Giorgio Stella. Sterpia

Sterpia

Questa è la poesia figlia del
fato che mai avrei voluto
scrivere mai, sai?
Nel delta sterpia
la data sua sulla mia ultima
poesia che non può più mai mai –
per tornare a
quei mari, rovesciati, nella
rotta di tutti i cieli fino ai
nidi dei firmamenti, stessi,
le narici colme di… di sale
nella bambina estate
dove chiamavi le conchiglie madri
che chiamano al vento i figli loro
principi degl’abissi nei
castelli di sabbia bagnata
e t’avvolgeva un raggio d’ombra
dal sole al cuore fosti preso in
pieno morto e vivo
nello stabilimento marino
dove muoio in eterno riposo
per ritornare vivo e vegeto
al resto di me stesso
che ho scordato d’annegare
nell’ultima estate per la prima
volta fanciullo, perfetto nel
rudere elementare nella stagione
della terra ferma dove si ferma la terra
stessa sull’asse suo nel vuoto mio sono
io il sono suo del primo viso morto
sull’ultimo volto vivo al mondo
io non piango, risparmiato.
Quando morii fui sveglio e eterno
come il regno di sabbia nel castello di vento.
Né rimpianto rimorso odio compassione,
solo me stesso
cineripreso accanto a Dio
nella camera oscura in eterno,
come quei filmini, quei vecchi filmini
che ridono la stessa storia d’amore
dall’inizio alla fine come quando finisce
– ricomincia la strofa della vita –
solo che questa volta sono talmente dentro Dio
che sgorgo all’infinito il sangue del finito,
e non piango, non rido, io nel mentre di me stesso,
ed io?
Io venni meno al mio destino
come del resto già sapevo,
già io sapevo il volto,
il volto rado mio, quel volto,
quel volto baciato
fino all’osso
materno sogno.

Roma Maggio/Agosto 2008
STERPIA è stato concepito

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