da Ecco l’uomo

LXXXI

Sentì sopra di sé il peso del tempo. Si percepì incapace; affiorarono immagini, ricordi, per esempio il ragazzo al Cottolengo, cui avevano affidato il compito d’innaffiare il giardino. Lo aveva preso seriamente, non mancava mai di procurarsi l’innaffiatoio di plastica e attaccava sempre alla stessa ora, dallo stesso punto. Un giorno venne giù il diluvio universale; gli ospiti dell’istituto e gli assistenti si affacciarono alla finestra per godersi lo spettacolo della pioggia che si rovesciava a ondate, schiaffeggiando tutto ciò che capitava a tiro. In un angolo scorsero un’ombra, alla stessa ora, nello stesso punto del giardino: era lui, con l’innaffiatoio che sgocciolava in mezzo alla tempesta.
Oppure quella volta che una donna, madre di cinque figli, di cui quattro disabili, abbracciava disperata la bara di una delle sue creature e non poteva staccarsene; le si avvicinò un ragazzo handicappato dallo sguardo smarrito che la strinse a sé discretamente e le sussurrò in un orecchio:
«Suo figlio è fortunato ad avere una madre che gli vuole bene e piange per lui». Il figlio era una specie di mostro che aveva finito di campare per insufficienza generale di risorse. Eppure sì, oggettivamente si poteva ritenere fortunato, perché aveva una madre che piangeva disperata sulla bara ricoperta di fiori, mentre il ragazzo handicappato dallo sguardo smarrito era stato dimenticato o abbandonato da tempo immemorabile. La donna avrebbe voluto abbracciarlo, ma non ne ebbe la forza, e continuò a disperarsi, abbarbicata al feretro.
I ricordi lacerarono don Davide, lo precipitarono in un
vortice in cui si dissolveva ogni confine tra salute e malattia: era lui l’uomo della pioggia, incollato al suo posto di innaffiatore ufficiale, era lui il ragazzo handicappato che sapeva cogliere la felicità nascosta nelle piaghe del mondo, era lui la madre divisa tra opposti sentimenti e per un istante comprese che Dio è un ragazzo dallo sguardo smarrito, abbandonato al Cottolengo, dimenticato da tutti, eppure ancora capace di abbracciare.

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2 pensieri su “da Ecco l’uomo

  1. Ema

    Essere ancora capaci di abbracciare.
    Diventare un ponte tra il dolore e la speranza.
    Un atto sacro che permette di entrare nell’anima dell’altro.
    Solo Dio può dotare gli essere umani di una tale capacità.
    Grazie

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