Graziella Tonon, Storia di Margherita

Storia di Margherita di Graziella Tonon
di Giorgio Morale

Con Storia di Margherita, un volume edito da La vita felice (2023) con una bella postfazione di Antonio Prete, Graziella Tonon perfeziona genere, linguaggio e voce che viene maturando da anni e che la rendono una presenza poetica riconoscibile. Definirei le sue raccolte novelle in versi. Volume dopo volume, assistiamo al consolidarsi di questo sottogenere non molto frequentato, se non addirittura inedito. La poesia narrativa ha una storia millenaria, dai poemi epici ai poemi cavallereschi, dalle novelle in versi alle ballate romantiche e ai poemetti di Pascoli, Gozzano e Sanguineti. Esistono nella letteratura contemporanea anche prove sperimentali di romanzi in versi, dall’Eugenio Onegin di Puskin a L’angel di Loi alla Camera da letto di Bertolucci, ma non ricordo con altrettanta evidenza prove di racconti in versi.

Il sottogenere nell’interpretazione di Graziella Tonon è venuto acquistando caratteri peculiari. Innanzitutto c’è un personaggio centrale attorno a cui si dipana la vicenda, un personaggio per lo più femminile, con cui probabilmente è più immediata l’identificazione dell’autrice e che nello stesso tempo ha il pregio di appuntare l’attenzione sulla ricostruzione di un’esistenza e di una sensibilità del genere che più è stato protagonista di cambiamento sociale e culturale nella nostra storia recente. In questo caso il personaggio centrale è Margherita, che attira l’affetto del lettore per la disarmante onestà con cui l’autrice ne rivela le intime reazioni alle più abituali vicende quotidiane. Attorno al personaggio principale vive uno stuolo di figure su cui la voce non si sofferma, non ne dice nemmeno il nome, mostrandoli in azione al modo della narrazione verista e caratterizzandoli per un gesto, un vestito, gli spazi in cui vivono: sono i genitori, il padre, il nonno, gli amici, l’amato, il figlio.

I ricordi sono fissati in fotogrammi che come specchi convessi contengono un microcosmo. Nella stessa immagine la grande storia incontra la piccola storia: la fine della guerra coincide con la nascita di Margherita, la Millecento della ditta che evoca tutta un’epoca della storia italiana è collegata al ricordo del padre che va a prendere Margherita a scuola, le opposte tifoserie per Coppi e Bartali al Giro d’Italia rivivono nell’immagine degli spettatori davanti alla televisione nelle case, lo sceneggiato televisivo Il mulino del Po, esempio di tutta una stagione della televisione italiana, segna per Margherita la scoperta della letteratura. Così la memoria, e la scrittura che la registra, si fanno storia, costume, critica massmediologica.

Ce n’è ben donde, d’altra parte, perché il tempo della vita di Margherita è un tempo ricco di eventi e trasformazioni, nel dare conto dei quali il ricordo personale dell’autrice si fonde con la memoria collettiva di una nazione. È il tempo del dopoguerra, quello della Ricostruzione e del boom economico, che vede il rapido passaggio dell’Italia da Paese rurale a Paese industriale, con i conseguenti squilibri e l’esplosione dei consumi di elettrodomestici, vacanze e intrattenimenti.

A disegnare il quadro di un’epoca intervengono anche gli oggetti, tutti talmente significativi da meritare di costituire l’indice di un trattato di semiotica del periodo, come in un barthesiano Miti d’oggi: le vacanze a Riccione, la Topolino, i fotoromanzi, le calze di nailon, i bermuda, l’ingresso della televisione nelle case degli italiani, la settimana bianca, la gita in Olanda, l’estate in Riviera. Di quadro in quadro, si costruisce un filo che dà un senso a una esistenza, la cui individualità non è menomata dalla sua esemplarità, la cui tipicità non annulla l’intimità, e che pur nell’essere specchio del suo tempo non soffre la cultura del narcisismo e dell’espressivismo a tutti i costi che dilagano fra i due secoli.

Altra caratteristica delle novelle in versi di Graziella Tonon è la scansione in parti. In Irma (Scheiwiller 1996) la scansione era data, come in una rappresentazione teatrale, dalla distinzione in Prologo, Atto primo, Atto secondo, Atto terzo, Epilogo. Ne La casa del tiglio (La vita felice 2021) la scansione era temporale, collegata alla ciclicità della vita, probabilmente un retaggio delle origini in una società rurale dell’autrice, e il ciclo era quello delle stagioni. Nella Storia di Margherita a scandire il tempo sono le età della vita, espresse attraverso qualche elemento caratterizzante la vicenda della protagonista. Al Dopoguerra è legata la nascita e l’infanzia, ai Turbamenti la gioventù, al Grande amore la maturità, mentre la parte dedicata alla vecchiaia e alla morte ha come titolo Verso il confine. Anche questa titolazione evidenzia la convivenza di generale e particolare, che si caricano ambedue di valenze simboliche. Così ad esempio il Dopoguerra, che vuol dire povertà e macerie, è il momento storico specifico della nascita di Margherita ma è anche simbolicamente l’occasione della rinascita e del nuovo inizio. E tale incipit si collega alla poesia finale, una delle più struggenti della raccolta, che, con l’atmosfera fantastica, il lessico trasparente e le rime chiare, e la sorpresa dell’ultimo distico, è il degno explicit della narrazione, in cui ossimoricamente al momento della morte la protagonista si identifica con la margherita di cui porta il nome, pianta perenne il cui fiore è simbolo di purezza:

Ha sempre detto
“non voglio tombe
Lastre di marmo.
Mi fanno soffocare.
Sono un fiore
mi chiamo Margherita”.

Ora sta in cima a un colle
e guarda il mare.

In questa Storia di Margherita Graziella Tonon affina anche una tecnica che Bruno Nacci ha notato nei suoi lavori precedenti: l’abilità di chiudere la poesia, come avviene negli haiku, con un verso che “introduce un elemento inatteso e prosastico” che dà una “accelerazione finale alla poesia” (Bruno Nacci, La memoria in forma di aiku di Graziella Tonon). Ad esempio, quando narra che Margherita dormì la prima notte della sua vita in una valigia e conclude che “Da grande non ha mai amato viaggiare”. O quando dice che Margherita più che dalle caldarroste era attirata dal cartoccio e ci svela cos’era: “Un fotoromanzo”.

Oltre alla sapienza strutturale nella Storia di Margherita c’è la felicità della poesia nel cogliere il passare del tempo da piccoli particolari realistici, come quando conclude la descrizione della vetrina che incantava Margherita bambina con “Ora c’è un negozio di nail art / è rimasta l’insegna / ‘Mani di fata’.”. O come quando esprime con una sorta di epifania la rivelazione dell’invecchiamento:

La volta che soprappensiero
nella vetrina si vide riflessa
e non riconobbe la sua faccia
lo spavento fu grande.

Aveva scoperto l’estranea
che abitava in lei.

La felicità della poesia si esprime anche quando dentro la narrazione troviamo squarci lirici che dicono verità universali, come nella poesia che racconta i gesti della convivenza quotidiana e conclude “Basta poco a tenere in caldo l’amore” o quella che dà la ricetta “Perché l’amore duri”. Sono quasi frammenti autonomi con cui Graziella Tonon sembra apra uno spazio per sé, quasi una finestra personale nel racconto, forse preludio ad altro tipo di creazioni poetiche.

.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *