L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 46

È possibile evitare i luoghi comuni?

La battaglia è persa in partenza, come sanno i professionisti della scrittura. Gli stereotipi — o tòpoi o plastismi — si annidano ovunque, e spesso non è facile identificarli a prima vista. Lo dimostra il delizioso volumetto di Ornella Castellani Pollidori La lingua di plastica. Vezzi e malvezzi dell’italiano contemporaneo (Napoli, Morano, 1995), in cui l’insigne linguista, nel commentare con elegante ironia una lunga serie di luoghi comuni, vi resta sovente intrappolata come la mosca nella tela del ragno (altro tòpos niente male, come «La battaglia è persa in partenza»).
Qualche esempio:
«si presentano alla ribalta»
«si metta in moto il meccanismo»
«s’inoculi il virus»
«i plastismi attraversano l’uso linguistico come meteore»
«far terra bruciata»
«chi è senza peccato scagli la prima pietra»
«in linea di massima»
«cedere alle lusinghe»
«sfruttato su larga scala»
«prestò facilmente il fianco alle critiche»
«anni luce separano…»
«messo alla gogna»
«in tempi non sospetti»
«veleggiando col vento in poppa sull’onda della moda»
«Per completare il quadro»
«far piazza pulita»
«vecchie come il cucco»
«alla resa dei conti»
«non sta né in cielo né in terra»
«sulla cresta dell’onda»
«con una punta d’ironia»
«si guadagna un posto d’onore»
«il plastismo è sempre in agguato»
«mi darei la zappa sui piedi»
«ha sbaragliato la concorrenza»

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