Si vis pacem, para pacem. Ma questo è lo spirito della divisione!

L’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede contesta la decisione del Vaticano di “mettere insieme donne ucraine e russe nel portare la Croce durante la Via Crucis”. Dopo l’ambasciatore è la Chiesa greco-cattolica ucraina a contestare il Papa tramite l’arcivescovo di Kiev Svjatoslav, che trasmette alla Sede Apostolica “la grande indignazione e il rifiuto di questo progetto”. Sviatoslav è certo di parlare anche a nome dei “fratelli cattolici di rito latino” e confida che le sue richieste “vengano ascoltate”. Il commento di Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, è che “Francesco è un pastore non un politico”. Io rimango allibito sia dal diplomatico che vuole insegnare a una guida religiosa a fare il suo mestiere sia dall’intellettuale cattolico che sminuisce la portata politica del gesto. Questo invece oltre che un gesto religioso è un tangibile gesto politico di pace che i leader mondiali sono impotenti a esprimere. Per questo mi auguro che papa Francesco respinga queste ingerenze e che le richieste non siano ascoltate.

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L’Ambasciata ucraina presso la Santa Sede: “No alla Via Crucis con i russi al Colosseo”
di Paolo Rodari

In un Tweet l’ambasciatore Andrii Yurash scrive di capire e di condividere la preoccupazione generale in Ucraina e in molte altre comunità sull’idea di vedere assieme donne del suo Paese e altre russe nella cerimonia del Venerdì Santo.

L’Ambasciata ucraina presso la Santa Sede contesta la decisione vaticana di far portare insieme la croce a una famiglia ucraina e a una russa alla Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo, presieduta dal Papa. “L’Ambasciata ucraina presso la Santa Sede – twitta l’ambasciatore Andrii Yurash – capisce e condivide la preoccupazione generale in Ucraina e in molte altre comunità sull’idea di mettere insieme le donne ucraine e russe nel portare la Croce durante la Via Crucis di venerdì al Colosseo”. “Ora stiamo lavorando sulla questione cercando di spiegare le difficoltà della sua realizzazione e le possibili conseguenze”, aggiunge.

La tredicesima stazione
La decisione di portare alla Via Crucis una famiglia ucraina e una russa era stata comunicata ieri dalla sala stampa vaticana. Le due famiglie dovranno intervenire durante la tredicesima stazione, considerata una delle più strazianti del percorso: rappresenta il momento in cui Cristo è deposto dalla Croce ed il suo corpo viene riconsegnato alla Madonna.

Gli altri temi oltre a quello della guerra
Il tema scelto per la Via Crucis quest’anno è “la famiglia a cinque anni dalla pubblicazione della Amoris Laetitia”. Gli altri temi delle meditazioni sono, oltre alla guerra, anche la crisi acuita dalla pandemia, la mancanza di lavoro e la conseguente angoscia di una vita familiare precaria e il dramma dei migranti.

Le tappe della salita al Calvario
Questo lo schema della Via Crucis, stazione per stazione: I una coppia di giovani sposi, II una famiglia in missione, III una coppia di sposi anziani, IV una famiglia con 5 figli, V una famiglia con un figlio con disabilità, VI una famiglia che gestisce una casa di accoglienza, VII una famiglia che affronta la malattia VIII una coppia di nonni, IX una famiglia con figli adottivi, X una donna con figli che ha perso il marito, XI una famiglia con un figlio consacrato, XII una famiglia che si confronta con la perdita di un figlio, XIII una famiglia ucraina e una famiglia russa, XIV una famiglia di migranti.

Il momento dell’incontro tra le due famiglie
Le due famiglie interverranno nella stazione nella quale Gesù grida a gran voce: “Eloì, Eloì, lemà sabactàni?“, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?“. Il libretto della celebrazione, editato dalla Libreria editrice vaticana e pubblicato dalla sala stampa vaticana, reca la seguente meditazione, che verrà letta quella sera: “La morte intorno. La vita che sembra perdere di valore. Tutto cambia in pochi secondi. L’esistenza, le giornate, la spensieratezza della neve d’inverno, l’andare a prendere i bambini a scuola, il lavoro, gli abbracci, le amicizie… tutto“. (da qui)

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Anche la Chiesa greco-cattolica ucraina contesta il Papa
di Gian Guido Vecchi

Dopo l’ambasciatore dell’Ucraina presso la Santa Sede, anche la Chiesa greco-cattolica ucraina, attraverso l’arcivescovo di Kiev Sviatoslav, contesta il testo delle meditazioni che accompagneranno la Via Crucis che venerdì sarà presieduta da Papa Francesco a Colosseo.

