Nel leggere “Gli spostamenti del desiderio” (Moretti&Vitali, 2023) di Raffaela Fazio, la radice del piacere consiste nel fatto che quasi tutto in questo libro dà conto di un’intensità.
Mentre lo leggiamo, sezione dopo sezione, capiamo sempre di più, e con sempre maggior consenso, che c’è, in atto, una tensione spasmodica fra il desiderio di spoliazione e la desiderante tensione fisica, incarnativa, della parola-viatico della “enorme materia del vivere” (come Giancarlo Pontiggia dice bene in bandella).
Ricaviamo così il senso drammatico e febbrile, che direi inevitabilmente fraterno, che ci sanno dare i libri nei quali lo stile riesce a farsi testimonianza credibile di una vicissitudine interiore.



