da “Pause” (1988-1992) / 1

“La sua esistenza era una giacca provvisoria,non un abito fatto su misura” (Robert Walser)

Se scrivi una parola,
la parola che scrivi non è sola.
La luce tra interstizi
induce ai precipizi.
L’esplorazione della penna
sottesamente accenna
a un silenzio, un nume raro,
un fuoco avaro.

12 pensieri su “da “Pause” (1988-1992) / 1

  1. nevedicarne (cara polvere)

    bei versi.
    la parola gratta, non si rassegna
    mai davvero – durevolmente nella sua corsa
    anche dopo che il fogliè va a finire
    essa non rimane devota a niente
    niente parola-exvoto
    muta l’effige stessa davanti l’effige.
    gratta e si spoglia la parola e si spoglia e getta avanti a se gli abiti stracci raccattando quelli nuovi, di ieri.
    un saluto
    paola

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  2. nevedicarne (cara polvere)

    e la misura è sempre provvisoria.
    nulla può essere circoscritto.
    davvero nulla.
    non basta mettere un collare
    un braccialetto
    o un episodio di coordinate
    o numeri per identificare
    nemmeno la misura dura
    ma è la briga più necessaria all’uomo
    e, la meno necessaria.

    ma. questo è altro.
    p.

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  3. Angela D.N.

    se il numero è limite e
    la parola un labirinto.
    se il segno invoca configurazioni.
    arnesi o prodotti i flussi che saettano impazziti al bordo di una misura?

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  4. enrico

    grazie per ogni attenzione – è il primo testo di una raccolta (l’unica) pubblicata nel 1992 – un po’ rappresenta l’horror vacui della pagina che in fondo ha avuto un’inesplicabile identità con horror vacui (o cupio dissolvi?) della vita – a posteriori la luce tra interstizi (persiane postmeridiem?) volta ai precipizi m’ha sempre riallacciato al mito della caduta dell’angelo luci-fero… ma forse voglio esagerare…
    ciao,EDL

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