Nel comunicato si arriva a parlare di «indignazione» e «rifiuto» trasmessi al Vaticano: «In questi giorni Sua Beatitudine Sviatoslav, capo e padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, ha ricevuto numerosi appelli dei fedeli della Chiesa e della società civile sia dall’Ucraina che dall’estero, in cui gli si chiedeva di commentare l’idea secondo la quale durante la Via Crucis di quest’anno, che si svolge annualmente a Roma il Venerdì Santo secondo il calendario gregoriano, la Croce venga portata congiuntamente dai rappresentanti ucraini e da quelli russi. Inoltre, l’Arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina è stato chiesto di trasmettere alla Sede Apostolica la grande indignazione e il rifiuto di questo progetto da parte degli ucraini di tutto il mondo».

Il commento di Sviatoslav è durissimo: «Per i greco-cattolici dell’Ucraina, i testi e i gesti della XIII stazione di questa Via Crucis sono incomprensibili e persino offensivi, soprattutto in attesa del secondo, ancora più sanguinoso attacco delle truppe russe contro le nostre città e villaggi. So anche che i nostri fratelli cattolici del rito latino condividono con noi questi pensieri e preoccupazioni».

Il primate della Chiesa greco-cattolica ucraina «ha informato di aver già trasmesso alle autorità della Santa Sede le numerose reazioni negative di molti vescovi, sacerdoti, monaci, monache e laici, convinti che i gesti di riconciliazione tra i nostri popoli saranno possibili solo quando la guerra sarà finita e i colpevoli dei crimini contro l’umanità saranno condannati secondo giustizia», informa la Chiesa greco-cattolica. L’arcivescovo Sviatoslav «ha chiesto di rivedere questo progetto». e dice: «Spero che la mia richiesta, la richiesta dei fedeli della nostra Chiesa, la richiesta dei fedeli della Chiesa cattolica latina in Ucraina vengano ascoltate». (da qui)

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Parla la donna ucraina: “Pregherò con tutto il mio cuore per la pace, per tutti gli esseri umani”
di Amedeo Lomonaco

… Quest’anno la Via Crucis torna a svolgersi al Colosseo. Per due anni, a causa dell’emergenza legata al coronavirus, si era svolta in piazza San Pietro. Le meditazioni della Via Crucis 2020 erano state curate dalla parrocchia del carcere di Padova “Due Palazzi”. Nel 2021 i testi delle 14 stazioni sono stati preparati dai ragazzi del catechismo della parrocchia romana Santi Martiri d’Uganda e dagli scout del “Foligno I ”. Per questa Via Crucis del 2022, venerdì 15 aprile, le meditazioni sono affidate a famiglie legate a comunità e associazioni cattoliche di volontariato e assistenza.

La tredicesima Stazione vedrà la presenza di una famiglia russa e di una ucraina. Quella di una infermiera ucraina, Irina, nel Centro di cure palliative “Insieme nella cura” della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma. E di una studentessa russa, Albina, del Corso di Laurea in Infermieristica dell’Università Campus Bio-Medico. Le loro voci, quotidianamente vicine a chi soffre, esprimono la stessa speranza per la pace. Il mondo ha bisogno di pace e amore.

I popoli ucraino e russo devono tornare a percorrere vie di fraternità e amicizia, sentimenti come quelli che uniscono te ed Albina. Le vostre voci oggi si uniscono, si liberano insieme per prendersi cura dei più fragili e si alzano insieme per chiedere la pace…

La nostra amicizia nasce all’interno del reparto di cure palliative “Insieme nella cura”. Il nostro incontro è avvenuto proprio in questo luogo molto delicato. Dal primo momento, il nostro legame è stato molto naturale. È nata questa una amicizia in modo spontanea. E quindi, ogni volta che ci incontravamo, era una emozione. Quando ci siamo incontrate poco dopo l’inizio della guerra, Albina è venuta nel reparto. Io ero di turno. È bastato il nostro sguardo: i nostri occhi si sono riempiti di lacrime. Mi emoziono sempre nel ricordare che Albina ha cominciato a chiedermi scusa. In quel momento era veramente inconsolabile. Non riuscivo a consolarla. Lei si sentiva in colpa e mi chiedeva scusa. Io la rassicuravo che lei non c’entrava niente in tutto questo.

