
Isacco Turina
Non come luce
Terra d’ulivi, 2021
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Sembrerebbe per Turina un momentaneo abbandono della sociologia per far posto alla poesia. Invece scopriamo che anche qui – nella collana Deserti luoghi di Terra d’ulivi diretta da Giovanni Ibello – avanza con piglio deciso dentro la società, dentro la polisemia della nostra lingua e dentro gli enigmi della relazione amorosa (L’amore è la linea/ più lunga fra due corpi). Il poeta dunque resta sociologo e il sociologo accoglie il poeta, come d’altronde dovrebbe accadere sempre, perché la poesia estende lo sguardo e non accetta recinzioni.
Si dichiara all’inizio, fiduciosi, l’abbandono di certezze e di paure – Con un colpo di remo gli equipaggi/ si staccano da riva/…/ E del tempo più nulla sappiamo – ma ‘Nel presente’ (sezione poematica del libro) la storia continua a incombere, fino ad invadere ogni angolo della vita individuale – La storia è un’acqua ogni anno più sporca/…/ Riassumi la tua vita in poche frasi. C’è un verso emblematico (che sarà ripetuto anche in chiusura dell’ultima poesia) dove un’opportunità tecnologica resta antropologicamente irrisolta – Quando mi sarò spento/ disperdete i miei dati nel vento; e poi un altro verso, visionario, dentro la medesima linea di denuncia – Guarda: il deserto sta fiorendo/ di bottiglie di plastica immortali; invece l’amore che turba (Porta un turbante che non sa allacciare) è straniero, contradditorio, sfrontato.
Il poeta interroga ‘la sentinella’ ma lui stesso è sentinella attenta sul presente, che da voce ai profughi in cammino, ai dolorosi cambiamenti di sesso e identità (Sono stata/ prima un uomo, fuori posto e infelice), a chi non riesce a capire. Le contaminazioni tra i due ‘mestieri’, di poeta e sociologo, diventano man mano più eclatanti, tetre profezie vicine al realismo terminale di Guido Oldani – Seppellitemi insieme al mio computer./ Agli dèi di domani, gli archeologi/ ci mostreremo uniti come in vita – che talvolta assumono la forma di lamentazioni – Ancora cronaca ancora cronaca ancora cronaca/ per la speciale semplicità di un altro giorno./ Le immagini si cibano di noi…
Senza timore d’essere smentiti, possiamo davvero affermare che Isacco Turina – pur essendo solo alla seconda raccolta poetica – è già una delle voci più consapevoli e mature della sua generazione.
Antonio Fiori
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Geometria
Nove anni di esitazioni
prima di possederci.
L’amore è la linea
più lunga fra due corpi.
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5. Spossessione
Dopo il segnale acustico
registri il suo silenzio –
mi muovo come un gregge di riflessi
fra le pareti d’ansia e lo splendore
– avvisiamo la gentile clientela
di non sognare le grandi farfalle –
qualcuno parla in fondo ai miei cassetti
– esci in cortile e portami la salvia,
ma fermati dove il piede
comincia ad affondare –
quando sono tornato eri scomparsa,
il ramo già appassito
– ogni riferimento ai suoi capelli
è puramente casuale –
le nostre bocche in prestito a parole
che si parlano da sole
– gli esperti sono ancora al lavoro
per ripescare ciò che è vivo –
nell’interferenza infinita noi
– solo lievi perturbazioni
che tendono a diradarsi –
al culmine del controllo
lasciamo che tutto accada.
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8. Vigilia delle ceneri
In principio fu la cenere
perché qualcosa era già stato.
Il grido che dura nella cenere
ascoltiamo quando intorno è silenzio.
Pioggia di cenere ci sfama e ci disseta,
cade lenta sul velo della sposa.
Come un pasto di ceneri
godo il tuo corpo vivo.
Nell’aldilà c’è una lavanderia.
Prima di immergerlo strofinerò
il mio cuore di mango
su una pelle di fiore.
«Quando mi sarò spento, disperdete
i miei dati nel vento».
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Isacco Turina è nato a Villafranca di Verona nel 1976. È ricercatore in sociologia presso l’Università di Bologna, dove insegna Sociologia delle religioni. Vive a Firenze. Ha pubblicato il volume di poesie “I destini minori” (Il ponte del sale, 2017) e la raccolta di racconti “Elogio delle merci” (Coazinzola press, 2018).
