La forma della felicità. Dal 22 aprile nelle librerie.

di Barbara Pesaresi

“Le stelle brillano dalle loro vedette

 e gioiscono; 

egli le chiama e rispondono: «Eccoci!» 

e brillano di gioia per colui che le ha create.” (Baruc 3,34-35)

Don Fabrizio Centofanti, sacerdote e scrittore, e Sabrina Trane, psicologa, con “La forma della felicità” lastricano di un altro tassello quel cammino di vita nello Spirito che hanno iniziato a proporre a partire da “Piccolo manuale di spiritualità”. 

La nostra vita è un continuo rimpallo tra interiorità ed esteriorità, luce ed ombra. Il rischio, se non si trova una sintesi armoniosa tra i due stati, è quello di scivolare o in un esasperato soggettivismo, venendo a mancare il vitale confronto con l’altro, o in una sterile superficialità perché votati all’apparenza. 

Qual è la forma della felicità? La risposta è dentro di te e però è quella sbagliata, direbbe Quelo/Guzzanti. Quando per un individuo l’orizzonte è rappresentato unicamente da se stesso, è giocoforza la ricerca spasmodica dell’appagamento immediato e a tutti i costi di ogni desiderio, spesso condizionato, anche se in modo non sempre percepibile, dall’esterno. La felicità dell’individuo/consumatore deve durare il tempo di un battito di ciglia, affinché l’insoddisfazione che ne consegue spinga a ricominciare ogni volta daccapo.

Pertanto, oggi più che mai è urgente ripristinare quei valori universali che hanno come fine il bene di tutto il Creato e non il suo aggressivo sfruttamento e consumo, e a questi allineare il baricentro del nostro operare per mantenere la rotta e non smarrirci, diventando tristi marionette in balia degli eventi. Fare luce nel caos della nostra interiorità per intercettare i veri bisogni e diventare protagonisti della nostra vita diventa, quindi, fondamentale. 

E il lume per diradare le ombre è, secondo gli autori, l’esperienza dell’incontro con Dio nel quotidiano, attraverso un dialogo che si nutre di lettura e meditazione del Vangelo e dei testi biblici. Come scriveva don Fabrizio in “Le parole della felicità”, uscito nel 2005, se dentro l’uomo c’è qualcosa di Dio, preme per trasformarsi in azione, per dare frutto. Pertanto, meditazione e preghiera non come vie di fuga dal mondo reale per liberarsene, bensì strumenti per  viverlo meglio equipaggiati e più liberi e aperti agli altri perché più consapevoli. 

Spiritualità e felicità si mostrano inscindibili nella vita di un cristiano. Anzi, la cartina di tornasole della vera spiritualità sembra essere proprio la gioia.

Abbiamo vissuto un anno doloroso e complesso e, purtroppo, non è finita qui. La pandemia ha causato disastri, sanitari e socio-economici, mettendo a nudo la fragilità del nostro stile di vita. Ha ricordato brutalmente, soprattutto a noi occidentali che tanto facciamo per rimuoverla dal nostro orizzonte, che la morte esiste e fa parte del destino dell’uomo. Ci ha anche ricordato che esiste l’imprevedibile, e tenere tutto sotto controllo è un’illusione poiché la vita non è mai a rischio zero.

Tutto ciò ha prodotto angoscia, paura del presente e del futuro, ci ha disorientati e immobilizzati non soltanto fisicamente ma anche nei sentimenti, nelle emozioni, nei pensieri. Pertanto parlare di felicità in questo momento non è sicuramente facile. Ma la felicità di cui tratta questo libro ha ben poco a vedere con la gratificazione personale di cui si parlava prima, poiché si spinge un po’ più in là.

Si può essere felici nonostante il dolore, nonostante la morte? Scrivono gli autori:

“(…) anche coloro che vivono la realtà con soddisfazione, concentrati sul qui e ora, non possono eludere l’angoscia della morte che grava su ogni essere umano. I Padri d’Oriente, infatti, hanno inserito la tristezza nel novero dei vizi capitali perché è il frutto di una scelta di fondo: l’opzione per il proprio io, piuttosto che per Dio. Tutti i problemi derivano da qui, perché l’ego è un filtro che deforma la realtà, la interpreta in base ai desideri e alle paure. L’altro è un fantasma che può nuocermi o giovarmi: non conta lui, ma ciò che me ne viene. Questa distorsione produce una disarmonia in cui nessuno più è se stesso. Qual è la soluzione? Non conformarsi alla mentalità dell’ego, ma lasciarsi trasformare dallo Spirito, che invade generosamente ogni angolo della persona. La forma della vita è Cristo: se ci lasciamo modellare da Lui, la felicità comincia a farsi strada.”

[si può prenotare qui]

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