Diario del disarmo. In direzione del sacro, di Michele Caccamo. 3

 

Terza pronuncia

Non mi spaventa il rumore.
Il mondo ha sempre avuto mercati e piazze, voci che si sovrappongono, richiami, lamenti, feste. Il suono non è mai stato il mio nemico.
Mi spaventa la folla che non ascolta. E non lo dico con disprezzo. Ascoltare presuppone una sospensione, un arretramento dell’io, un piccolo atto di umiltà interiore.
Ormai la folla non è più un insieme di persone ma un dispositivo, un apparato che distribuisce appartenenza e assegna innocenze.
Non c’è più nessuno che chieda perdono, tutti sono alla ricerca del consenso. Non ci si inginocchia più davanti a te, mio Dio, ci si inginocchia davanti alla platea.
La folla non ascolta la coscienza; condanna per non ascoltare la propria colpa, umilia per non vedere la propria vergogna. Vuole santi immediati e colpevoli definitivi. Vuole una separazione netta, semplice, comoda: da una parte i giusti, dall’altra gli indegni. E non si accorge che questa è una teologia falsa, una teologia senza misericordia, una religione rovesciata in cui il bene non salva ma seleziona.
Io lo so che senza ascolto non esiste compassione, che bisogna ascoltare le miserie degli altri senza trasformarle in sentenze.
Lo so che quando la misericordia scompare anche tu, mio Dio, scompari. Perché nessuno più riconosce il tuo volto.
L’ascolto è il primo atto di fede, forse è per questo che oggi sembri morto.
Abbiamo riempito tutto, costruito felicità artificiali per non far entrare la paura, per evitare le sue profondità. Poi abbiamo fatto di peggio, abolendo l’indulgenza come fosse una debolezza. La folla non ascolta più perché non vuole attraversare la vita, vuole scorciatoie morali.
Eppure, io lo so, che la salvezza non è sentirsi dalla parte giusta ma tremare davanti alla propria oscurità. È riconoscere la propria fame di giudizio ed essere capaci di disinnescarla.
Quando la folla concorda c’è una gioia cattiva, perché mette a tacere la verità, la fa sembrare superflua. Vi è un’assoluzione distribuita.
Dammi, mio Dio, questa grazia minima e terribile: fammi somigliare alla comunione, per non essere divorato da questo mondo.

3 pensieri su “Diario del disarmo. In direzione del sacro, di Michele Caccamo. 3

  1. Roby

    Non c’è più nessuno che ascolti nessuno. Solo la notte ascolta se stessa
    I. Calvino

    Grazie per questa meraviglia!

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  2. S&R

    Ascoltare, etimologicamente, vuol dire porgere attentamente l’orecchio.
    L’attenzione è l’opposto della dis-trazione,; è anche la chiave della preghiera del cuore e dell’arte del discernimento.
    Ci vorrebbe un’educazione all’attenzione, e pagine come questa contribuiscono a tenere viva la speranza che, prirma o poi, questo possa realizzarsi.

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  3. Ema

    Quando sapremo trasformare questa fame di giudizio in
    “fame e sete di giustizia” (Mt 5,6), intesa come il desiderio di agire rettamente secondo il piano divino, piuttosto che cercare la gratificazione umana, allora saremo salvi.
    Grazie sempre per aver condiviso tanta ricchezza di pensiero.

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