SPAZIO INTERIORE DEL MONDO
Etty Hillesum e Rainer Maria Rilke (trad. Raffaela Fazio)
Rainer Maria Rilke
Spazio interiore del mondo/ Weltinnenraum (1914)
Quasi ogni cosa ci invita a un legame
e ogni svolta sussurra: Rammenta!
Il giorno che incuranti oltrepassiamo
si rivela dono un secondo momento.
Dei nostri averi chi tiene il registro?
Chi ci separa dal tempo passato?
Che cosa abbiamo dall’inizio imparato,
se non che l’uno si specchia nell’altro,
che in noi s’accende ciò che era indifferente?
O casa, luce serale, discesa erbosa,
quasi visibile lo rendi all’improvviso
e ci abbracci abbracciata, a noi aderente.
Un solo spazio unisce i viventi:
spazio interiore del mondo. Un volo silenzioso
ci attraversa. Di crescere desideroso,
guardo fuori, e in me l’albero spunta.
Sono in pensiero, e in me è la dimora.
Io mi proteggo, e in me è la protezione.
Eccomi amato: della bella creazione
in me l’immagine, piangendo, si consola.
*
Es winkt zu Fühlung fast aus allen Dingen,
aus jeder Wendung weht es her: Gedenk!
Ein Tag, an dem wir fremd vorübergingen,
entschließt im künftigen sich zum Geschenk.
Wer rechnet unseren Ertrag? Wer trennt
uns von den alten, den vergangnen Jahren?
Was haben wir seit Anbeginn erfahren,
als dass sich eins im anderen erkennt?
Als dass an uns Gleichgültiges erwarmt?
O Haus, o Wiesenhang, o Abendlicht,
auf einmal bringst du’s beinah zum Gesicht
und stehst an uns, umarmend und umarmt.
Durch alle Wesen reicht der eine Raum:
Weltinnenraum. Die Vögel fliegen still
durch uns hindurch. O, der ich wachsen will,
ich seh hinaus, und in mir wächst der Baum.
Ich sorge mich, und in mir steht das Haus.
Ich hüte mich, und in mir ist die Hut.
Geliebter, der ich wurde: an mir ruht
der schönen Schöpfung Bild und weint sich aus.
Da “Silenzio e tempesta. Poesie d’amore. A cura di Raffaela Fazio” (Marco Saya Edizioni, 2019)
https://www.raffaelafazio.it/poesia/traduzioni/rainer-maria-rilke-silenzio-e-tempesta-poesie-damore/
*
Da “Etty Hillesum. Diario. Edizione integrale” (Adelphi, 2012)
20 febbraio 1942
[…] Ora mi sento vicina a colui che sta parlando al giovane poeta. E solo ora, ora che comincio a “vivere le domande”, capisco quelle parole. Nel periodo in cui dovevo ancora “viverle”, non ero assolutamente in grado di capire. Devo regalare questo libriccino a persone molto giovani per aiutarle a capire. Si può aiutare solo quando si vive in sintonia con ciò che si desidera chiarire agli altri; sento crescere in me, sempre più, la forza per dare una mano agli altri, anche semplicemente spiegando loro che nessun altro può davvero aiutarli, e che questo va accettato, e non come qualcosa che renda di necessità infelici, bensì come un mezzo per diventare più consapevoli delle proprie forze e della propria interiorità, e chiarendo che bisogna ascoltare con pazienza la propria voce interiore fino ad acquisire delle certezze. Ma occorre pazienza.
11 luglio 1942
[…] Mi chiedo che cosa farei effettivamente, se mi portassi in tasca il foglio con l’ordine di partenza per la Germania, e se dovessi partire tra una settimana. Supponiamo che quel foglio mi arrivi domani: cosa farei? Comincerei col non dir niente a nessuno, mi ritirerei nel cantuccio più silenzioso della casa e mi raccoglierei in me stessa, cercando di radunare tutte le mie forze da ogni angolo di anima e corpo. Mi farei tagliare i capelli molto corti e butterei via il mio rossetto. Cercherei di finire di leggere le lettere di Rilke.
15 settembre 1942
[…] E non ho forse avuto delle ore di cui ho detto: se dovessi morire tra poco, quest’ora mi è valsa una vita? Ho avuto spesso delle ore simili. E perché poi non dovrei vivere in cielo? Il cielo esiste, perché non ci si potrebbe vivere? O piuttosto: il cielo vive dentro di me. Devo pensare a un’espressione di una poesia di Rilke: “spazio interiore del mondo”.
22 settembre 1942
[…] Ho amato tanto la vita quand’ero seduta a questa scrivania ed ero circondata dai miei scrittori, dai miei poeti e dai miei fiori. E là, tra le baracche popolate da uomini scacciati e perseguitati, ho trovato la conferma di questo amore. La vita in quelle baracche piene di correnti d’aria non contrastava affatto con la vita in questa camera protetta e tranquilla. Non sono mai stata tagliata fuori da una vita per così dire “passata”, per me esisteva solo una grande, significativa continuità. Come potrò descrivere tutto ciò? E far sentire quanto la vita sia bella e degna di esser vissuta e giusta, sì, proprio giusta? […] Come posso far sì che anche altri leggano dentro a tutte quelle persone – persone che devono esser decifrate come geroglifici, tratto dopo tratto, finché non ci si trova davanti a un unico, grande e comprensibile insieme, incorniciato da cielo e brughiera?
13 ottobre 1942
[…] Finisco sempre per tornare a Rilke. È così strano, Rilke era un uomo fragile e ha scritto gran parte della sua opera tra le mura di castelli ospitali, e magari sarebbe stato distrutto dalle circostanze in cui ci troviamo a vivere noi. Ma non è proprio questo un segno di buona economia ? il fatto che, in circostanza tranquille e favorevoli, artisti sensibili possano cercare indisturbati la forma più giusta e più bella per le loro intuizioni più profonde; e che poi, in tempi più agitati e debilitanti, queste stesse forme possano offrire appoggio e protezione agli uomini smarriti?

Grazie! Un Natale preventivo!