Lo stato dell’arte. Oronzo Liuzzi

L’attrattiva della socializzazione virtuale segue gli schemi del marketing. Il gioco carnevalesco della finzione è inevitabile. L’altro destinato alla manipolazione perde il riconoscimento della sua identità per diventare desiderio di consumo. Truffe, maschere, superficialità divertimento inganni etc. sono considerati offensivi alla libertà dell’individuo. È una guerra continua e silenziosa il mercato che giorno dopo giorno cerca di neutralizzare il cogito ergo sum cartesiano in quanto potenzialmente pericoloso e ribelle; deve essere, quindi, sempre più emarginato. Un inferno di paradiso.
E l’arte e la poesia esercitano ancora il flusso storico della comunicazione nel fornire alla coscienza una quantità di materiali necessari alla crescita dell’uomo?
Oggi, purtroppo, lo scenario è alquanto cambiato. Le rovine dilagano nel presente. In un’epoca complessa fatta di paradossi, verità nascoste, finzione oltre la finzione, caos e nebbiose sensazioni il puro valore mercantile ha preso il sopravvento e i risultati sono visibili a tutti e gli artisti si misurano con quella che Theodor W. Adorno definiva “arte per consumatori”. Superficiale, disimpegnata, governata dalla ricerca dell’intrattenimento e dello spettacolo, l’avanguardia priva del sogno per una  possibile strada non è più guida, ma serva del mercato. L’avanguardia aveva un fine ultimo, come aveva rilevato Zygmunt Bauman, quella di “Imporre alla realtà forme che la realtà da sola, senza un aiuto, non era capace di raggiungere”.
Come in una danza per la sopravvivenza, l’arte rispecchia il mondo circostante che descrive uno scenario distopico ed esprime una sorta di gelida inquietudine. Tutti noi siamo vittime di un fitto gioco di manipolazioni e l’immaginazione è l’unica via di fuga, in una dimensione libera da regole.
E la poesia, che non interrompe il suo flusso proponendosi come poesia, cerca gratificazioni superficiali nella rete, rischiando di perdere la perizia tecnica, l’originalità, lo stupire e il vivere la connessione con la tradizione.
Il problema dell’autenticità, negli ultimi decenni, è stata identificata all’immagine del poeta che “agisce secondo sé”, immobile sul divano che cerca una perfetta adesione della parola alle condizioni della sua interiorità.
Cito quello che Ben Lerner dice in Odiare la poesia, non importa se non riusciamo a creare una poesia autentica, possiamo comunque creare “uno spazio per l’autenticità”.
Ma per chi fa letteratura arte poesia oggi, è importante interrogare il senso dell’esistenza non solo propria ma anche della collettività, in modo da individuare i significati dell’umanità nella storia.
La poesia nell’era del pensiero debole ha progressivamente abbandonato la rappresentazione della vita secondo criteri universali, concentrandosi su quella complessa, variegata e disperata sorta di compromesso con la propria esistenza.
Ogni giorno sopportiamo inutili e degenerativi spettacoli. La mercificazione dei consumatori e il feticismo della soggettività alterano le forme sociali e la cultura del vivere contemporaneo. La confusione vistosa della realtà è certamente un aspetto rilevante della comunanza umana. 
E la poesia meritevole di fiducia deve crescere e non diminuire. 
“Il tempo attuale della poesia” ha scritto Carmen De Stasio “volge a quella che in più di un’occasione ho definito memoria eidetica: vale a dire, una memoria impegnata a disoccultare situazioni in prossimità e segni l’andare esterno-interno permanente attraverso un ordito lessicale che, privandosi del disagio procurato da sintagmi isolati (ma nondimeno consolatori), rapprende incidenze progressive lanciando significati  profondi tanto della parola pensante, che del pensiero calibrato attraverso la grafia di un dire che sconfina dalla semplice azione scenografica. L’opera rende così merito” continua la De Stasio “di una lingua plurale di tipo barthesiano; una lingua che, trasfigurando la partitura per livelli non dissimili da un impianto musicale, configura la pluralità fonetica, quanto logico-viscerale (se possibile) della parola nella sua funzione etica, comprensiva e resistenziale.”
Dunque, bisogna muoverci con la velocità di trasformazione in avanti per un futuro chiamato presente così da afferrare la nostra fantasia, le nostre emozioni e la nostra responsabilità costante e rigogliosa.

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2 pensieri su “Lo stato dell’arte. Oronzo Liuzzi

  1. S&R

    Lo scenario è senza dubbio sconsolante e la tentazione è la mancanza di speranza. Solo lo spirito, la parte più profonda dell’umano, capace di intercettare il vero, il buono, il bello, può trovare le energie necessarie per risorgere, come la Fenice, dalle proprie ceneri.

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