“HO FIORI E DI NOTTE INVITO I PIOPPI
Ospedale di Sesto S. Giovanni novembre 1965”
DARE E AVERE. 1959-1965
In:
Salvatore Quasimodo
TUTTE LE POESIE
Nuova edizione
A cura di Carlangelo Mauro
Introduzione di Gilberto Finzi
MONDADORI 2020
*** *** *** *** *** ***
BASTA UN GIORNO A EQUILIBRARE IL
MONDO
L’intelligenza la morte il sogno
negano la speranza. In questa notte
a Bra?ov nei Carpazi, fra alberi
non miei cerco nel tempo
una donna d’amore. L’afa spacca
le foglie dei pioppi e io
mi dico parole che non conosco,
rovescio terre di memoria.
Un jazz buio, canzoni italiane
passano capovolte sul colore degli iris.
Nello scroscio delle fontane
s’è perduta la tua voce:
basta un giorno a equilibrare il mondo.
HO FIORI E DI NOTTE INVITO I PIOPPI
Ospedale di Sesto S. Giovanni novembre 1965
La mia ombra è su un altro muro
d’ospedale. Ho fiori e di notte
invito i pioppi e i platani del parco,
alberi di foglie cadute, non gialle,
quasi bianche. Le monache irlandesi
non parlano mai di morte, sembrano
mosse dal vento, non si meravigliano
di essere giovani e gentili: un voto
che si libera nelle preghiere aspre.
Mi sembra di essere un emigrante
che veglia chiuso nelle sue coperte,
tranquillo, per terra. Forse muoio sempre.
Ma ascolto volentieri le parole della vita
che non ho mai inteso, mi fermo
su lunghe ipotesi. Certo non potrò sfuggire;
sarò fedele alla vita e alla morte
nel corpo e nello spirito
in ogni direzione prevista, visibile.
A intervalli qualcosa mi supera
leggera, un tempo paziente,
l’assurda differenza che corre
tra la morte e l’illusione
del battere del cuore.
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Siamo precari e soli ma basta un giorno…
Grazie sempre.
SALVATORE QUASIMODO – DUE POESIE
“BASTA UN GIORNO A EQUILIBRARE IL
MONDO”
“HO FIORI E DI NOTTE INVITO I PIOPPI
Ospedale di Sesto S. Giovanni novembre 1965”
DARE E AVERE. 1959-1965
In:
Salvatore Quasimodo
TUTTE LE POESIE
Nuova edizione
A cura di Carlangelo Mauro
Introduzione di Gilberto Finzi
MONDADORI 2020
*** *** *** *** *** ***
BASTA UN GIORNO A EQUILIBRARE IL
MONDO
L’intelligenza la morte il sogno
negano la speranza. In questa notte
a Bra?ov nei Carpazi, fra alberi
non miei cerco nel tempo
una donna d’amore. L’afa spacca
le foglie dei pioppi e io
mi dico parole che non conosco,
rovescio terre di memoria.
Un jazz buio, canzoni italiane
passano capovolte sul colore degli iris.
Nello scroscio delle fontane
s’è perduta la tua voce:
basta un giorno a equilibrare il mondo.
HO FIORI E DI NOTTE INVITO I PIOPPI
Ospedale di Sesto S. Giovanni novembre 1965
La mia ombra è su un altro muro
d’ospedale. Ho fiori e di notte
invito i pioppi e i platani del parco,
alberi di foglie cadute, non gialle,
quasi bianche. Le monache irlandesi
non parlano mai di morte, sembrano
mosse dal vento, non si meravigliano
di essere giovani e gentili: un voto
che si libera nelle preghiere aspre.
Mi sembra di essere un emigrante
che veglia chiuso nelle sue coperte,
tranquillo, per terra. Forse muoio sempre.
Ma ascolto volentieri le parole della vita
che non ho mai inteso, mi fermo
su lunghe ipotesi. Certo non potrò sfuggire;
sarò fedele alla vita e alla morte
nel corpo e nello spirito
in ogni direzione prevista, visibile.
A intervalli qualcosa mi supera
leggera, un tempo paziente,
l’assurda differenza che corre
tra la morte e l’illusione
del battere del cuore.