Auguste Rodin
“Le Penseur” sur “La Porte de l’enfer”, au musée Rodin.
J. S. Bach, Matthäus-Passion : “Erbarme dich, mein Gott” BWV 244
Trascrizione per organo di Benjamin Righetti
~~~~~~~~
Ho voglia di scrivere versi e pensieri
rivoltare col vomero della penna
la terra irta di cadaveri
per amore o debolezza
verso una patria inesistente
oggi dimenticati anche dal sole
calcinati ogni giorno.
Una terra di ciechi storpi malati
teste vuote e animi servili
che accorrono sventolando
bandiere e fazzoletti
per acclamare in nome della pace
chi semina odio e vendetta.
Vorrei scrivere dei potenti
che intendono mettere
i loro piedi sui mondi mai esplorati
in cerca della salvezza
quando avranno
sfruttato questa terra.
Scrivere dei preti
che sublimano i loro corpi
tradendo la carità e la fede.
Vorrei rivoltare le tombe dei poeti
morti in solitudine
per liberarne le parole
mai ascoltate da nessuno
trasformarle in torcia
per appiccare il fuoco alle menti
soffocate dal guadagno.
Vorrei scrivere dei poveri
avvolti nel silenzio
come fumo sulla carne lessa
distesa sui piatti gelidi delle mense
imbandite di speranze vane.
Vorrei scrivere degli amori morti
poi risorti tra spine e lacrime
che trafiggono il cuore senza pietà
e trasformano le albe in tramonti.
Vorrei abbandonare il vomere
alzare i pugni al cielo
mostrargli un mondo creato per la morte.
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MARCELLO COMITINI
VORREI SCRIVERE © 20 OTTOBRE 2020
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Auguste Rodin
“Le Penseur” sur “La Porte de l’enfer”, au musée Rodin.
J. S. Bach, Matthäus-Passion : “Erbarme dich, mein Gott” BWV 244
Trascrizione per organo di Benjamin Righetti
~~~~~~~~
Ho voglia di scrivere versi e pensieri
rivoltare col vomero della penna
la terra irta di cadaveri
per amore o debolezza
verso una patria inesistente
oggi dimenticati anche dal sole
calcinati ogni giorno.
Una terra di ciechi storpi malati
teste vuote e animi servili
che accorrono sventolando
bandiere e fazzoletti
per acclamare in nome della pace
chi semina odio e vendetta.
Vorrei scrivere dei potenti
che intendono mettere
i loro piedi sui mondi mai esplorati
in cerca della salvezza
quando avranno
sfruttato questa terra.
Scrivere dei preti
che sublimano i loro corpi
tradendo la carità e la fede.
Vorrei rivoltare le tombe dei poeti
morti in solitudine
per liberarne le parole
mai ascoltate da nessuno
trasformarle in torcia
per appiccare il fuoco alle menti
soffocate dal guadagno.
Vorrei scrivere dei poveri
avvolti nel silenzio
come fumo sulla carne lessa
distesa sui piatti gelidi delle mense
imbandite di speranze vane.
Vorrei scrivere degli amori morti
poi risorti tra spine e lacrime
che trafiggono il cuore senza pietà
e trasformano le albe in tramonti.
Vorrei abbandonare il vomere
alzare i pugni al cielo
mostrargli un mondo creato per la morte.
Anche la penna può generare vita o morte, canto o marcia funebre.
Grazie sempre a Luigi per le sue impareggiabili letture e a Fabrizio che si ricorda sempre e le pubblica!?
Cara Ema, anche la marcia funebre è musica e può essere accompagnata da un canto. La marcia funebre la compongo io e Luigi mette il canto.
@Comitini
Verissimo, vita amore e morte sono i grandi temi della poesia ed entrambi siete bravissimi ad esternarli .
Complimenti e grazie!