Zbigniew Herbert

a cura di Giorgio Stella

Mandel’štam

E alla fine come tutti i grandi poeti è diventato un buffone
alla corte dei muschi e dei licheni nel reame sovrano della tundra
desta l’allegria generale quando a quattro zampe come un cane
cerca gli avanzi di cibo vecno nenazratyj
e così per la gioia dei prigionieri compagni di sventura il poeta canta come un gallo
fa le capriole si mette sulle mani a testa in giù
e quando gli manca l’inventiva semplicemente fa l’ebreo
Sono passati decenni nessuno più ti cerca
adesso forse il signor Brodskij nell’aldilà cerca di ritrovare una traccia
è sempre stato così preciso il tempo e il luogo lo hanno abbandonato
contava le sillabe come un avaro ma parlava anche con le ombre

E Mandel’štam balla per la gioia degli urka
con la camicia mortale della paura i torsoli gettati in faccia
dimenticato sul fondo del mar rosso
che si è chiuso su di lui non vedrà Jerusalem
E Mandel’štam balla per aumentare la gioia di esistere
e Mandel’štam balla da solo scalzo sulla neve

1996-1997

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