
Cinque slides su una nave che si scopre essere la puntini poesia
Per la doppia pletora di consanguine* conosciuta come scritture verticali e orizzontali l’alta stagione è la stagione delle scuse. Si direbbe che queste nascano spontaneamente, e moltiplichino nelle creature signiche senza possibilità di arginamento: un viaggio di lavoro, un ritiro yoga, una visitina ai parenti fuori regione (per dire). Deposte le suddette presso * loro car* le scritture possono finalmente sparire, abbandonando giornali, libri di scuola, post su Facebook e Instagram, riviste, inserti, bugiardini.
Al loro posto va un replicante che non batte ciglio, una sagoma cartonata che per noi fa lo stesso. Così possono incontrarsi, lontane da responsabilities di sorta, presso un’enorme nave portacontainer in acque internazionali. E qui l’ellisse conviene, perché chi legge sicuramente indovinerà circa il quanto e il quale di cotanti incontri, saggiamente ricorrendo alle stereotipie del caso per figurarsi: dal tenore dei discorsi alle attività agli oltraggi, e su e giù fino alle sodomie.
Quanto a noi, quel che facciamo è semplice: studiamo queste scritture agitarsi dentro un vetrino, ci facciamo raggiungere dalle rifrazioni luminose passate per il cilindro del microscopio, registriamo ultrasuoni e infrasuoni, balli e musiche. E quando tornano? Nessuno lo sa: compaiono e scompaiono non arrivano né iniziano, ci sono e non ci sono più, la nave torna deserta e le sagome spariscono. Tutto normale, nessuno protesta.
Capita di riconoscere fra queste scritture il nostro volto o quello di un conoscente, allora ci mandano a casa prima, o, se siamo soli, diciamo che è tardi e il laboratorio di notte suggestiona, meglio fare domani.
Perché sentano il bisogno di ritrovarsi in una nave portacontainer, ancora non è chiaro. Le ipotesi restano ipotesi. Quel che è certo è che le scritture lo fanno, e, quando lo fanno, non sembrano migliori né felici né altro. Ci fanno sentire scemi, tutto qui. Ci fanno sentire stupidi poi se le incanaliamo nei supporti, le maneggiamo, le dividiamo, le ignoriamo nelle loro pulsioni fallibili,
