POESIA E POLITICA.24. Gianni D’ELIA

Da: TRENTENNIO (Einaudi 2010)

 

 Per una ballata italiana

 

O questa mostra gente

che tutto sa di niente,

questa grandeur abbiente

abominevolmente…

O quelli che dai mattoni

edificano le teste,

e con le televisioni, palloni

le idiotizzano in resse…

O questa nuova gente

in ascesa da oscuri

poteri innominati, spuri

dello spreco affluente…

 

 

*

 

 

Ora noi, che ci abbiamo creduto

alla favola del Novecento, e molto

di noi e molta vita abbiamo perduto

 

tra le formule del nostro tempo, quella,

almeno, spogliata delle formule,

ritorna a noi come il bel vento

 

che accarezza sul moletto il nostro stesso

viso, in questa stessa aria, benché spento

del sorriso che dava il mondo scoperto

 

come qualcosa in cui eravamo dentro,

non più oggetti di una vicenda privata,

ma viventi in una storia sognata

 

e perduta, certo, come la vita di strada,

i mille incontri con le mille persone,

operai davanti ai cancelli, il cui nome

 

uno ad uno in quegli anni sapevamo,

andando alle fabbriche, in cerca d’adozione,

se la piccola borghesia in cui eravamo

 

nati cresciuti, e di cui già avevamo

appreso la consuetudine alla nausea,

ci spingeva a cercare altrove una causa

 

per cui valesse la pena di lottare,

e non solo sopravvivere e accettare

l’ordine imposto dalla società venale;

 

e fu così che noi dicemmo basta,

dicendo sì alla favola di carta

che ci ha portato fino a qui a bruciare

 

la nostra vita, per un bell’ideale…

 

 

*

 

 

XXXVIII

 

“Ci stanno avvelenando, lentamente,

da decenni, per fretta d’incassare

produrre, distribuire, vendere, smerciare

 

ogni creatura vegetale e animale; bestie,

han fatto diventare cannibali gli erbivori,

dando lo da mangiare loro stessi;

 

le chiamano farine, ma sono ceneri, queste,

degli animali morti e sminuzzati,

che per mangiarsi si sono ammalati,

 

impazzendo di prioni nei cervelli;

sedici mila anni contadini, ecco,

non erano bastati; ci volevano i nati

 

nel secondo Novecento, per guastare

tutta la catena della vita naturale;

con tutta la nostra intelligenza artificiale,

 

questa Europa, questo mondo, fa vomitare…

Che la voce delle lotte li perseguiti,

come costoro i corpi infermi ed esili…

 

Pochi o nessuno dice in alto niente;

e tu, che poco fai, pure cuore-mente

non cedere loro; tieniti al presente

 

che dal passato sale al suo futuro,

per tutti i vivi oppressi dietro il muro

dei soldi ascosi nei caveaux del mondo…

 

Ricorda, solo un nuovo sentire-pensare

potrà cambiare davvero il vecchio fare,

e paria tra i paria è il poeta, nel fondo…

 

E tu ragiona con noi, tra storia e rima,

con la gioia a venire del diverso, spero,

che rivà incontro al vero della riva…

 

Ogni onda, amico, ogni riga, ogni deriva…”

 

 

*

 

 

LXIV

 

E’ tutto il giorno che giran sulla testa,

con gli striscioni in coda, spot in resta;

li vedi dal molo del porto, poi dal viale;

 

ora, sui tetti delle case, e sulla nostra:

LA SCELTA DECISIVA – FORZA ITALIA – mostra

petulante, come il suo padrone; e il ronzo

 

ti assale, ti irrita, ti nuoce, cala

qui, nel centro del centro dell’Italia,

dove la civiltà è rimasta; la costa

 

splende di sole, sui colli, sul mare,

e ronzano i mosconi da turismo in scia

girano e rigirano, tornano a incrociare,

 

a chiudere l’aerea campagna elettorale;

insistente, noioso, stolido, pungente,

questo ronzo invadente che si fa accusare,

 

ti dice tutto del suo tempo e della gente

nuova, che vuole solo sovrastare

e avere per signore un re da niente;

 

bassa stagione, arbitrio del potente…

 

*

 

Da: FIORI DEL MARE  (Einaudi 2015)

 

Ultime della Rosa

 

Cosa può fare una semplice rosa

contro la guerra infinita?…

Nient’altro che essere vita

contro la vita tradita…

 

Cosa può fare una semplice vita

contro la morte infinita?…

Nient’altro che offrire una rosa

di pace, a un amico e a un’amica…

 

Se il loro infinito è la guerra

che appesta da sempre la terra,

la nostra giustizia sia

Rosa d’amore e d’utopia,

 

la vera Storia dei giorni risorti,

Magistra Vitae, e mai più Alumna Mortis…

 

 

 

 

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