Quella rigenerante scalata verso l’amore e l’umiltà per adorare e contemplare Gesù Cristo. 

di Prisco De Vivo

In diverse occasioni ho pensato alla “conversione” come ad una vera e propria montagna da scalare e così mi è venuto anche di pensare che all’apice di questa montagna ripida ci aspetta con pazienza infinita Nostro Signore Gesù Cristo. 

A condurci fin su la vetta è la Vergine Maria, che ci accompagna con amore e grazia, e un’inesauribile schiera di serafini. Ella rimane sempre al nostro fianco nella fatica e nello sconforto. 

Ma mi sono domandato anche: l’uomo di fede quanto è disposto a scalare?

I mistici, per certo, sono stati e sono dei veri alpinisti; con fede e perseveranza riescono ad arrivare lontano. Ho cercato anche di capire a quale tipologia di scalatore io appartenessi: vi ho meditato e ho risolto di appartenere a quella del passeggiatore di montagna. 
Tutto, proprio tutto è relazionato all’amore verso di Lui, il Messia. Ma noi tutti quanto siamo disposti a salire, a scalare vette sempre più alte per Lui?
Lasciamoci la pianura alle nostre spalle, percorriamo tutte le catene montuose che abbiamo di fronte e, propensi al sacrificio, orientiamo il nostro agire verso l’Amore: tutto, infatti, proprio tutto si è dato Nostro Signore per noi, sino all’ultima goccia di sangue. E noi, invece, perseveriamo nella nostra miseria, indegni al Suo cospetto.

Per molti, il Suo amore infinito è incomprensibile; non si riesce infatti a comprendere quanto sia rivoluzionario “l’amore verso Dio”.

 Il mio primo approccio a Gesù, io lo devo figurativamente ad un quadro, il “Volto Santo” di Rina Maluta, una piccola figurina regalatami da mia madre.               

Quella figurina l’ho meditata, davvero a fondo, in diversi momenti, anche drammatici, della mia esistenza.
Quel Volto della pittrice padovana di fine Ottocento mi ha accompagnato sempre, inducendomi a riflettere profondamente sulla necessità di contemplare e adorare Nostro Signore. Quel raggiante Volto di Nostro Signore riempie tutto il vuoto del nostro corpo, come ben dice Santa Teresa d’Avila: “solo Dios basta”.

Emblematico l’episodio narrato dal santo Curato d’Ars: la vicenda di quel contadino che ogni giorno alla stessa ora, sedeva all’ultimo banco della chiesa, non avendo libri e preghiere con sé, poiché non sapeva né leggere né scrivere, sprovvisto anche della corona del Rosario.
Ogni giorno, alla stessa ora, guardava fisso il tabernacolo: tanto che san Giovanni Maria Vianney, incuriosito, osservava quel suo parrocchiano. Ma un giorno gli si avvicinò e gli domandò: “Buon uomo, ho osservato che ogni giorno venite qui alla stessa ora e allo stesso posto vi sedete e state lì… ditemi, cosa fate? Il contadino, scostando per un istante lo sguardo dal tabernacolo, rispose al parroco: “Nulla, signor parroco, io guardo Lui e Lui guarda me”.

Sono questi i veri miracoli della conversione! Dettati solo dalla semplicità e dall’umiltà. 
Eppure basterebbe guardare i bambini, osservare le loro movenze, i loro genuini gesti per capire che tutto ciò appartiene anche alla purezza della vita ultraterrena.
Un ottantenne monaco benedettino mi parlò dell’humus e che beatamente amava camminare scalzo sul terreno fresco e umido, mi diceva di sentire l’umiltà della terra sotto i piedi… e, se voleva riconoscere bene quanto fosse vicino a Dio, bastava sentire la terra sotto i piedi, annusarla, toccarla e perfino mangiarla.

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Biografia 

Pittore, scultore, designer, poeta. Attivo sin dal principio degli anni Novanta, nel 1998 comincia la sua collaborazione con la Galleria Mimmo Scognamiglio di Napoli, che presenta il suo lavoro, articolato in cicli, presso Arte Fiera di Bologna, Art-Cologne e Art-Brussels. Ha quindi esposto in Italia, Germania, Svizzera, Finlandia e New York, in gallerie private e in spazi pubblici. Le sue opere sono in importanti collezioni italiane ed estere. Nel tempo, hanno scritto di lui Lorenzo Canova, Maurizio Cucchi, Antonella Cilento, Alberto Dambruoso , Gillo Dorfles, Francesco Gallo Mazzeo, Rubina Giorgi, Gustav Krefeld, Janus, Gian Ruggero Manzoni, Wanda Marasco, Plinio Perilli, Maria Pia Quintavalla, Enzo Rega, Annibale Rainone , Manlio Sgalambro, Massimo Sgroi.

