Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Il peccato del mondo

di Lucio Brandodoro

Il peccato del mondo 

[Gv 1,29-34 ]

 

L’indicazione di Giovanni Battista non deve essere apparsa  molto chiara a chi ascoltava. Erano abituati ad annunci di remissione dei peccati, ma nessuno aveva annunciato che era arrivato Colui che toglie il peccato.

Credo che sia ben altra cosa parlare di peccati (al plurale) e di peccato (al singolare).

Naturalmente non è questione di numeri.

Peccati, al plurale, si intendeva come trasgressione ad una norma, che poteva essere trasgredita più volte. E ogni trasgressione ad una o più norme era un peccato. Più trasgressioni, più peccati.

Il taglio morale era evidente, tanto che spesso l’atteggiamento era tendente ad un vero e proprio moralismo. 

Non si può negare che spesso ci si imbatte in un medesimo atteggiamento ancora oggi.

Il buon cristiano è quello che rispetta le norme, morali e non solo. Si è considerati persona perbene se si risponde al modello accreditato come accettabile. 

In questo senso, non è comprensibile un atteggiamento come quello di Gesù, verso le prostitute e verso coloro che erano considerati ai margini della società. Anzi, tale atteggiamento di accoglienza era considerato come riprovevole se non addirittura blasfemo.

Sempre, Gesù ha distinto fra peccato e peccatore, riprovando il primo e perdonando il secondo, sempre Non si è mai avuta una enumerazione dei peccati, perché non era importante la norma trasgredita, ma la salvezza del trasgressore.

L’unica norma trasgredibile è il comandamento nuovo: Amatevi come vi ho amato.

E l’unica raccomandazione è metanoèite (convertitevi, cambiate mentalità).

Si è chiamati ad operare una opzione fondamentale che orienti la propria esistenza: affermare o negare l’Amore con i propri atteggiamenti e, prima ancora, con le proprie scelte.

L’unico peccato possibile è scegliere il non amore, che è come scegliere la non origine, la non vita. 

In questo senso Gesù toglie il peccato. Morendo ha eviscerato la morte, ha deprivato di senso il peccato. Risurrezione è restituzione dell’uomo a se stesso, nella sua pienezza di senso.

A questo punto, sarebbe difficile negare l’Amore. È possibile, però, cercare di impossessarsene. Il tentativo di  possesso equivale ad una uccisione, ad una negazione. L’Amore o è libero o non è. Dunque, cercare di possederlo come oggetto manipolabile equivale a negarlo. L’ Amore originante, sempre oltre, mai catturabile in schemi comportamentali o sistemi intellettuali, mai identificabile in pratiche religiose o appartenenze confessionali, non può essere negato.  Questo sarebbe l’unico vero peccato:  negare l’origine, negare l’Amore. Anche perché, negare l’Amore originante significherebbe negare l’amore originato. Dunque, significherebbe negare la possibilità e la realtà della relazionalità umana libera e gratuita, disinteressata e senza ritorno. 

Con la sua morte e risurrezione, Gesù instaura una dimensione di superamento della norma per affermare, non solo la possibilità, ma la effettiva realtà dell’Amore originante e di quello originato. “Non ha considerato un tesoro…ma ha annientato se stesso fino alla morte” (Fil. 2,6-11) In questo annientamento è stato tolto il peccato, perché ne è stato svuotato il contenuto, ne è stato vanificato il senso. Ora è finita ogni schiavitù. Ora, il tempo della Libertà, piena e assoluta, è giunto a compimento. 

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Un pensiero su “Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Il peccato del mondo

  1. Giuliana Rocchi

    È sempre un piacere leggere le tue riflessioni, danno speranza e luce alla nostra ricerca di conoscenza di un Dio amorevole e misericordioso

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