del XXI secolo, leggere qualcosa di chi stava in luoghi ancora più caldi e assolati – e magari non aveva sottomano un gelato, un Estathé (hahaha) o una birra a consolarlo. Sarò sincero: è in parte anche con questo spirito innocuamente guascone che ho riletto, in agosto, i reportages giornalistici di Alberto Moravia, usciti sul “Corriere della Sera” e poi pubblicati dal suo editore storico Bompiani come Lettere dal Sahara nel 1981 – con un seguito in Passeggiate africane nel 1987. 

   In questi scritti. che assieme ad altri brani di viaggio – dall’India, dall’America, ecc. – considero tra gli esiti maggiori dello scrittore romano,  si gusta e ci si nutre della sua spiccatissima capacità di osservazione, che egli sa unire con le riflessioni di eventi e vissuti giornalieri e con la mediazione delle letture e delle conoscenze pregresse del “continente nero”.

   Lettere dal Sahara non tratta solo di passaggi attraverso il deserto; bensì anche della prosecuzione del viaggio nella Costa d’Avorio, nello Zaire e in Kenia. Racchiude dunque popolazioni, personaggi, paesaggi e tradizioni molto differenti dell’Africa – che, non dimentichiamolo, è un continente immenso, con identità innumerevoli e radicali differenze tra le popolazioni, le usanze, le economie, la storia e gli stati. È fondamentale la capacità di Moravia di osservare con una imparziale precisione e asciuttezza di giudizi; per cui non sottolinea solo i pericoli, le scomodità e le traversie, ma anche la bellezza inattesa, immensa e altra da quella europea. Come nell’impatto con la laguna ivoriana: “Effettivamente questi luoghi sono oggi nel mondo la cosa più somigliante (insieme con gli atolli della Polinesia) al vecchio Eden biblico. Ma da questo Eden, Adamo non è mai stato scacciato”. 

   È un libro che tutti gli appassionati dell’Africa dovrebbero conoscere.  

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