
Da: TRENTENNIO (Einaudi 2010)
Per una ballata italiana
O questa mostra gente
che tutto sa di niente,
questa grandeur abbiente
abominevolmente…
O quelli che dai mattoni
edificano le teste,
e con le televisioni, palloni
le idiotizzano in resse…
O questa nuova gente
in ascesa da oscuri
poteri innominati, spuri
dello spreco affluente…
*
Ora noi, che ci abbiamo creduto
alla favola del Novecento, e molto
di noi e molta vita abbiamo perduto
tra le formule del nostro tempo, quella,
almeno, spogliata delle formule,
ritorna a noi come il bel vento
che accarezza sul moletto il nostro stesso
viso, in questa stessa aria, benché spento
del sorriso che dava il mondo scoperto
come qualcosa in cui eravamo dentro,
non più oggetti di una vicenda privata,
ma viventi in una storia sognata
e perduta, certo, come la vita di strada,
i mille incontri con le mille persone,
operai davanti ai cancelli, il cui nome
uno ad uno in quegli anni sapevamo,
andando alle fabbriche, in cerca d’adozione,
se la piccola borghesia in cui eravamo
nati cresciuti, e di cui già avevamo
appreso la consuetudine alla nausea,
ci spingeva a cercare altrove una causa
per cui valesse la pena di lottare,
e non solo sopravvivere e accettare
l’ordine imposto dalla società venale;
e fu così che noi dicemmo basta,
dicendo sì alla favola di carta
che ci ha portato fino a qui a bruciare
la nostra vita, per un bell’ideale…
*
XXXVIII
“Ci stanno avvelenando, lentamente,
da decenni, per fretta d’incassare
produrre, distribuire, vendere, smerciare
ogni creatura vegetale e animale; bestie,
han fatto diventare cannibali gli erbivori,
dando lo da mangiare loro stessi;
le chiamano farine, ma sono ceneri, queste,
degli animali morti e sminuzzati,
che per mangiarsi si sono ammalati,
impazzendo di prioni nei cervelli;
sedici mila anni contadini, ecco,
non erano bastati; ci volevano i nati
nel secondo Novecento, per guastare
tutta la catena della vita naturale;
con tutta la nostra intelligenza artificiale,
questa Europa, questo mondo, fa vomitare…
Che la voce delle lotte li perseguiti,
come costoro i corpi infermi ed esili…
Pochi o nessuno dice in alto niente;
e tu, che poco fai, pure cuore-mente
non cedere loro; tieniti al presente
che dal passato sale al suo futuro,
per tutti i vivi oppressi dietro il muro
dei soldi ascosi nei caveaux del mondo…
Ricorda, solo un nuovo sentire-pensare
potrà cambiare davvero il vecchio fare,
e paria tra i paria è il poeta, nel fondo…
E tu ragiona con noi, tra storia e rima,
con la gioia a venire del diverso, spero,
che rivà incontro al vero della riva…
Ogni onda, amico, ogni riga, ogni deriva…”
*
LXIV
E’ tutto il giorno che giran sulla testa,
con gli striscioni in coda, spot in resta;
li vedi dal molo del porto, poi dal viale;
ora, sui tetti delle case, e sulla nostra:
LA SCELTA DECISIVA – FORZA ITALIA – mostra
petulante, come il suo padrone; e il ronzo
ti assale, ti irrita, ti nuoce, cala
qui, nel centro del centro dell’Italia,
dove la civiltà è rimasta; la costa
splende di sole, sui colli, sul mare,
e ronzano i mosconi da turismo in scia
girano e rigirano, tornano a incrociare,
a chiudere l’aerea campagna elettorale;
insistente, noioso, stolido, pungente,
questo ronzo invadente che si fa accusare,
ti dice tutto del suo tempo e della gente
nuova, che vuole solo sovrastare
e avere per signore un re da niente;
bassa stagione, arbitrio del potente…
*
Da: FIORI DEL MARE (Einaudi 2015)
Ultime della Rosa
Cosa può fare una semplice rosa
contro la guerra infinita?…
Nient’altro che essere vita
contro la vita tradita…
Cosa può fare una semplice vita
contro la morte infinita?…
Nient’altro che offrire una rosa
di pace, a un amico e a un’amica…
Se il loro infinito è la guerra
che appesta da sempre la terra,
la nostra giustizia sia
Rosa d’amore e d’utopia,
la vera Storia dei giorni risorti,
Magistra Vitae, e mai più Alumna Mortis…
