Dareide. Intervista di Franz Krauspenhaar a Ippolita Luzzo

Ippolita Luzzo, Dareide. Pezzi su Domenico Dara dal regno della litweb, 2021, Città del sole Edizioni

 

di Franz Krauspenhaar 

 

Ippolita Luzzo è una figura originale nel mondo letterario italiano, piuttosto statico e di non molte sorprese. È una famosa blogger (Dal regno della Litweb) ma ovviamente non solo; i blog sono passati negli anni – ormai quasi nei decenni- attraverso una selezione naturale, e ne sono rimasti in pochi veramente funzionanti e quindi efficaci, tra cui quelli ormai storici, come quello che ora mi ospita; imprese collettive nate e cresciute come zibaldoni online che pubblicavano e tuttora pubblicano con buon seguito articoli che dal prettamente letterario svariano su altre discipline, di solito artistiche, e su problemi sociali. Il blog dell’infaticabile Luzzo, signora calabrese di Lamezia Terme, ridente città della Calabria centrale affacciata sulla bellissima costa tirrenica, è diventato un vero punto di riferimento per i letterati e i lettori appassionati.

La Luzzo sfodera così, in perfetta sinergia, le sue armi: una grande curiosità intellettuale, una passione indomabile per la letteratura e la valorizzazione dei talenti, muovendosi con energetico passo come operatrice culturale e guadagnandosi la stima di un ambiente, quello letterario italiano, non sempre prodigo di abbracci verso chi ha fatto del suo curriculum un percorso originale, fuori davvero dall’ordinario. Uno dei casi di questa riuscita ricetta è quello di Domenico Dara, cinquantenne scrittore anche lui calabrese, di Catanzaro, una delle voci letterarie italiane più talentuose venute allo scoperto nel decennio passato. Due romanzi con la casa editrice di qualità Nutrimenti e il terzo, per ora, con la corazzata Feltrinelli. Il breve libro di Ippolita Luzzo è un omaggio al talento di Dara, ma anche una testimonianza di stima e affetto per uno scrittore che le ha detto, tre e nelle sue righe, qualcosa di importante. Dara non ha infatti una solita voce standardizzata, bensì fatta per durare; narra storie minime e grandi del paese di Girifalco, dove è cresciuto, facendo di questo paese una specie di posto epico, di un’epica che non è minimalista o fiabesca o proprio fuori dai gangli del reale, ma che invece fa del piccolo paese una riproduzione del mondo. E usa un linguaggio spesso inventato, spurio, che mischia espressioni dialettali a modelli di linguaggio estremamente moderni, anzi contemporanei. Un autore sofisticato, insomma. La Luzzo prende dal suo diario blog alcune vicende realmente accadute durante le varie presentazioni dei libri di Dara e ne fa a sua volta un ottimo racconto, che sfiora una sua epica personale, quella del piacere di stare in compagnia dei propri simili, di parlare la stessa lingua (letteraria) di condividere non solo la lettura ma anche l’incontro, l’amicizia, la stima,l’orgoglio in qualche modo di appartenersi attorno agli amati volumi. Senza spocchia, senza corone d’alloro che comunque il Dara ha già ricevuto vincendo e arrivando in finale a vari premi di prestigio, come il Calvino.

Un’altra cosa che balza agli occhi, e che ritengo basilare per un libro “classico”, come un romanzo, un saggio o ovviamente questa Dareide, viaggio di incontri belli e proficui attorno a uno scrittore amato, è lo stile dell’autrice: colloquiale e raffinato, con qualche bell’arcaismo in mezzo; uno stile originale, che sembra narrarci storie di libri con una bella,opportuna svagatezza, che forse è un modo per non farsi troppo coinvolgere, per rimanere a galla, regalmente, dentro un’imparzialità di fondo. La Luzzo è un critico, una appassionata lettrice, un operatore culturale, una blogger, ma last but not least, una scrittrice a sua volta. E a lei piace proprio il raccontare di questa passione irrefrenabile per la letteratura, e per gli altri. Le abbiamo posto alcune domande.

 

1. Come le è venuta l’idea di questo libro così originale? 

Sul perché e sul per come, lo dico proprio nell’introduzione al libro.

La Dareide di Dara, la raccolta dei pezzi già pubblicati sul blog Il Regno della Litweb, nasce subitanea nel 2018, nello sfogliare il libro Pezzi e non trovare nemmeno un pezzo di Domenico. Il “di” è voluto ed è sorridente.  Annuncio più volte nel corso di questi due anni la raccolta, aspettando la stagione delle messi, e durante il dicembre 2020 sembra che tutti i pezzi mi spingano a vincere la pigrizia e a farli uscire. Prepotentemente. Chiedo il conforto di Domenico, di Rosy, di Antonella che lo pubblicherà, e pronti via, sul nastro di partenza siamo. Usciamo, anzi escono loro, i pezzi, perché noi non possiamo per il momento. 

