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La parola ai poeti. Enza Silvestrini

Dire a che punto si è con sé stessi, anche poeticamente, resta un’operazione complessa: è un equilibrio instabile che bisogna ritrovare a ogni passo, è un rischio che sfiora troppi eccessi. Eppure la consapevolezza è un movimento necessario e vitale, un progressivo disvelamento e avvicinamento a ciò che proviamo a diventare.

Così del mio fare poetico dirò che si è determinato come un percorso dall’io al mondo.

Se nella prima raccolta, Partenze (quelle definitive), i temi della perdita e del lutto sono declinati soprattutto in relazione al mondo interiore, in Controtempo, gli stessi temi trovano prospettive più ampie. Qui il nucleo è la categoria dell’Alzheimer che, oltre il dolore personale, diventa segno di un “controtempo”, un tempo di separazione perché non più condiviso. All’origine della raccolta sta una personale rilettura del libro II dell’Eneide virgiliana, il libro che racconta la distruzione di Troia. Enea, costretto a sopravvivere al suo mondo, così amato e così vanamente difeso, diventa la metafora di una voragine aperta nella propria mente e, nel contempo, della responsabilità di recuperare una radice di un mondo perduto per rifondarla in un indefinito altrove. Continua a leggere