Poesia oltre la siepe, di Marco Masciovecchio

Francesca Romana Rotella è una poetessa italiana contemporanea, nata a Roma nel 1975. Si è laureata in lingue e letterature straniere con una tesi sullo scrittore e poeta spagnolo José Jiménez Lozano. È attiva nel panorama culturale romano, dove partecipa a letture e ai “poetry slam”. Nel 2024 ha organizzato con CASA – Community Autogestita Scrittori Artisti – in collaborazione con la LIPS (Lega Italiana Poetry Slam) il I° Poetry Slam under 20 del Lazio.

Nel 2023 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica: Un rossetto e un taccuino – caratterizzata da versi che esplorano memoria, sensualità, e riflessioni sulla condizione femminile-e, nel 2025 Ciliegie con una bellissima postfazione di Anna Segre che ben descrive la poetica della Rotella come “un’ostinazione al rilancio, anche nel saluto, nella separazione, la benedizione da portarsi dietro, come un cibo salvifico in caso di fame”. 

Nelle poesie di Francesca Romana Rotella si distingue per alcune caratteristiche chiave: una sensualità soffusa, mai ostentata, l’impegno civile, con attenzione alle donne umiliate e alla speranza, una costante ricerca dello sguardo e della presenza dell’altro. Sono una delicata preghiera che pone il suo sguardo all’orizzonte per arriva al cielo.

 

da Un rossetto e un taccuino

“Un rossetto e un taccuino”

Oggi ho comprato un rossetto e un taccuino
perché desidero avere labbra rosse e scrivere poesie.
I miei versi sfilano liberi e neri su di un foglio bianco,
le mie labbra colorano i verbi.
Donna fortunata,
ché nessuno schiaffo mi ha mai sfiorata
per il rossetto,
per le parole scritte
o per quelle dette.
Ma io lo vedo quell’esercito di donne
offese, umiliate.
Esercito di corpi straziati
e di menti annientate.
È pensando a voi
che libero le mie parole,
è pensando a voi
che coloro le mie labbra.
Piango il dolore per l’offesa ricevuta,
piango la rabbia per quel niente
che niente vi vuol far sentire.
I miei versi sono scritti,
le mie labbra sono rosse
per le donne che furono,
per le donne che sono
e per quelle che lo saranno.

da Ciliegie

“Offrii il perdono”

Ricordo bene quel mattino
un fiore sporco, il tuo dono
accolsi muta il mio destino
mi punse di strazio l’abbandono.
Lasciai la presa,
offrii il perdono.

inedito

Papà ti vedo
candela
accesa da troppo tempo
stanca
la tua pelle cera
si perde
sera dopo sera.
Se una poesia non ti ho mai dedicato, chiedo:
posso farti questo dono ora,
ora che ti restano soltanto gli occhi?
Per le tue gambe assenti
e la tua voce fioca
per le mani che dimentichi
e tremano.
Tutto in te ora trema, papà,
tutto trema,
anche in me.

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