Massimiliano Bardotti, A noi basti la gioia di cantare (peQuod, 2025)
“Appartiene alla consuetudine dei monaci riservare il meglio alla notte. Perché i sensi non sono distratti e attratti da ciò che ha poco valore. È il momento in cui si può scoprire qualcosa che il mondo della sollecitazione incessante – dalla luce del sole, al calore, all’incontro con le persone, le attività da fare – impedisce. Un poeta va letto di notte. Leggere i versi e le prose che compongono questo nuovo libro del poeta Bardotti è stata una delle mie recenti attività notturne. E pur conoscendo oramai da anni il poeta, pur avendogli celebrato le nozze, sono rimasto molto toccato dalla maturazione del suo messaggio e della capacità di renderlo in immagini. In un momento di crisi radicale come quello che sta vivendo la nostra civiltà non credo più alle prediche. Anche a quelle di noi preti. Ma non credo più alle prediche di nessuno, neanche a quelle dei rivoluzionari. Non mi convincerebbero nemmeno se parlassero di cose meravigliose, e quando questo parlare, questo predicare, tocca il sacro, allora sì che viene il peggio. Nessuno potrà dire qualcosa che conta se non saprà farlo con il linguaggio poetico. Il dono di questa raccolta ha al cuore della sua preziosità il modo in cui riesce a veicolare alcune delle idee più rivoluzionarie per l’epoca in cui viviamo (…)
Dalla prefazione di Padre Guidalberto Bormolini
Chiedo perdono, per ogni parola
pronunciata senza fede
per i pensieri, che non sanno fare luce
per le ferite inferte con la voce.
Perdono, chiedo, per la pace
che non ho saputo con amore costruire
per quei versi che ho scritto senza cura
per la speranza, che non so coltivare.
A tutti chiedo perdono
per non aver impedito al mio cuore
di provare rancore.
Perdono chiedo al mondo
per ogni volta che ho guardato
senza avere negli occhi la bellezza.
Chiedo perdono ai miei genitori
per chi potevo essere, e non sono stato.
E a te, misura d’anima,
se quello che ti ho dato è stato poco.
Perdono chiedo a Te, Amore Sacro
che tutto hai costruito con sapienza.
Perdono chiedo, Santa Accoglienza
perché la mia casa non è stata sempre aperta.
Sorelle, fratelli, perdonatemi
e aiutatemi ad amare chi è assente
nel segreto appello del mio cuore.
*
C’è un taglio di luce preciso
che mi sorprende ogni inverno
quando febbraio conosce il suo esito.
Lo vedo nascere all’orizzonte, straniero.
Poi, come una musica, si allarga e si espande.
Viene a prendermi dove sono, mi riconosce.
E mi parla.
Mi dice dell’ora in cui mio nonno
con la febbre alta,
mi chiese di scendere fuori a giocare
perché quel giorno non trovavo amici.
Mi dice di quando un amico sincero
non voleva aiutarmi
a scendere da un alto muretto,
per insegnarmi a saltare fuori
dalle mie paure.
Mi dice del tempo trascorso a guardare il mare.
Mi dice del primo treno che ho preso da solo.
Si sospende così il tempo
come non ci fossero più cose accadute
e cose sperate, solo un presente
in cui tutto è avvenuto per sempre.
E per sempre canta: “ora”.
*
Di morire innamorato, sogno
non ho altro desiderio.
Ancora di tutto innamorato
tremendamente, senza scampo alcuno.
Talmente divorato dall’amore
da struggermi anche per la morte
che mi uccide.
Guardare e in tutto vedere l’amato
mentre intreccia una sferza di cordicelle
mentre scrive col dito per terra.
Morire con addosso tutti i miei gatti
e altre creature d’amore.
Non c’è salvezza, per me, nel distacco sapiente.
Quella non è la mia via.
Se di luce sarà il regno del poi
sarà per eccesso d’amore.
