La porta


La sofferenza ci sintonizza con la lunghezza d’onda di Gesù. Solo se luce e ombra si connettono accade il miracolo della completezza. Non bisogna aver paura di aprire la porta su se stessi.

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3 pensieri su “La porta

  1. Alfonso

    Uscendo, dal buio di un dolore, della sofferenza, della tenebra di quel tunnel che sembrasse non finire mai, si riesce ad apprezzare la speranza a cui il cuore si apre cominciando ad intravedere,in lontananza un punto di luce…che si spalanca mentre allunghiamo il passo per raggiungerlo!…
    Ecco, è allora che si riesce a comprendere che non siamo mai rimasti soli: era una esperienza da dover provare,per poter comprendere,apprezzare al meglio quel “ritorno al vivere”!
    Solo toccando il fondo si apprezza anche il minimo spiraglio di quella grande Luce che Salverà!
    La porta, che si apra verso l’interno,verso di noi,per non ostacolare l’accesso all’altro che bussa, a colui che era lì,fuori,aspettando con pazienza che si accendesse quella Luce in noi…

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  2. Paolo Valesio

    Inutile girarci intorno: c’è una profonda differenza (anche se non necessariamente un contrasto), all’interno del cristianesimo, fra lo stile mentale che privilegia la rivelazione spirituale che viene dalla sofferenza (Kierkegaard ecc.) e lo stile che privilegia quella rivelazione che proviene dalla gioia.

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