
di Pasquale Vitagliano
E’ ancora possibile la poesia?, si chiedeva Eugenio Montale. Mi pare significativo che già nel 1975 poteva sembrare che si fosse raggiunto il punto zero del verso, il limite estremo di saturazione della scrittura poetica. Mi è capitata sotto gli occhi questa invenzione di Maria Benedetta Cerro, Corrispondenze. Proposte di interazione e scrittura poetica (Macabor, 2925), e mi sopravviene l’azzardo di capovolgere la prospettiva montaliana affermando, dopo la lettura di questo libro, che da quel limite ci siamo mossi. La poesia così è ancora possibile. Quest’opera della Cerro è un’invenzione perché azzarda (anche lei) una scrittura doppia, a “specchio” e in “dialogo”, con ventuno poeti e poete. Non è un’antologia pur essendo un libro plurale. Non è un libro a tema perché la coerenza è data dalla autenticità della voce poetica nel suo svolgimento.

Come scrive l’autrice nella Premessa – infatti il libro resta suo nonostante la matrice collettiva – il cardine dell’incontro tra queste voci poetiche è la lettura (spesso dimenticata dagli stessi poeti) e la corporeità, “ossia l’esperienza emotivo-sensibile di chi scrive” (spesso sofisticata dalla poetica come canone convenzionale e dal poetico come postura). La poesia, sembra suggerirci la Cerro, non esiste senza lettura. La poesia è la lingua del nostro corpo singolare-plurale. Alla poesia di ciascuno dei poeti letti risponde una poesia “specchio” della Cerro, e una poesia di entrambi in dialogo. Voglio evitare la carrellata dei presenti, tutte voci poetiche mature. Mi limito a segnalare la ricchezza di ispirazione nella diversità degli stili e la simmetria tra poeti ormai noti e altri esordienti, molti dei quali anche da me letti e apprezzati. E a segnalare un libro letteralmente unico e sono sicuro generativo. L’obiettivo di percorrere “un cammino condiviso, un dialogo poetico” generatore di altri incontri e interazioni mi sembra pienamente raggiunto. Allo stesso modo, la proposta di realizzare una “sosta del pensiero” dove rigenerare libertà e segno (non solo senso) critico, lontani dall’ “approccio frettoloso, divorante, consumistico del verso” e aggiungo sanremese, la condivido a pieno e la sottoscrivo. Con la poesia non si vince niente.
