
Dire a che punto si è con sé stessi, anche poeticamente, resta un’operazione complessa: è un equilibrio instabile che bisogna ritrovare a ogni passo, è un rischio che sfiora troppi eccessi. Eppure la consapevolezza è un movimento necessario e vitale, un progressivo disvelamento e avvicinamento a ciò che proviamo a diventare.
Così del mio fare poetico dirò che si è determinato come un percorso dall’io al mondo.
Se nella prima raccolta, Partenze (quelle definitive), i temi della perdita e del lutto sono declinati soprattutto in relazione al mondo interiore, in Controtempo, gli stessi temi trovano prospettive più ampie. Qui il nucleo è la categoria dell’Alzheimer che, oltre il dolore personale, diventa segno di un “controtempo”, un tempo di separazione perché non più condiviso. All’origine della raccolta sta una personale rilettura del libro II dell’Eneide virgiliana, il libro che racconta la distruzione di Troia. Enea, costretto a sopravvivere al suo mondo, così amato e così vanamente difeso, diventa la metafora di una voragine aperta nella propria mente e, nel contempo, della responsabilità di recuperare una radice di un mondo perduto per rifondarla in un indefinito altrove.
Tutto questo illumina anche il mio rapporto con i classici, e più in generale con il passato, con i quali cerco di dialogare costantemente nella convinzione che non può esserci una visione del futuro senza coscienza del passato.
Tra la prima e la seconda raccolta intercorrono nove anni: un tempo di studi e letture, di scritture in prosa (in particolare per le edizioni ilfilodipartenope), di esperienze importanti (soprattutto la collaborazione con la rivista “Poesia”). I miei tempi di scrittura e di revisione sono molto lunghi: ho bisogno che le parole risuonino intorno, di portarle dentro i miei giorni e che, poi, i testi sedimentino per poter intervenire di nuovo.
Infine L’assedio, una raccolta che poeticamente indaga proprio il tema della relazione io-altro. È la figura dell’assedio, che da millenni segna la storia umana, a diventare, per la sua stessa persistenza storica, lo schema di questa relazione. Tutta la prima parte della raccolta, dal mare, racconta i viaggi senza approdo delle moderne migrazioni. È da questa parte che ho tratto le tre poesie che vi affido.
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da L’assedio, Ensemble 2021
dal mare
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ti depongo in una bara d’acqua
dove tutto è smemorato
senza nomi
solo una frana melodiosa di onde
affondare e riemergere
in un abbraccio d’alghe
venute per proteggerti
da pesci curiosi e lingue taglienti
ora prendi un’altra direzione
per guardare il mondo dal fondo
sotto metri di mare e sale
procedi a spire e colpi di coda
sei già confuso nello sbando di strami
naufraghi di rive remote
immagino vengano dalla nostra terra
ma non so più se la mia è anche la tua
e ho perso il ricordo di chi eri
se sia giusto piangere per te
pallido il pensiero vuole durare
nuota nella necessità del mattino
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quando le madri ci vestivano di rosso
per affidarci alle onde senza riva
si confondevano gli indumenti col tramonto
nelle acque che arrossavano con noi
marmi dal candore violato
dal sangue dei capri
per il sacrificio d’Isacco
noi qui soli in teneri dondolii
come i bambini imperatori
costruiamo la tomba del futuro
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e se ci troveranno in un altro secolo
inseparati in fondo al mare
con ossa e carne trafitti
il corpo disseccato dal sale
il mondo si sorprenderà
del nostro lungo abbraccio
dita saldate nel torpore cobalto
il volo irreale della manta
ci porterà in foreste più? fitte
a custodire ogni cosa di noi
l’ipotesi sui nomi cadrà
con la stessa memoria dei tempi
cresceranno capelli come alghe
nuove sintassi per ascoltarti ancora
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Enza Silvestrini vive e lavora a Napoli. Ha pubblicato le raccolte di poesia L’assedio (Ensemble 2021); Controtempo (Oèdipus 2018) e Partenze (prefazione di Marina Giaveri, Manni 2009, premio San Vito al Tagliamento, opera prima); Qui non arriva il tuo canto (Il Laboratorio/le edizioni, 2018); i racconti nei libri d’artista per le edizioni ilfilodipartenope: Cavallo Mazzocchi, con tavole serigrafiche di Mimmo Paladino (2021); Sguardo sensibile, con fotografie di Yvonne De Rosa (2022) e Lido Mappatella, con disegni di Enrico Pulsoni (2012); la favola in versi Diversi amori (illustrazioni di Barbara Balbi, Iuppiter 2013); il romanzo Sulla soglia di piccole porte (postfazione di Aldo Masullo, Iuppiter 2012, sec. ed.).
Ha partecipato a convegni, seminari di ricerca internazionali, festival letterari. Ha collaborato all’organizzazione di mostre di libri antichi (tra le più recenti Carte, la rappresentazione del mondo da Omero a Mercatore, Museo Archeologico Nazionale di Napoli), incontri di letteratura, letture di poesia. È stata redattrice di Levania (rivista di poesia). Ha collaborato con “Poesia”, dove ha pubblicato recensioni monografiche su poeti del Novecento, e altre riviste letterarie.
È responsabile regionale del Pen Club Italia Onlus.