*
Appartengo a tutto ciò che è sacro
il ginocchio che si piega
per eguagliare la statura della viola,
la fessura dell’occhio
sempre aperto alla pianura.
Appartengo a mio padre
al lavoro che per cinquant’anni ha fatto
al treno delle sei di mattina
alla sveglia che suonava un’ora prima.
Appartengo ai silenzi di mia madre
quelli più rari, dedicati a pochi eletti.
Appartengo alle mani di mia moglie
alla sua voce, rifugio sempre aperto.
A quella pausa silenziosa e allegra
quando mi chiede se le voglio bene.
Appartengo alle fusa di Etty
al suo cercare di notte le mie gambe.
A chi mi ha insegnato a stare seduto
a gambe incrociate e occhi chiusi.
Chi del silenzio ha fatto devozione
e del respiro un canto.
Appartengo alla forte tramontana
canto di questa terra sacra
dove sono nato e vivo.
Appartengo a chi un po’ di bene mi ha voluto
a chi mi ha detestato.
Appartengo a quell’ultimo respiro
dal quale sono nato.
*
Periodicamente la tristezza mi sorprende. È una pioggia sottile, cade lentamente e uniforme. Non copre tutte le cose, copre me solo. Intorno, lo splendore non cessa il suo incanto. Dalla finestra posso vedere la luce del sole che va tramontando darsi, generosa, alle foglie degli alberi.
Tutto brilla e riluce. Tutto è incantevole. E io mi struggo in una tristezza quieta, una nostalgia tenerissima. Questo spicchio di cielo che osservo, così azzurro; il volo armonioso delle rondini. Due farfalle dalle ali bianchissime. E questa luce…
Sono circondato da una bellezza inesorabile.
In questi momenti, sento come l’avanzarsi di un presagio. L’ora in cui dirò addio a tutto questo e che si avvicina ogni istante che passa.
Scopro che la morte è la mia malinconia. Dolcissimo tormento nel quale sprofondo per piangere piano, sommessamente, senza singhiozzi. Qualcosa di lieve. Come una musica gentile, di un pianoforte antico, suonato con lunghe pause; e una voce di donna, accogliente, che canta una lode all’Amato.
*
Massimiliano Bardotti (1976) è nato e vive a Castelfiorentino.
Poeta, è presidente dell’associazione culturale Sguardo e Sogno, fondata da Paola Lucarini.
Pubblica tra gli altri: Il Dio che ho incontrato (2017 Edizioni Nerbini), Diario segreto di un uomo qualunque, appunti spirituali (2019 Tau Edizioni), La terra e la radice (2021 Puntoacapo Ed), La disciplina della nebbia (2022 peQuod Ed collana Portosepolto) vincitore del Premio Camposampiero e finalista al Premio Poesia Onesta.
A maggio 2024 esce “Il privilegio dei vivi, conversazioni sulla morte e sul morire” edito da Eretica Ed. Libro-intervista curato dal regista e scrittore Adamo Antonacci.
A febbraio 2025 esce “A noi basti la gioia di cantare”, peQuod Ed.
Ad aprile 2025, al San Leonardo al Palco di Prato, gli verrà conferito il “Premio Montale Fuori di Casa”, per la sezione “Poesia e Anima”.
Affianca Luca Pizzolitto, che ne è fondatore, nella direzione della collana poetica Portosepolto (peQuod Ed).
Nel 2017 a Castelfiorentino dà vita a: “La poesia è di tutti”, percorso poetico e spirituale. Dal 2018 conduce: “L’infinito, la poesia come sguardo: Ciclo di incontri con poeti contemporanei” al san Leonardo al Palco di Prato.
Dal 2022 cura, insieme al poeta Valerio Grutt, la Scuola Annuale di Poesia (La parola, l’ispirazione, la voce) ideata da Valentina Lingria (presidente de La scuola di Editoria).


