Edoardo Lombardi Vallauri L’italiano in bilico. Quello che sì, quello che no, Bologna, Il Mulino, 2026
Ordinario di Linguistica generale all’università Roma Tre, Edoardo Lombardi Vallauri (se ne vedano almeno Parlare l’italiano, La linguistica in pratica, La struttura informativa. Forma e funzione negli enunciati linguistici, Parlare l’italiano. Come usare al meglio la nostra lingua, La lingua disonesta. Contenuti impliciti e strategie di persuasione) dà fuori per la collana «Intersezioni» dell’Editrice bolognese un saggio talmente ampio e articolato (la giocosità del sottotitolo non tragga in inganno) da rendere estremamente arduo, se non impossibile, darne conto minuto.
Il volume è articolato in sei sezioni. Nella prima (Slittamenti: “errori” che stanno vincendo) si stila un elenco di mutamenti linguistici in atto di cui non è ancora certo se si tratti di errori o di variazioni destinate a far parte dell’italiano cosiddetto standard, come
• innestare per ‘innescare’ («Non sprecare l’occasione che Piano Casa può avere di innestare processi di riqualificazione del territorio»), laddove innescare sta per ‘avvio del processo che porta all’esplosione di una carica’ e non ‘piantare qualcosa in qualcos’altro’;
• lascivo (‘impudico’, ‘lussurioso’) nel significato di ‘permissivo’, per analogia col verbo lasciare («Altro punto dolente, la lascivia e l’inefficienza delle classi dirigenti meridionali»);
• leggiadro (‘elegante, grazioso’) per ‘leggero’ («Mantenere la conversazione su toni leggiadri»);
• quantizzare (‘esprimere una grandezza in valori non continui ma discreti’) per ‘quantificare’, che invece significa ‘ridurre in termini di quantità’, ‘tradurre in cifre’ («Sofferenze non sempre quantizzabili a livello individuale»);
• schernirsi (riflessivo di schernire ‘dileggiare’) per ‘schermirsi’, il cui significato è invece quello di ‘proteggersi, farsi schermo’ («Si schernisce dicendo “Non tocca a me”»);
• stentoreo (‘robusto, potente’) per ‘stentato’, ossia ‘ottenuto a stento’, ‘che rivela lo sforzo’ ecc. («La voce […] stentorea e ansimante di Cernenko»);
• centrare e c’entrare per ‘entrarci’ («Personaggi che nulla dovrebbero centrare con il mondo del calcio»; «No, qualche cambiamento c’è stato, ma non so se possa c’entrare con la mafia»);
• estrapolare (termine matematico col significato di ‘dedurre, inferire’) per il puro ‘estrarre’ («e allora — scherza l’Autore — il fruttivendolo ti estrapola dal sacchetto delle melanzane le zucchine che ci aveva messe per errore»);
• implementare (dall’inglese to implement, a sua volta dal latino impl?re ‘riempire, completare’) nel significato di ‘incrementare’ («Borse e servizi implementati»);
• immemore ‘chi non ricorda’ nel senso di ‘immemorabile’.
Ed ecco nuovi usi generati da banalizzazione semantica:
Alcuni nuovi significati si devono alla perdita di una parte dei tratti semantici della parola, cioè a una interpretazione semplificata del suo senso nei contesti in cui appare.
Naturalmente il processo per cui un termine può assumere un nuovo significato a causa del valore che prende in alcuni contesti frequenti è un meccanismo fondamentale del cambiamento linguistico, e non avrebbe senso bandire a priori i nuovi usi che ne nascono. Se giornale è ormai sostantivo e designa una pubblicazione (che esce tutti i giorni), questo si deve alla frequenza con cui quell’aggettivo veniva usato in tale senso, e nessuno può più considerarlo un uso erroneo. Se morale designa anche semplicemente la conclusione di una vicenda («morale: non siamo andati al mare»), questo è perché tipicamente una morale concludeva le favole portatrici di un insegnamento. Se segreto ha ormai tra i suoi significati quello di ‘ingrediente/espediente efficace’ lo si deve alle frequenti espressioni in cui viene menzionato un tale espediente che è anche noto a pochi: «il segreto per togliere le macchie di frutti di bosco è immergerle subito in acqua bollente». […] Contesti come questi hanno fatto da ponte perché la parola prendesse il nuovo significato di ‘elemento che contribuisce in maniera decisiva’ […] «La grinta e lo spirito di gruppo sono il segreto degli uomini di Mondonico».
Si consideri, inoltre, lo slittamento di aleatorio da ‘rischioso, di esito incerto’ a ‘vago, impreciso’ («I colloqui d’esame sono strumenti di misura aleatori, impressionistici, ottocenteschi»); di reciproci nel senso di ‘rispettivi’ («L’odio dissacrante di una figlia verso i genitori e i loro reciproci amanti»); reticente (‘che tace’) nel senso di ‘renitente’, che invece significa ‘che resiste, si rifiuta’ («Lei ha avvertito qualche reticenza da parte della Forze armate ad inviare truppe italiane»); di visualizzare nel senso del puro ‘vedere’ («Verrò comunque al suo ricevimento per visualizzare gli errori del compito»).
Il secondo capitolo (Morte e generosità della scrittura) è un minitrattato di stilistica utilissimo per chi non è abituato alla scrittura. Nel terzo (Il vero ruolo dell’inglese) si sviluppano alcune riflessioni sull’ascesa di quella lingua e sulle sue cause (nessun attentato alla nostra “sovranità linguistica”: la presenza dell’inglese è marginalissima). Nel quarto (Politically correct: come nominare chi è vulnerabile) si esaminano «gli eccessi di ‘rispetto delle sensibilità’ che creano un clima di censura e autocensura nelle nostre società tardo-liberali» (Gloria Origgi). Il quinto è dedicato al sessismo nella lingua italiana, un tema oggi molto sentito. Il sesto e ultimo capitolo analizza il linguaggio “parlato scritto” delle chat.
Riferimenti bibliografici
Edoardo Lombardi Vallauri, La sintassi dell’informazione, Roma, Bulzoni editore, 1996.
Id., Parlare l’italiano, Bologna, Il Mulino, 1999, 2022.
Id., Grammatica funzionale delle avverbiali italiane, Roma, Carocci, 2000.
Id., La struttura informativa. Forma e funzione negli enunciati linguistici, Roma, Carocci, 2009.
Id., La linguistica in pratica, Bologna, Il Mulino, 2014.
Id. (con Giorgio Moretti), Parole di giornata, Bologna, Il Mulino, 2015.
Id. (con Luca Nobile), Onomatopea e fonosimbolismo, Roma, Carocci, 2016.
Id., Parlare l’italiano. Come usare al meglio la nostra lingua, Bologna, Il Mulino, 2017.
Id., Le guerre per la lingua. Piegare l’italiano per darsi ragione, Torino, Einaudi, 2024.
Id., La lingua disonesta. Contenuti impliciti e strategie di persuasione, Bologna, Il Mulino, 2025.
