Dalla mia terrazza non vedo persone
ma brandelli di periferia
fra l’odore molle del fiume
e intorno le montagne confuse
con l’azzurro del cielo
colline profumate di verde
fuori dal palpitare del tempo.
Qualcuno
tra le folte e vaste fronde degli alberi
lancia segnali di fumo
come il grido di chi vuole essere scoperto
o forse soccorso.
Non è forte, non ha resistenza
per sopportare la solitudine.
Intorno le foglie sbattute dal vento
gli dicono attento
non uscire dalla tua caverna.
L’aria si è fatta irrespirabile.
Gli uccelli tornano grigi ai loro nidi,
gli uomini vagano soli nell’odio
le serpi escono dalla loro tana
gli agnelli ruzzano tra l’immondizia.
E le auto che passano schiacciano i più piccoli
macchiano l’asfalto di sangue umano.
Le ciminiere, gli scarichi dei gas,
i veicoli opprimenti
hanno fatto tristi le periferie.
Sembra che il suo cuore pulsi
nei pastelli tenui dei palazzi antichi
tra vicoli ombrosi e strade ampie
tagliate sui ruderi di una città gloriosa.
Ma è solo un diamante al dito
di una mano deformata
dai morsi feroci dell’artrosi.
E la gente passa
con la meraviglia negli occhi
e calpesta con passi frettolosi o pesanti
il palmo di quella mano senza vedere
che nelle vene più lontane e sottili
non c’è alcun segno di vita
se non quell’esile richiesta d’aiuto
dell’uomo lasciato solo.
I versi emanano bene l’idea di desolazione, di abbrutimento, inteso come assenza del bello, e di abbandono che nel nostro immaginario, più ancora che nella realtà, rappresenta il concetto di periferia.
Tuttavia protagonista della poesia, soprattutto, sembra essere la solitudine; una condizione che, a ben pensare, possiamo rilevare in ogni luogo.
Fermo restando il valore della poesia, che ho molto apprezzato, devo però precisare che nel mio precedente commento ho provato ad esprimere un concetto leggermente diverso. Periferia è certamente sinonimo di desolazione, ma quella della solitudine è una condizione soggettiva che, a mio parere, è riscontrabile in ogni situazione, in periferia o nell’ombelico del mondo e fino alle porte del paradiso.
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MARCELLO COMITINI
PERIFERIE ©2020
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Arvo Pärt – Tabula Rasa
Adele Anthony (violin)
Gil Shaham (violin)
Erik Risberg (prepared piano)
Gothenburg Symphony Orchestra, Neeme Järvi
Immagine dal web rielaborata
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MARCELLO COMITINI
PERIFERIE ©2020
Dalla mia terrazza non vedo persone
ma brandelli di periferia
fra l’odore molle del fiume
e intorno le montagne confuse
con l’azzurro del cielo
colline profumate di verde
fuori dal palpitare del tempo.
Qualcuno
tra le folte e vaste fronde degli alberi
lancia segnali di fumo
come il grido di chi vuole essere scoperto
o forse soccorso.
Non è forte, non ha resistenza
per sopportare la solitudine.
Intorno le foglie sbattute dal vento
gli dicono attento
non uscire dalla tua caverna.
L’aria si è fatta irrespirabile.
Gli uccelli tornano grigi ai loro nidi,
gli uomini vagano soli nell’odio
le serpi escono dalla loro tana
gli agnelli ruzzano tra l’immondizia.
E le auto che passano schiacciano i più piccoli
macchiano l’asfalto di sangue umano.
Le ciminiere, gli scarichi dei gas,
i veicoli opprimenti
hanno fatto tristi le periferie.
Sembra che il suo cuore pulsi
nei pastelli tenui dei palazzi antichi
tra vicoli ombrosi e strade ampie
tagliate sui ruderi di una città gloriosa.
Ma è solo un diamante al dito
di una mano deformata
dai morsi feroci dell’artrosi.
E la gente passa
con la meraviglia negli occhi
e calpesta con passi frettolosi o pesanti
il palmo di quella mano senza vedere
che nelle vene più lontane e sottili
non c’è alcun segno di vita
se non quell’esile richiesta d’aiuto
dell’uomo lasciato solo.
Nel mio Signore ho sperato, e su di me s’è chinato”
I versi emanano bene l’idea di desolazione, di abbrutimento, inteso come assenza del bello, e di abbandono che nel nostro immaginario, più ancora che nella realtà, rappresenta il concetto di periferia.
Tuttavia protagonista della poesia, soprattutto, sembra essere la solitudine; una condizione che, a ben pensare, possiamo rilevare in ogni luogo.
Grazie del commento, amico Clown. La periferia come tu hai ben evidenziato è simbolo di solitudine, in particolare degli emarginati.
Grazie ancora ? ?
Grazie della condivisione e diffusione, Fabrizio ?
Fermo restando il valore della poesia, che ho molto apprezzato, devo però precisare che nel mio precedente commento ho provato ad esprimere un concetto leggermente diverso. Periferia è certamente sinonimo di desolazione, ma quella della solitudine è una condizione soggettiva che, a mio parere, è riscontrabile in ogni situazione, in periferia o nell’ombelico del mondo e fino alle porte del paradiso.