a cura di Giorgio Stella
XXVI
Tu accosti un divinante orecchio,
Mia signora, alla conchiglia della notte.
In quel sommesso coro di delizie
Quale suono spaurí il tuo cuore?
Rassomigliava a fiumi scroscianti
Dai grigi deserti del nord?
Ciò che tu senti, pensaci bene o timorosa,
Sentí pure colui che ci lasciò
Eredi d’una storia demente
Da evocare all’ora degli spettri.
E tutto per qualche strano nome che lesse
In Purchas o in Holinshed.

