Buona fortuna, di Franz Krauspenhaar

Sono settimane che non riesco a ottenere un sonno davvero ristoratore, un sonno di almeno sette/ otto ore per notte.
Se vado a dormire a mezzanotte, di solito mi addormento verso le due/tre del mattino, perché leggo, o scrivo. E poi, con maggior fatica, mi riaddomento e scendo in un sonno più leggero.

In ospedale, nei primi tempi, quando ero al pronto soccorso, la notte facevo incubi tremendi, dell’ orrore.
Una volta ho sognato di dover essere giustiziato in Spagna, in una media città profonda, mi pare del centro nord, (ma non ne sono certo), dove però la gente, cioè i curiosi, spesso anziani e spesso solo fantasmi di ex giustiziati, a turno mi tenevano la mano per donarmi un po’ di coraggio, durante una lentissima parata, legato stretto ai polsi con manette di cotone, ficcato dentro una vecchia camionetta ( del tipo “Fiat Campagnolo” ) e sorvegliato a un palmo di naso da due poliziotti in borghese della Policia National.

In quella città senza nome ( o forse, mi pare, il nome lo aveva, doveva averlo, ma mi era caduto di mente a causa del destino atroce che stava per presentarmisi ) gli abitanti parlavano in massima parte l’ italiano, e addirittura con l’accento emiliano, e ben pochi praticavano il castigliano, mi parve; le poche auto erano targate BO -Bologna, dico come esempio più ricordato. Altoparlanti sparpagliati per tutto il percorso mandavano a gran volume musica fortemente ispanica, da plaza de toros, come per accentuare il mio giusto terrore; comunque in parte dissimulato, per un eccessivo orgoglio, quasi inossidabile, imparato fin da piccolo dai miei genitori, gente tutta d’un pezzo.

Sogno di morire, e di non vedere più, a parte il sudario nero della fine, e del nulla.

Nessun Dio della porta accanto alla finestra.

E dal nulla, dalla sua eterna profondità, riapro gli occhi, sveglio, o qualcosa del genere. Come se stessi venendo fuori da un poderoso rischio di affogamento.

L’ infermiera Carla – che sembra una mattoide svizzero tedesca invece che portoghese, per via della bionda fisicità e per un divertente finto sadismo un filo duerenmattiano, entra nella camera singola che mi hanno fortunatamente assegnato, urlando il mio nome storpiato con un certo gusto: ” Franzesko! Tudo bem? ”

Non riuscii a vedere il pesce esecutore, la cui spada anteriore mi avrebbe trapassato da parte a parte, dopo essere stato lanciato, come da un’ enorme fionda, da un posto e una distanza imprecisati.
L’ esecuzione avveniva, in maniera assurdamente complicata, tramite il lancio di un grosso pesce munito sul davanti di uno spadone naturale, un pesce spada estrogenato, fatto un po’ alla maniera di un animale di Max Ernst, che colpiva in maniera sanguinaria la mia terrorizzata persona.

Ho sognato, dunque, di morire per mano di una giustizia da paese dittatoriale, finanche franchista, ma senza aver commesso alcunché; intonso, tipico caso da errore giudiziario.
Fu colpa dei farmaci, senz’altro, misti alla tensione del ricovero e soprattutto alla paura di lasciarci la pelle.

Oggi sono sveglio dalle tre. La scrittura estemporanea sposta la mia attenzione dai miei pensieri convulsi verso l’adempimento di un compito che mi sono dato, vale a dire il completo recupero delle forze.
In circa un anno precedente a oggi, ho atteso invano il ricovero da parte dell’ SNS, il Servizio Sanitario Nazionale portoghese. Dovevo lottare per la vita delle mie forze, che gradatamente diminuivano. Maledivo il welfare portoghese, e perché no di aver avuto l’idea di stabilirmi qui, all’estremo occidente europeo, dove tutto finiva in mare.

Finalmente, sono entrato all’ ospedale “Barreiro-Montijo” mi pare il sette gennaio corrente anno in condizioni abbastanza critiche, e ne sono uscito, possiamo dire rinato, esattamente quaranta giorni dopo. Ho fatto, in ospedale, sotto la guida di un esperto fisioterapista, un buon percorso di ripresa attraverso una serie mirata di esercizi che continuo a fare, con qualche accorgimento, anche qui a casa mia, nella mia stanza, la più grande dell’ appartamento. E nella stanza ospedaliera per tre degenti, io nel letto centrale, infermiere di ottimo livello e due medici altrettanto mi avevano curato con farmaci adeguati in grande sicurezza.

Giorno dopo giorno le mie condizioni fisiche migliorano; faccio ogni giorno due rampe di scale per uscire ed entrare nel mio appartamento nel centro di Montijo, al secondo piano: certo, con le gambe di piombo; questo perlappunto dopo una bella uscita nel bellissimo sole di qui, camminando per più di mezz’ora, in due tranche di quindici/ venti minuti l’una.