E uscendo ci diranno cosa vuol dire leggere, cosa vuol dire scrivere, cosa vuol dire incontrarsi, quale esigenza abbiamo tutti di sorriderci e toccarci, di avere la stima degli altri, di stimare a nostra volta, di entrare in relazione uno con gli altri con un libro in mano.

 

2. Ha in serbo uno o più nuovi progetti letterari per il futuro?

Il blog Il regno della Litweb è nato per caso nel 2012, a giugno, e da subito  ho iniziato a intercettare la letteratura nascente, o almeno gli scrittori alle loro prime opere, le case editrici che non avevano spazio. I social sono stati la mia piazza grande e mi sono sentita alla finestra di un mondo meraviglioso. Il futuro ed il presente si mixano così in una straordinaria partecipazione ad un mondo che io avevo solo sognato. Sono già stata giurata al Premio Brancati, sono giurata al premio Comisso15 righe e sono stata proprio pochi giorni fa presidente di giuria della terza edizione del concorso nazionale “Sperimentare il Sud” promosso dall’associazione culturale “LibrArti” in collaborazione con la rivista “Il loggione letterario” e quest’ anno in partnership con il blog “Il regno della Litweb”.  Già questo è il mio futuro

 

3. Dara è un autore della sua regione, la Calabria, che storicamente ha dato grandi personaggi alla letteratura italiana, penso a esempio ad Alvaro, Repaci, al critico Pedulla’, al poeta Lorenzo Calogero… Dara è senza dubbio un autore contemporaneo che dà lustro alla sua regione, però lei si occupa di libri a tutto campo, insomma di libri di scrittori di tutto il territorio nazionale Come vede la letteratura italiana contemporanea? Vede qualche altro talento all’orizzonte, magari giovane?

Domenico Dara ormai non ha più bisogno di presentazioni, è un autore affermato, ma ricordo ancora con grande gioia i nostri incontri molti anni fa ed il mio parlare e parlare a tutti del piacere di aver letto il Breve trattato sulle coincidenze e Appunti di meccanica celeste. Io mi sento una lettrice e da lettrice ho partecipato alla nascita quasi di alcuni libri, con le mie prime recensioni su libri che poi hanno avuto successo. Ho letto libri bellissimi che non hanno spazio nelle graduatorie di vendite nazionali e nemmeno nelle librerie, però io trovo che bisogna resistere, ci sono autori fantastici, scrivere dei nomi sarebbe fare torto a moltissimi altri. La letteratura è uno spazio aperto, la lettura è fatta di incontri con libri unici. Ricordo sempre Bobi Bazlen, ricordo come scelse i libri Adelphi, ricordo le sue parole perché potrebbero essere le nostre, oltre che quelle di Roberto Calasso, da poco scomparso. Roberto Calasso e Bobi Bazlen, la gioia che deve dare la lettura di un libro, l’unicità dell’autore, lo stile, il suono, il libro deve suonare, dobbiamo sentire il ritmo della frase. La letteratura difenderà ancora l’unicità? Me lo chiedo ancora  

 

4. Eccomi all’ultima domanda. Quali sono le cose che secondo lei andrebbero cambiate nella filiera editoriale ma anche nelle modalità con cui gli addetti ai lavori premiano e bocciano, per esempio? Forse si scrive e si pubblica troppo, nel nostro paese?

Da semplice lettrice guardo dispiaciuta le librerie occupate da libercoli, da una pletora di titoli orribili, vedo offerte continue sul nulla e mi sento vicina ai librai a loro volta oppressi da una quantità eccessiva di titoli, da dover poi rendere dopo pochi mesi tutto e ricominciare. Un vero orrore. Sicuramente è un mercato affogato, stritolato da chi può permettersi di dominare il campo letterario. Non sappiamo neppure quanto tempo ancora si potrà resistere a tutto questo, aggiungendo lo strapotere di Amazon che toglie alle librerie e alle stesse case editrici la maggior parte dei guadagni. 

Il libro dovrebbe essere protetto, il libro vero, facciamo ancora questa distinzione. Il libro vero non ci imbroglia, ci dona gioia, diceva Bazlen, e noi con lui chiediamo gioia alla lettura. 

 

Un pensiero su “Dareide. Intervista di Franz Krauspenhaar a Ippolita Luzzo

  1. Ippolita

    Il libro dovrebbe essere protetto, il libro vero, facciamo ancora questa distinzione. Il libro vero non ci imbroglia, ci dona gioia, diceva Bazlen, e noi con lui chiediamo gioia alla lettura.
    Grazie ancora a Franz
    Ippolita

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