
Giuliano LADOLFI
ATTESTATO
(Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero 2018)
“[…] Questa raccolta di poesie tenta di decifrare il travaglio della contemporaneità mediante la specola della parola, smarrita in un divorzio con la realtà, iniziato alla fine dell’Ottocento e sofferto nel Novecento nelle conseguenze provocate dalle ideologie, che, impossessandosene, hanno trasferito il baratro dal settore artistico a quello politico […]”
Dal saggio La liquidità postmoderna di Giuliano Ladolfi, che introduce la raccolta.
VI
Mi dicevi parole nel passato,
le ho percepite in versi. Te le lessi,
ti dimostrasti offeso.
Erano tue, parlavano di te!
Volli tacerne il peso
per generare,
non per timore della verità.
Mi dici: «Non sappiamo più conoscere».
Non abbiamo il coraggio d’afferrarle
i capelli per farla gridare…
«Non chiamarmi al telefono:
non mi devi distrarre
quando guido in città!».
Hai letto gli striscioni dei cortei
e le bandiere della libertà.
Hai cantato canzoni sulle piazze
con chi giocava alla contestazione.
Io fuggivo, non erano compagni
di lavoro se il fieno era maturo,
non hanno mai reciso i loro sogni,
ricchi e famosi nella ribellione.
Tenevo rimboccate le mie maniche
e tacevo così come faccio ora.
«E pensi ancora di tacere?».
Con te distendo la mia voce:
vorrei queste parole superassero
le urla d’una discoteca.
Verranno altri a mietere
senza aver seminato
e agitare bandiere più spiegate.
«Non pensi d’essere orgoglioso?».
Forse… C’è nebbia la mattina:
se ti concentri sulla mezzeria,
non più distingui il piano e la collina.
III
Mia mamma se n’è andata una mattina
di maggio senza disturbare.
Non c’erano le auto quando nacque
nel casolare sulla ferrovia
Alzo-Gozzano, prima che la fabbrica
iniziasse a inquinare il lago d’Orta*.
Solo il dialetto era in grado
di aprire la porta all’esistenza.
La città è il tuo luogo d’accoglienza.
Ci vivi da trent’anni.
Mi ci ha trascinato tra gli affanni
un figlio diventato mio maestro.
A me sembra un sequestro
quando il traffico soffoca le strade
e le facce diventano di cera;
il giorno non capisce quel che accade
al ritmo d’una moda passeggera.
«Non sai vedere».
Vedo soltanto
quello che dentro sa bruciare.
Una volta la donna era la moglie
oppure c’era l’altra.
Ora si partorisce senza doglie,
si affittano le madri.
Il sesso fa cambiare
le donne come l’abito
e, dopo aver alzato nello stadio
i trofei di una partita di caccia,
li chiudi frettoloso nell’armadio.
Nota
* La ferrovia Gozzano-Alzo serviva non solo per il trasporto passeggeri, ma anche per il trasporto del marmo che veniva estratto dalla montagna. Terminò di funzionare nel 1924, anno in cui la famiglia della madre si trasferì in paese. Nel 1927 incominciò a funzionare a Gozzano la fabbrica della Bemberg, la quale produsse la distruzione dell’ecosistema del lago d’Orta. Tra il 1989 e il 1990 un grandioso progetto realizzato dall’Istituto Idrobiologico di pallanza bonificò l’intero bacino lacustre. Oggi nel lago vivono molte specie ittiche.
IV
«C’è un ritmo rap americano
che pullula nel sangue,
va imparato l’inglese per ballare,
anche se il mondo langue liquefatto.
Mi vuoi dar atto che hai perso lo smalto?
I versi teneri dei primi amori
ti cozzano, scintille sull’asfalto?».
È il prezzo della fuga…
ma a te che hai lasciato
i tuoi anni nella polvere,
più nulla schioda
dal diventare gigante della moda.
«Non sento frustrante questa sfida…».
Mio figlio sfila a pitti e si appassiona
visitando gli Uffizi.
«Ma non t’arrendi mai, trovi lo spazio
per arricchirlo anche di cultura».
Tu sei l’icona del mio tempo,
da quando ho dimenticato Orazio.
Ti ricordi la callida iunctura
e i versi che imparavi anche a memoria?
I tuoi figli non studiano il latino,
non studiano poesia né la storia.
V
Non senti questo alito di morte
che agita le menti e la realtà?
La sorte ha stretto un patto
con la sovrana di questa società.
S’insinua nei gameti,
intacca i farmaci,
regna sui feti,
nei bracci delle carceri,
la aspettano con ansia i walking dead.
I potenti ne han fatto canovacci:
hanno innalzato altari
su cui sacrificare i sogni
delle popolazioni.
Invocano miliardi gli arsenali,
baluardi di guerre e di profitti
su martoriate terre.
Sovrana dei poteri e dei mercati,
regna negli stadi
tra le urla dei tifosi.
passa in rassegna i templi del denaro:
Wall Street è il cimitero del pianeta.
La morte ha i miei occhi, il mio pensiero,
non il mio affetto.
Già mi apparecchio ad aspettarla;
il suo aspetto mi inorridirà:
io mi vedrò ritratto in uno specchio.
