

Sento che vivere è viaggiare, e viaggiare è crescere. Sento che occorre un mutamento nel paesaggio. Sento che è fondamentale un mutamento nel cuore.
(Anna Maria Ortese, Corpo celeste)
Mi sono ritrovata in compagnia della poesia dopo averne perso il contatto per anni; averla di nuovo accanto mi dona una speciale felicità.
Scrissi il mio primo componimento poetico da piccola, anzi, lo dettai a mia madre, visto che ancora non sapevo scrivere. Da dove arrivasse questa precoce ispirazione, davvero non so dire. Ricordo solo di essere stata una bimba sensibile, un po’ malinconica, un po’ allocca. Provai, ad esempio, pena per il pollo destinato al forno, non appena mi resi conto che gli era stata tolta la vita a nostro esclusivo beneficio; durante una gita notai che il calore del sole faceva evaporare la rugiada e la cosa mi sembrò ingiusta: accusai il sole, principale responsabile, a mio avviso, della scomparsa di quelle meravigliose goccioline. La vita mi è parsa preziosa fin dalla più tenera età, ma questo è un tratto che ci accomuna tutti, o quasi. Il tratto distintivo, forse, di chi si accosta all’esperienza poetica, è lo stupore, il continuo sorprendersi davanti agli eventi, anche a quelli in genere considerati minori. Ma spiegare la poesia, come già molti dei poeti che mi hanno preceduta hanno scritto, proprio non si può. La poesia scompare e riappare a proprio piacimento e a volte mi preoccupa l’idea che possa non tornare.
Riavvolgo il filo. Nell’adolescenza sono fiorite, come per molti di noi, le poesie d’amore; poi basta, più nulla fino quasi alle soglie della mezza età. Sarà stato per via del teatro, al quale nel frattempo ero approdata e che assorbiva energie e tempo, o forse il timore di buttare giù dei versi insulsi, che la poesia non si merita. Con il teatro si era aggiunta, alle parole, l’espressione corporea, l’improvvisazione mimica, la possibilità di tradurre le emozioni anche attraverso il silenzio. Il corpo nella sua interezza aveva imparato a sostituirsi alla parola, anche il corpo può essere ‘poetico’ e per un lungo periodo ho lavorato per sottrazione verbale. Mi sono allora rivolta alla lettura e alla scrittura degli haiku, fino a che ho sentito quella forma non bastarmi più; ho ripreso a dare maggiore spazio alle parole e mi sono cimentata in drammaturgie, testi per il cabaret, narrativa di vario genere. La raccolta più recente, ancora inedita, proprio al teatro è dedicata.
Fu nel 2006 che mi venne chiesto di partecipare a una raccolta di poesia erotica contemporanea ed è stato questo l’anno che ha segnato il mio vero ritorno alla poesia. Ho pubblicato in seguito due sillogi, altri componimenti sono apparsi in rete e tra le pagine di “Parole presenti”, un memoir che è una sorta di abbecedario emozionale, dato alle stampe nel 2018 da Le Mezzelane Casa Editrice.
Ora che il tempo stringe, il bisogno di ricomporre le modalità espressive che sono andata man mano esplorando si è fatto pressante. Poesia, prosa, pittura (altra tappa su cui in questa sede non mi soffermerò) mi piacerebbe tenere il più possibile abbracciate. Vorrei, insomma, continuare a crescere come artista a tutto tondo, il che credo significhi crescere come persona, stare, per quanto possibile, nella gentilezza, arrivare a far proprio uno sguardo aperto al mondo, nel compatimento e nella compartecipazione all’umana condizione. Certo si tratta di un obiettivo assai ambizioso, la parcellizzazione dell’esistenza odierna rema contro, il rischio costante è quello di cadere nella trappola del ripiegamento su di sé. Ma qui preferisco fermarmi, di nuovo sottrarre e deviare, per concludere con la considerazione seguente: se è vero che, per dirla con le parole dell’amata Anna Maria Ortese, scrivere “è tornare a casa”, scrivere in forma poetica, per me, è scaldarsi al fuoco del camino.
Note biografiche:
Adriana Libretti è nata a Milano, città in cui vive.
Oltre ad essere presente in varie antologiche (Nuova Prosa n.19, Greco e Greco Editore; Crimine, Millelire, Stampa Alternativa; Nel vuoto arioso del mondo, Ellin Selae, Antologia della poesia erotica contemporanea, ATì Editore, 2006), ha pubblicato Incontri di stagione, Zephyro Edizioni, 2004; Lettere a un cretino, ATì Editore, 2005; Un dolore senza fissa dimora, ATì Editore, 2008; LINFE. Romanzo vegetale, Vydia Editore, 2012.
Per Le Mezzelane Casa Editrice sono stati dati alle stampe: nel 2018 Parole Presenti e la silloge Per quattro regni (almeno); nel 2020 il testo teatrale Scambi; nel 2022 la silloge La conchiglia del tempo.