L’altro giorno ho fatto più del dovuto coi due manubri da cinque kg. l’uno; d’altra parte sono tornato a casa benignamente dimagrito, ma avendo perso anche qualche chilo di massa muscolare; e per ritrovare me stesso, ma possibilmente migliorato, ho ripreso a “rieducarmi” grazie agli esercizi – cose semplici – anche nell’ umore.
Dunque ieri sono andato dagli amici da “Bellissimo “, il bar di fiducia in Praca da Republica, ma nel ritorno ho fatto molta fatica, che per surplus spesso mi girava la testa. Un maledetto calo di pressione.
Devo stare più attento e stare ficcato nel “protocollo”.

La serata da giustiziato fini’ nel ristretto appartamento di una coppia di conoscenti, situato nella cittadina spagnola di lingua balanzonica, per effettuare uno scomodo rinfresco: il posto abitabile era, come detto, stretto, quasi angusto, e la calca di uomini e donne parlanti a voce alta, e col contorno dello stereo che suonava e cantava una “non cantante” contemporanea di successo; non potevo resistere a quel qualcosa di straziante, e con una scusa salutai qualcuno a caso.

Sulla porta mi aspettava Carla, l’ infermiera dell’ ospedale” Barreiro-Montijo” – nella città di Barreiro, vicino a Lisbona.

Non ero più in una Spagna dittatoriale da pena di morte, ma nel cuore del Portogallo.

Ero confuso. Carla dapprima fece un sorriso largo di due metri, poi rientrò nel portone, e dandomi le spalle disse a voce stranamente bassa: ” Adeus, Franzesko. Boa sorte”.
Sì, addio, e buona fortuna.

*
Franz Krauspenhaar è nato a Milano e attualmente è residente nei pressi di Lisbona. Ha pubblicato più di una ventina di libri tra romanzi e poesie. Il suo ultimo romanzo, uscito a fine gennaio 2026, è L’uomo dissolto ( Polidoro collana Interzona).

12 pensieri su “Buona fortuna, di Franz Krauspenhaar

  1. S&R

    Il talento è in grado di trasformare una malattia in letteratura.
    Complimenti all’autore di questo bellissimo racconto.

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  2. S&R

    P. S. l’incubo comunque ha un lieto fine, per quanto enigmatico: nonostante l’avvenuta esecuzione, lo attende una festa tra amici, e un gran sorriso. Forse segno che la morte non ha l’ultima parola?

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  3. Ema

    Un incubo dove tutto sommato il sole ed il sorriso di Carla la fanno da padrone. Grazie per voler presentare, nonostante tutto, il lato bello della vita.

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  4. Roby

    Bello questo amore largo, di Carla, che accompagna con la sua presenza-sorriso.
    Bello così, come questa narrazione.

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  5. Filomena Shedir Di Paola

    Sono contenta che tu abbia portato questa esperienza dentro la narrazione. Si sente quando un materiale smette di essere testimonianza e diventa racconto: qui accade.
    L’incubo giudiziario, così concreto, così privo di commento, resta addosso.

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  6. Riccardo Ferrazzi

    Franz, meno male che ti risento: avevo paura di non sentirti più. Avevo anche paura che avessi dimenticato l’italiano, invece te la cavi ancora benissimo. Non so cosa ti è successo (è tanto tempo che non ti fai più vivo con me) ma sono contento di sapere che ne stai venendo fuori. Ti faccio i miei migliori auguri di tornare al più presto nel pieno della salute.
    Ciao Franz. Ci manchi. Fatti vivo più spesso.
    Richard

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    1. Franz Krauspenhaar

      Grazie mille Richard, avevo in mente di ricontattarti con calma, ma cambiare Paese, entrare in un mondo del tutto nuovo e poi cominciare ad ambientarsi, tutto questo può confondere, e al contempo impegnare molto.
      Io e mio fratello siamo giunti a Lisbona per via aerea il 4 ottobre 2023.
      Abitiamo in una cittadina vicina, dall’ altra sponda del Tago, si chiama Montijo, e ci troviamo molto bene.
      Qui è tutto diverso da Milano, per fortuna. Il clima è quasi sempre favoloso, mediterraneo. Niente stress, ritmo di vita umano.
      Nel gennaio del 2024 mi hanno diagnosticato una “insufficienza cardiaca “, una cosa abbastanza seria. Ho dovuto attendere giusto un anno il ricovero in un ottimo ospedale a Barreiro, citta’ più grande e vicina. Mi hanno curato con scrupolo e professionalità coi farmaci e la fisioterapia; prima del ricovero non riuscivo nemmeno più a camminare, ero esausto. Sono di nuovo a casa da giovedì scorso e continuo a progredire; ovviamente sono ancora in convalescenza.
      Sei cordialmente invitato qui, abbiamo abbastanza posto per ospitare una persona. Pensaci.
      Ciao,
      Franz

  7. riccardo ferrazzi

    In breve, per non approfittare di Lpels: io vado per i 79 anni, ho sei stent nelle coronarie e sto traslocando da Milano a Gallarate (dove ho due cugini e la tomba di famiglia). Non sono più tanto viaggiatore, ma forse capiterà di fare un salto a Madrid. Chissà che non ci stia anche un paio di giorni sull’oceano… Ma nel frattempo, quando vuoi, fatti vivo su FB o con [email protected]

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