IX
Mio figlio non ha visto il comunismo,
è nato dopo il Muro di Berlino,
non conosce l’angoscia
del terrorismo, quando ogni parola
di dissenso era un colpo di pistola.
Ha acquistato la memoria di Aldo Moro,
di Tobagi e Pier Santi Mattarella
per l’esame di storia,
ma non riesce a cogliere il legame
con l’ideologico fermento
di quel momento, proprio come io
non comprendo il fascismo
e la deportazione.
Fascismo come comunismo
langue nel sangue della gente:
l’uno altera la mente, l’altro
con fascino stravolge le parole.
«E il male – tu continui –
s’aggira mascherato,
ispira forza e debolezza:
si veste da Prada».
Ma mio figlio non vede quella strada.
«Una scorza impedisce di vederlo.
Hai occhi vecchi
e finisci col leggere
la vita solamente sugli specchi».
XIII
Mio figlio studia marketing, mi chiede:
“perché i governi non fermano la crisi?”.
Che affermano questi tuoi sorrisi?
«Per fortuna l’azienda vende bene,
bisogna avere fede nel lavoro».
Che mai ti afferra mentre il mondo langue?
«Non vedi come sognano
i Grandi della Terra
sul sangue delle schiere mal nutrite?».
Mosche cocchiere,
si aggirano tra foto,
tra interviste e sterili proclami…
«Alla caccia del voto
su piste delle cosche!» tu esclami.
Non sono consapevoli
di essere impotenti,
contenti di trovarsi
in alleanza letale
sul carro universale
che scorre nella storia
sotto gli ordini dell’Alta Finanza:
Cameroon, Merkel, Monti ed Obama
con Putin ronzano sul cocchio,
bel panorama
di un crocchio massmediatico,
soltanto fiera delle vanità;
non vogliono accettare: altra schiera
stringe le briglie.
«E c’è futuro?».
A mio figlio mi avvezzo a ricordare
che l’uomo è più potente
della mole d’ogni malvagità;
è il prezzo che preoccupa
come pure il diluvio di parole.
XIV
più consumi, più alzi il fatturato,
più sale la montagna.
Tra il fumo che ristagna
le scatole di tonno e i detersivi,
i libri di Platone con Erasmo
(follia o pleonasmo?).
Tra scorie radioattive
la macchina a vapore,
l’orologio a cucù,
i libri di latino e il pensiero
dei Maestri d’Oriente e d’Occidente.
Su crepacci rupestri
musica sacra, libri di preghiere.
Ho visto trafugare il Capitale
insieme al Mein Kampf.
Seneca giace accanto a Pindaro,
affiora Goethe e Dante con Omero.
Ristorano i gabbiani il cimitero:
qui si celebrano i riti postmoderni:
l’autocarro che scarica i veleni…
e l’acqua ne è pregna fino al mare,
battesimo con acqua antilustrale,
che sgorga dai rifiuti,
la Morte è la sorgente.
«Vorrei lasciar la gente per andare
tra schiere di pinguini e fenicotteri».
La morte sta sulle tue rotte.
«Stay, illusion!».
Viviamo nella notte.
La civiltà si aggira nei mattini
senza alba, senza sole.
«Maranathà».
Il silenzio illumina parole?
NOTIZIE BIOBIBLIOGRAFICHE
Giuliano Ladolfi (Novara, 1949), poeta, scrittore, giornalista ed editore, ha diretto nove istituti di scuola secondaria superiore. Ha pubblicato cinque raccolte di poesia: Paura di volare. I ragazzi dell’Ottantacinque (1988), Il diario di Didone (tradotto in francese e in rumeno, 1994), L’enigma dello specchio (1996) Attestato (2015, tradotto in georgiano, inglese, francese, spagnolo e rumeno) La notte oscura di Maria (2021, tradotto in francese e rumeno, 2021), conseguendo diversi premi letterari, tra cui il Premio Speciale “Camaiore” 2025 e il Premio alla carriera nel XIII Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” organizzato dall’Associazione Culturale “Euterpe” (2025). Nei 2026 ha pubblicato in francese e in rumeno Des ténèbres à la lumière : Le monde recréé de Marie / Din întuneric la lumin?: lumea recreat? a Mariei (Ars Longa).
Nel 1996 ha fondato con Marco Merlin la rivista di poesia, critica e letteratura «Atelier», sulla quale ha pubblicato più di cento saggi sulla poesia del Novecento e contemporanea. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: per le edizioni di Atelier L’opera comune, antologia di 17 poeti nati negli Anni Settanta (1999); per Interlinea Per un’interpretazione del Decadentismo, Guido Gozzano Postmoderno (con Giuseppe Zaccaria) e il saggio di estetica Per un nuovo umanesimo letterario. Nel 2015 ha pubblicato il lavoro di saggistica La poesia del Novecento: dalla fuga alla ricerca della realtà (5 tomi). Interviste, testi e riflessioni sono comparsi su riviste di tutto il mondo. È giornalista pubblicista; collabora con la pagina della cultura del quotidiano «Avvenire». Nell’ottobre 2010 con Giulio Greco ha fondato la casa editrice “Giuliano Ladolfi editore s.r.l.”. È organizzatore e relatore di numerosi convegni letterari.