Sei arrivata in Italia nel 2004. Sei un’infermiera nel Centro di cure palliative “Insieme nella cura” dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Nel tuo lavoro hai affrontato e continui ad affrontare l’emergenza del Covid. E assisti, in particolare, quanti sono colpiti da malattie in fase avanzata. Cosa significa essere accanto alle sofferenze di chi si trova nel momento della Croce…

Questo momento di guerra va ad aumentare questa sofferenza. Essere accanto a persone che soffrono in una fase fragile della loro vita, a causa di una malattia in fase avanzata, è una assistenza molto delicata. La persona che si trova in questa fase, viene assistita da tutti i punti di vista. Cerchiamo di alleviare la sofferenza, di trattare il dolore, di dare qualità di vita alla persona e alla sua famiglia.

Cosa significa per te la parola “insieme” in un momento in cui sembra prevalere un’altra logica, quella della divisione?

Questa parola insieme mi accompagna anche nel lavoro e sicuramente, in questo momento, insieme si potrebbe fare tanto. L’umanità si deve unire insieme per cercare di trovare la pace e una soluzione a tutto quello che sta accadendo.

Andiamo al giorno del Venerdì Santo, alla Via Crucis. In quel giorno cosa chiederai a Dio?

Sicuramente pregherò con tutto il mio cuore per la pace, per tutti gli esseri umani, per tutti quelli che soffrono e per le persone che hanno perso la vita senza poter avere accanto i loro cari… (da qui)

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Le parole della XIII stazione, quella che suscita indignazione e rifiuto

La morte intorno. La vita che sembra perdere di valore. Tutto cambia in pochi secondi. L’esistenza, le giornate, la spensieratezza della neve d’inverno, l’andare a prendere i bambini a scuola, il lavoro, gli abbracci, le amicizie… tutto. Tutto perde improvvisamente valore. ‘Dove sei Signore? Dove ti sei nascosto? Vogliamo la nostra vita di prima. Perché tutto questo? Quale colpa abbiamo commesso? Perché ci hai abbandonato? Perché hai abbandonato i nostri popoli? Perché hai spaccato in questo modo le nostre famiglie? Perché non abbiamo più la voglia di sognare e di vivere? Perché le nostre terre sono diventate tenebrose come il Golgota?’. Le lacrime sono finite. La rabbia ha lasciato il passo alla rassegnazione. Sappiamo che Tu ci ami, Signore, ma non lo sentiamo questo amore e questa cosa ci fa impazzire. Ci svegliamo al mattino e per qualche secondo siamo felici, ma poi ci ricordiamo subito quanto sarà difficile riconciliarci. Signore dove sei? Parla nel silenzio della morte e della divisione ed insegnaci a fare pace, ad essere fratelli e sorelle, a ricostruire ciò che le bombe avrebbero voluto annientare. (da qui)

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Il commento di Antonio Spadaro: “Francesco è un pastore non un politico”

Su Facebook il commento di padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica: «Sono state sollevate obiezioni circa l’idea di #PapaFrancesco di far portare la Croce nella XIII stazione della #ViaCrucis al Colosseo a una donna #ucraina e una donna #russa. Insieme. Occorre comprendere una cosa: Francesco è un pastore non un politico», ha scritto in un post, «Agisce secondo lo spirito evangelico, che è di riconciliazione anche contro ogni speranza visibile durante questa guerra di aggressione definita da lui ‘sacrilegà. Per questo ha pure consacrato insieme #Ucraina e #Russia al Cuore di Maria», spiega.

Padre Spadaro ricorda che «le due donne, Albina e Irina, nel venerdì santo porteranno la Croce. Non diranno una parola. Neanche una richiesta di perdono o cose del genere. Niente. Sono sotto la Croce. Scandalosamente insieme. È un segno profetico mentre le tenebre sono fitte. Ed è una invocazione a Dio perché ci dia la grazia della riconciliazione – prosegue -. La loro presenza insieme è una preghiera scandalosa per chiedere una grazia che solamente Lui può dare. La profezia si incunea nei cuori e nelle ombre della storia».

Secondo il direttore di Civiltà Cattolica, «la domanda per il credente resta: che cosa significa oggi in questa situazione «amare il nemico« (che è il cuore del Vangelo). E il Papa è pastore universale. Per lui vale quel che ha appena scritto in un tweet: ‘Il Signore non ci divide in buoni e cattivi, in amici e nemici. Per Lui siamo tutti figli amati. È terribile e scandaloso. Ma è questo il Vangelo di Cristo». (da qui)

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