2004/2014

Nel 2004, su invito di Francesco Gallo, partecipa alla mostra collettiva “Agatarte”, con l’opera “Agata nel miracolo dei colori”, che farà parte della collezione permanente del Santuario del Duomo di Catania. Da qui prende avvio un ciclo di opere titolate “Le Mistiche”, progetto di pitture e installazioni che indagano il tema della chiarità e della santità nel colore, nel corpo delle sante; tali pitture ed installazioni saranno poi destinate a santuari quali quello di Cascia per Santa Rita, di Siena per Santa Caterina, di Assisi per Santa Chiara e, infine, di Avila per Santa Teresa. Nel 2008, con la mostra personale dal titolo “Le Scarpe di Auschwitz” (ciclo di opere dedicate alla tragedia della Shoah), a cura di Giuseppe Reale e dell’Associazione Oltre il Chiostro presso il Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova in Napoli, inizia una fervida collaborazione con ARCA (Museo d’Arte Religiosa Contemporanea) di Napoli, laddove presso le antiche celle saranno inserite il gruppo di opere e installazioni dal titolo “Nada Me turbe” (omaggio a Santa Teresa d’Avila). Altre sue opere sul tema della ”Deposizione” e della ”Vergine Addolorata” sono esposte presso Stauròs, Museo d’Arte Sacra Contemporanea ad Isola del Gran Sasso (Teramo), a cura di Giuseppe Bacci e del compianto Arcivescovo Carlo Chenis. Sempre a Teramo, nel 2008, ha fatto parte della tredicesima Biennale d’Arte Sacra Contemporanea dal titolo “Magnificat”, presso il Santuario di San Gabriele dell’Addolorata.

2014/2018

Nel 2014, ispirato dalla Bassa Irpinia e dai rifugi mistici del Duecento, ha inaugurato a Quadrelle (Avellino), all’interno del Parco Nazionale del Partenio, lo spazio d’arte “Lucis”, luogo di incontri e di contaminazioni tra le arti (pittura, scultura e design). Nello stesso anno è stato invitato da Daniele Crippa (Presidente del Museo del Parco – Portofino) e Serena Mormino a dare il proprio contributo al progetto “Angeli&Artisti” (Iglesia De Los Angeles, Fundación Museo Del Parque, Argentina): collettiva di cinquecento artisti contemporanei sul tema dell’Angelo. Nel 2015, nel campo del design, ha sperimentato la creazione di oggetti e gioielli su tematiche spirituali quali la collezione “Corpo Celeste” e “Resurrectio”; nello stesso anno ha lavorato ad una installazione site-specific sul tema della ”Crocifissione e della Purificazione del Corpo”, scultura che rimarrà alla comunità di Quadrelle (Avellino). Del 2017 è la personale “Affondo Celeste”, curata da Annibale Rainone, presso la galleria Pagea – Arte contemporanea (Angri, Salerno). Dal 2018 ad oggi è impegnato nella realizzazione di opere di grande formato sulla reinterpretazione di temi evangelici quali ”L’ultima Cena”, ”L’Annunciazione” e la “Trasfigurazione”. 

2018/2024

Nell’aprile del 2020 comincia a lavorare alla XIVª Stazione della Via Crucis, in blu e bianco, realizzata con gli scarti di cartone inchiostrati dalle tipografie: il lavoro sarà completato nel 2025 con pezzi di scarto di legni recuperati dai barconi di Lampedusa. Nel 2021 ha realizzato il “Christus Mundator” (omaggio a Luisa Piccarreta), scultura in alluminio e ferro, posizionata sulle mura dell’ingresso del cimitero di Quadrelle in Avellino (il Crocifisso di sera si inonda di luce azzurra). Ancora nel 2021, su invito della poetessa Milena Di Rubbo e del Gruppo dei Gedeoniti della Divina Volontà, gli vengono commissionate sei tavole dipinte ispirate all’Orologio della Passione della mistica di Corato, Luisa Piccarreta. Nello stesso anno, da un progetto di Lamberto Pignotti, partecipa alla collettiva “Poesia visiva come arte plurisensoriale – l’olfatto”, tenuta alla Fondazione Berardelli, a cura di Alice Valenti: l’opera presentata, “Il profumo delle mistiche nel giardino di Dio“, è un dipinto con applicazione di oli profumati rilasciato in modo permanente alla Fondazione. Nel 2022 e nel ’23 si impegna nella definizione di nuovi cicli di opere sulle “Mistiche” tra Otto e Novecento: Gemma Galgani, Edvige Carboni, Maria Valtorta e Anna Katharina Emmerich. In particolare, un ritratto della venerabile Edvige Carboni, (“Un fascio di spine e lacrime celesti per Edvige”), mistica di Sassari, sarà collocato nella chiesa di San Giorgio Martire (dove sono conservate le sue spoglie) . Nel 2024, dopo circa un paio di anni di studi e abbozzi sulla figura della beata Pauline Jaricot, gli viene commissionata dal Rettore del Santuario di Santa Filomena in Mugnano del Cardinale (Avellino), una grande pala d’altare sulla mistica francese, in una cappella laterale del santuario. È infine in corso di definizione una sua personale dal titolo “Magnificat”, 56 piccole tavole dipinte ispirate alle “Litanie Lauretane”, a cura di Giorgio Agnisola. Opere in corso per le Edizioni San Paolo (“La polvere celeste”) e per La Vita Felice Edizioni (“Ritratti dall’anima”). Scrive su “Il Dialogo” (supplemento diocesano di “Avvenire“) e sul blog letterario “La Poesia e lo Spirito“ di Don Fabrizio Centofanti. 


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