Fumo. Di Nadia Agustoni

folon_les_oiseaux

(Jean Michel Folon. Disegno)

FUMO

di Nadia Agustoni

Riempito il sacco di vento e saliti i gradini tre alla volta fin sul tetto, appena giunto, colsi due o tre stelle e lanciai in aria il vento che ricadeva ovunque. Avevo una foglia in ogni tasca e pensavo all’autunno, alla notte che sembrava uno scudo, al tempo che scivolava piatto tra vita e vita mentre mi cresceva il cuore come un pensiero che cresce troppo e avevo paura di ascoltare: chissà se ero un principe o un bambino e chissà se mi ero perduto in un cielo di puntini più chiari e magari stavo per scoprire che non esistevo, che tutto questo non era il mondo e io sognavo senza un altro sogno che mi svegliasse.

Magari, ma lo immaginavo, il mondo era altrove, in un cielo più calmo dove c’erano dei pianeti rossi e gialli e corde tese o liane come nella giungla e le tigri mi guardavano con occhi fondi e non leggevo uno sguardo, ma un pozzo, una grotta dove il sacrificio era per compiersi o compiuto: capivo di dover scappare, ma correvo solo nei pensieri che erano a pezzetti come carta e letterine dimenticate. Tutto l’affetto di cui ero capace lo avevo stretto nel pugno e una balbuzie inspiegabile era lì a dirmi che il cuore batteva ed ero solo. Vedevo crescere le stelle fredde.

E arrivarono i briganti, sette neri briganti, e presero il sacco senza il vento e mi chiesero dov’era mai il vento che li cercava sempre e li chiamava dai monti. Non rispondevo perché la lingua dietro i denti non faceva più parole, ma bolle d’aria e loro pensarono foschi che avevo mangiato tanto vento e il vento ero io. Tolsero di tasca sette coltelli e i sette briganti brigarono per uccidermi e stavo contando i passi fino al cornicione per saltare quando un tuono aprì la notte in due e tornarono le correnti, il vento c’era di nuovo e loro dissero come un coro: “eccolo!” e si lanciarono sugli alberi a inseguirlo e le stelle mi ridevano dietro e anche le nuvole perché capivano che ero salvo e i miei sogni facevano patatum  per svegliarmi e un sacco di carbone era giù in cucina e sarebbe uscito fumo dal camino. Nel fumo nascevano altre forme e in mezzo al cielo c’erano segnali che poi ripensavo in parole: c’era un alfabeto là in alto, una lavagna al contrario, chiara, dove con il nero fumo si scrivevano le cose.

10 pensieri su “Fumo. Di Nadia Agustoni

  1. véronique

    Nella poesia di Nadia Agustoni si diserba il cuore adulto.

    Si tu ascolti, viene il murmuro puro dell’infanzia.

    Leggendo, si prova un cuore nuovo e familiare.

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