Poesia oltre la siepe, di Marco Masciovecchio. Maura Baldini

Quando Fabrizio mi ha chiesto di tenere una rubrica sul Blog “La poesia e lo spirito”, dandomi come unico input di scrivere senza nessuna “preclusione”, come si direbbe a “ruota libera”, mi sono sentito in imbarazzo e al contempo inorgoglito… Ci siamo sentiti e lui non ha fatto altro che confermarmi quello che già mi aveva scritto, ed ora eccomi qua.

Inizio con questo primo “articolo” con una poetessa che reputo tra le più interessanti nell’attuale panorama poetico.

Maura Baldini è cresciuta sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, ha esercitato per molti anni la professione di avvocato. Attualmente vive a Ginevra, dove si dedica, fra l’altro,  alla poesia, allo studio e alla traduzione (ha tradotto autori come André Malraux e Malcolm de Chazal); collabora con riviste letterarie come Poesia (Crocetti-Feltrinelli) e Pangea

Maura Baldini è una poetessa fuori dal coro, fuori da qualsiasi associazionismo, insomma è un battitore libero. Ha esordito nel 2022 con La slegatura  – Il Convivio Editore – opera  caratterizzata da una riflessione sull’“orfanità dell’essere” e sulla tensione tra corpo e spirito – La slegatura è stata tra le vincitrici del prestigioso premio Carrera. Nel 2024 ha curato e tradotto Plastica di Malcolm de Chazal per il Gruppo Editoriale Magog e nello stesso anno ha tradotto il testo di André Malraux Occidentali, quali valori difendete? per De Piante Editore. Nel 2025 esce la sua seconda raccolta poetica Insula edita da Marco Saya Editore – un poema ispirato dai paesaggi estremi dell’Islanda, un viaggio nel viaggio, il viaggio in Islanda è il “pretesto” anche di un viaggio interiore tra luce e oscurità, con una forte tensione metafisica e ontologica -.

Lo stile poetico di Maura Baldini è complesso e fortemente connotato da tensioni filosofiche e visioni simboliche, con un lessico ricco di immagini, spesso rarefatte, che evocano paesaggi interiori e naturali, una poesia filosofico-sensoriale, dove il linguaggio oscilla tra concretezza e astrazione.

due poesie edite e un inedito di Maura Baldini

da La slegatura (Il Convivio Editore, 2022)

C’è un gelo che implora pietà
nelle rughe del tronco –
sfida l’andirivieni del sole,
subisce le metamorfosi della luna.

Ogni asperità è lo specchio
di un’ambivalenza – il valore
di una credenza al di là della fede.

Non abbiamo che questo:
il sigillo del desiderio,
il potere di tollerare la biforcazione,
nel gemito o nell’urlo,
appesi per i capelli
sullo sfondo di un sogno.

da Insula (Marco Saya Edizioni, 2025)

XXXV
Skógafoss
(Cascata dei boschi)

 

Ti prego, levami come un’onda, come
una foglia o una nuvola. Cado
sopra le spine della vita e sanguino!
(Percy Bysshe Shelley)

Mentre avanziamo in una nebbia randagia,
i corpi franti da una luce nascosta,
la cascata aspetta, nella crepa rossiccia –
oltre i declivi muschiati aspetta –
è un tempio di bosco, una offerta.

Siamo stati assenze, chiarori estenuanti
il delirio volitivo dei venti.
Siamo stati lo strappo – e la sutura,
la nostra vita, incessante invaiatura.
Ma dov’è ora la notte, dov’è la notte
che tutto acquatta, e dove il buio
in cui moriamo ciò che in luce siamo?

Avanza con noi lo smarrimento,
ha il cuore bianco di un pianto.
Avanza con noi la parola data,
il cerchio finito, il ritorno al primo vagito.
Eppure, siamo stanchi
di attese, di cancri e di ganci,
siamo stanchi dei palchi e dei proclami,
delle ceneri d’esilio, degli amori d’origami.

Il passo ha la forza di chi gravita in basso,
la memoria di chi sceglie il contrappasso.
Ma una voce chiama da un forziere di foglie.
È un invito ad attraversare, un ponte breve
oltre il semplice morire. È la siccità dei cuori
che finalmente si dà pace. Il tesoro è qui

nella schiena del figlio, arresa all’aspersione,
all’incanto dell’acqua, al giorno ultimo
che di ogni cosa sospende l’eterno annegare.

da Se questo è un dono (silloge inedita)

In Te mi nascondo (A F. Kafka)

Il sole non s’è levato; la notte
il cuore è di lana. Tu vieni svestito,
a bruciare gli scarti del buio.
Non so come fai ad accendere il fuoco,
che hai sempre le mani bagnate,
e buchi nel corpo che grondano acqua.
Dentro vorrei sbirciarci
e poi sigillarli col pane.
Invece provo a capire
chi ha chiuso gli occhi di Dio
spargendo il buio che c’è,
e mi chiedo chi è ora capace
di tessere fili di luce,
chi ancora sa ingoiare farfalle
e farne sorrisi.
Non so se ci siamo capiti,
ma tu te ne vai, coi buchi nel corpo,
le mani bagnate, e il sole destato
nell’incavo della nuca.

4 pensieri su “Poesia oltre la siepe, di Marco Masciovecchio. Maura Baldini

  1. S&R

    “una poesia filosofico-sensoriale”, bella questa definizione, mi sembra che colga il centro esatto dei versi della Baldini.

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