In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo» [Mc 1.12-15]
La Quaresima comincia nel deserto.
Deserto è rinuncia ad ogni possibilità. Tutto è tremendamente fluido. Può accadere tutto. Soprattutto può accadere di posare lo sguardo più consapevolmente su se stessi. È il passaggio alla fase adulta della vita e all’origine c’è un atto di obbedienza: è lo Spirito che spinge Gesù nel deserto. Come acconsentendo ad un desiderio profondo, si va, obbedienti, verso un tutto da scoprire, un tutto da vivere.
Era già successo. Noè, Abramo, Mosè hanno obbedito e sono andati, fidandosi.
Si è fidato Noè, accettando i quaranta giorni di acqua cadente e i quaranta di acqua caduta, senza saper verso che cosa stava andando. È diventato soggetto di alleanza con Dio stesso. La sua obbedienza lo ha portato a crescere fino alla statura di partner di Dio.
Abramo, obbediente, ha lasciato tutto ed è partito, fidandosi. È diventato padre delle generazioni, fondamento di rinnovata alleanza.
Mosè, obbediente, ha accettato di entrare nel deserto e per quaranta anni ha condotto la gente di Israele a diventare Popolo.
Così Gesù, per quaranta giorni è nella indeterminatezza, spinto e obbediente. Il risultato è l’annuncio che Il tempo è compiuto.
Il valore 40, nella tradizione rabbinica, è dato dalla lettera MeM. La prima M è diversa dalla seconda, pur essendo la stessa. È la reduplicazione non identica. L’inizio è lo stesso ma non identico della fine. Gli attraversamenti non sono indifferenti al cambiamento che comportano. Noè è lo stesso, dopo aver attraversato le acque per quaranta e quaranta giorni, ma non è identico al Noè di prima del diluvio.
Mosè è lo stesso Mosè dopo l’attraversamento del deserto, ma non è identico al Mosè egiziano.
Non si attraversa il deserto senza acconsentire al cambiamento.
Anche per Gesù, il deserto è l’inizio di un cambiamento. La fluidità dell’ambiente (che sia acqua o deserto) determina una fluidità interiore ed è qui che si maturano i cambiamenti, i ricominciamenti, liberati e liberanti, che compiono la storia delle persone. Fluidità è non permettere che le maschere prevalgano sulla realtà. Fluidità è non permettere alle sovrastrutture di diventare strutture portanti, è andare all’ essenziale. Subito dopo, inizia il tempo della concretezza. Liberi da sovrapposizioni estranee (le maschere e le sovrastrutture), siamo pronti per costruire l’autenticità della storia. La stessa obbedienza che ha condotto Gesù nel deserto, lo condurrà all’obbedienza della croce. Dalla fluidità alla concretezza. Dalla dimensione onirica alla realtà. Dalle allucinate tentazioni devianti che pretendono di imporsi come reali, alla bellezza del reale, che resta bello anche quando non lo capiamo più. Dal soggiorno con le fiere a il Regno è vicino.
Soprattutto, però, resta l’invito ad attraversare il deserto: convertitevi. In greco: cambiate il vostro pensiero (methanoeite). È l’attraversamento del deserto, è entrare nella fluidità, per permettere al nostro sguardo di non divagare, ma di posarsi su noi stessi in modo consapevole. Obbedienti, cioè, in ascolto (ob-audio), perché il deserto è luogo di parola compiuta. È il tempo della distanza, è il tempo dell’assenza. Verrà il tempo degli abbracci, rinnovati e, forse, resi più autentici.


Anche noi siamo invitati, siamo
sollecitati, ad intraprendere la nostra “quarantena” in questo tempo della nostra esistenza,a partecipare, da attori principali,non come fosse in un teatro, ma sul “palco della vita”,dove anche a noi, viene assegnato un tempo ,per rendere il nostro “deserto” fertile,fresco e verdeggiante!…
Pose l’uomo in Eden, quel “giardino” colorato e pieno di Luce, dove tutto si aveva a disposizione, in una gratuità di cui “Adamam” e “compagna” non si sono accontentati ,lasciandosi andare alle lusinghe del desiderio della conoscenza, dove avrebbero creduto di poter “uguagliare” il Padrone di quel Giardino!…
Già da allora, la creatura ha pensato di poter realizzare se stesso con il proprio “ego”…già da allora, orgoglio,arroganza e vanagloria hanno avuto il sopravvento sulla creatura,…e di tutto ciò siamo diventati “eredi”!…
Allora,con uno “schub”,invertiamo la marcia,e riprendiamo la giusta “rotta” che in “quaranta giorni” ci porterà a destinazione,…allo Splendore dell’Alba di quella DOMENICA MATTINA ..