Stefano Levi Della Torre, Variazioni sull’acqua

Piccola onda, 1999Piccola onda, 1999

Una mostra di Stefano Levi Della Torre su sor’aqua
di Giorgio Morale

Si è aperta il 27 settembre e si concluderà il 17 ottobre la mostra Variazioni sull’acqua che raccoglie 55 dipinti di Stefano Levi Della Torre presso la Centrale dell’Acqua di piazza Diocleziano 5, a Milano.

La mostra è una sorta di discorso cum figuris, strutturato su una solida architettura argomentativa attorno a uno dei beni più preziosi per la vita della Terra, in cui si riconosce l’azione dello Stefano Levi Della Torre saggista. Nei dipinti di queste Variazioni si alternano le immagini dell’acqua tranquilla del Molo e quelle del Diluvio, prima inquietanti per i cavalli che si innervosiscono per la crescita del livello dell’acqua in Inizio del diluvio e poi distruttive per gli animali che vengono sommersi; quella circoscritta o ombrosa del Lago e quella libera e luminosa che accoglie l’abbandono del corpo della Bagnante;

Bagnante

quella trasparente della Piccola onda e quella profonda degli abissi de La nave di Giona; l’acqua utile al lavoro umano nelle risaie del Canale d’irrigazione e del Ponte sul Ticino e quella che diventa materia della stessa pittura ne Gli strumenti del pittore. Né mancano i risvolti ironici nella rappresentazione indiretta dell’acqua, nemmeno visibile perché questa forza della natura è irreggimentata nelle condutture domestiche del Lavabo e della serie dedicata alla Lavatrice.

Lavatrice 1, 2015

Con puntate decisamente satiriche nella rappresentazione della striscia marina desiderata ma irraggiungibile per i bagnanti nelle due rappresentazioni della spiaggia affollata e claustrofobica del 15 agosto.

15 agosto 2, 2012

La stessa varietas circola nella rappresentazione delle creature marine, dalla balena di Giona, che evoca i terrori ancestrali cresciuti attorno ai leviatani degli abissi, alla medusa che ha l’evanescenza dell’acqua; dalle conchiglie dalle forme cangianti, a seconda delle diverse angolazioni e dell’ora del giorno in cui sono riprese, ai merluzzi del dipinto dal titolo ossimorico Feroci vittime, che allude a temi pregni di significanza storica e naturalistica; alle acciughe accatastate in forme che evocano la piramide del Giudizio Universale michelangiolesco, i cui occhi vividi sono un memento per l’uomo, affinché trovi la misura tra l’ottusità della pesca indiscriminata e l’imperativo del ciclo della vita.

I dipinti appartengono a vari periodi della produzione di Stefano Levi Della Torre e costituiscono una sorta di antologia personale, in cui convergono elementi emergenti della sua biografia esistenziale e intellettuale. Non a caso la mostra si apre con Piccola onda, che è collegata a un ricordo dell’infanzia, l’età che dà forma alle modalità originarie della nostra relazione con il mondo, che lo stesso pittore racconta. “Piccola onda l’ho dipinta pensando a quando mia madre mi portava in braccio nel mare e sentivo la sua saldezza che mi faceva sorvolare l’agitazione dell’acqua. Mi scorreva sotto quella piccola onda che mi pareva grande, una mobile lente per la luce del sole sul fondo sabbioso. Mia madre procedeva e non vacillava all’urto del mare, mi sentivo protetto, ormai pronto a lasciarmi affidare all’incessante movimento dell’acqua: una facile metafora di incoraggiamento alla vita”.

La nave di Giona, 2006

Altri elementi significativi sono il ciclo del Diluvio e La nave di Giona, che rimandano all’ebraismo delle origini e di vari saggi che l’autore ha dedicato all’argomento; i quadri della Liguria, con le spiagge, il molo, la veduta delle case e del mare, lo studio, che rimandano alla casa e allo studio dell’artista ad Alassio dove abitò e lavorò lo zio e maestro Carlo Levi; il lavabo, la lavatrice, la libreria e gli strumenti del pittore, che rimandano agli spazi e agli oggetti della quotidianità e del lavoro.

Strumenti, 2008

La vicinanza alle cose è reclamata dallo stesso Stefano Levi Della Torre: “Imitare le cose è la mia ambizione, perché le somiglianze e l’evidenza stessa sono un enigma anche se fingono d’essere esse stesse una spiegazione”. Una dichiarazione che capovolgendo il platonismo rivaluta le apparenze riconosciute inesauribili come e più delle idee iperuraniche. “L’ordinario” prosegue il pittore “è più stupefacente perché è più segreto, acquattato com’è sotto l’abitudine che rende passivi. L’abitudine nasconde l’espressività del mondo, che occorre scovare”. È questo il principio perenne di ogni realismo artistico e letterario, riconoscere la realtà come la fonte più varia di soggetti e di significati, e questi quadri che ce la pongono davanti diventano essi stessi uno stimolo costante per l’intelligenza e la sensibilità.

Argine di risaia, 1991

D’altra parte è l’artista che sceglie e delimita il segmento da rappresentare e organizza la visione. Troviamo quindi delle costanti in questi quadri che sono la sua cifra stilistica: il rapporto fra il dentro e il fuori, realizzato tramite la visione dalla finestra aperta, quasi una metafora dell’occhio e della pittura, nei dipinti Mattino e Città sul mare di notte; l’alternarsi della precisione dei primi piani e dell’indistinto dell’aperto, in Molo e Argine di risaia;

Molo, 2016

il combinarsi di forme geometriche chiuse e l’improvvisazione resa con un virtuosismo che evoca il Barocco, come nei drappeggi della biancheria che fuoriesce dalla Lavatrice; il gusto della variazione, su cui si sono esercitati Monet e Cézanne, che mostra come la ripetizione cum variatione più che un limite sia una bella palestra di invenzione, che si esprime nei cicli Lavatrice, Lavabo, Strombus gigas; e il gusto per le variazioni coloristiche, in cui si sono cimentati tanti maestri dal Seicento in poi, che creano infinite vibrazioni nell’approfondire le possibilità espressive di un colore, in quadri quasi monocromi come Lavatrice, Lago, Molo, Piccola onda, Onde.

La mostra è un’occasione per incontrare un’opera che, oltre a costituire una gioia per gli occhi, offre preziosi spunti di riflessione sulla nostra “sor’aqua”, la quale, come dice Francesco, “è multo utile et humile et pretiosa et casta”.

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